Pozzilli, la fine delle illusioni

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POZZILLI, LA FINE DELLE ILLUSIONI.

Unilever si tira fuori e la famiglia Civitillo ancora, sapendo di mentire, si dice ancora fiduciosa del futuro dopo aver demolito la speranza di decine di famiglie.

Per anni hanno raccontato una storia diversa. Hanno parlato di riconversione industriale, di rilancio occupazionale, di investimenti imminenti e di un futuro già scritto. Hanno chiesto fiducia ai lavoratori, alle loro famiglie e a un intero territorio ferito dalla chiusura di uno dei suoi principali poli produttivi. Oggi, però, il sipario si è alzato sulla realtà e ciò che emerge è l'ennesimo copione fatto di promesse disattese, silenzi strategici e responsabilità scaricate sugli altri.

L'incontro richiesto solo da una parte delle organizzazioni sindacali ha avuto almeno un merito: quello di squarciare il velo delle narrazioni costruite negli ultimi anni. Il patron della P2P, Civitillo, ha finalmente ammesso ciò che molti sostenevano da tempo e che altri hanno sistematicamente negato: Unilever è fuori dal progetto industriale. Non solo. Il piano commerciale viene ridimensionato del 30% e Invitalia ha respinto il finanziamento a causa di carenze imputabili al soggetto richiedente.

Ancora risposte senza prospettive nonostante la politica aveva promesso esiti positivi.

Una doccia gelata per i lavoratori, lasciati ancora una volta senza risposte concrete e senza prospettive certe. Gli stessi lavoratori ai quali la politica regionale aveva più volte prospettato soluzioni imminenti, alimentando aspettative che oggi si scontrano con una realtà ben diversa.

Colpisce, in questa vicenda, non soltanto il fallimento di un progetto che avrebbe dovuto rappresentare la rinascita di un sito produttivo strategico. Colpisce soprattutto l'assenza di autocritica. Nessun mea culpa. Nessuna assunzione di responsabilità. Soltanto nuove giustificazioni, nuove accuse e un continuo rimpallo di colpe.

Le verità nascoste finalmente a galla

La sensazione è che la verità sia stata tenuta nascosta troppo a lungo. Non per prudenza, ma per convenienza. Per mantenere un clima di apparente serenità. Per evitare contestazioni. Per guadagnare tempo. Nel frattempo, però, decine di famiglie hanno continuato a vivere nell'incertezza, aggrappandosi a promesse che oggi appaiono sempre più fragili.

Anche il ruolo di parte del sindacato merita una riflessione seria. Oggi si alzano i toni, si denunciano ritardi e si scoprono criticità che fino a ieri sembravano inesistenti. Eppure, quando era il momento di pretendere chiarezza, verifiche e trasparenza, in molti hanno preferito accompagnare il racconto ottimistico anziché metterlo in discussione.

La UILTucs ne esce con le ossa rotte

Tra tutte le sigle, la UIL esce particolarmente indebolita da questa vicenda. Per anni il suo rappresentante ha sostenuto con convinzione le prospettive della riconversione, annunciando risultati e vittorie che oggi appaiono lontani dalla realtà dei fatti. Quando si sceglie di sposare una narrazione, occorre poi avere il coraggio di risponderne quando quella narrazione crolla.

Nel frattempo, assistiamo all'ennesimo spettacolo surreale. Da una parte la famiglia Civitillo che alza i toni nel tentativo di difendere una credibilità ormai compromessa. Dall'altra Unilever che risponde con documenti e accordi, smentendo ricostruzioni e ricollocando i fatti nel loro contesto. Un balletto stonato nel quale i protagonisti sembrano aver perso il ritmo da tempo.

Ma mentre i protagonisti litigano sulle date, sulle responsabilità e sulle versioni dei fatti, c'è una categoria che continua a pagare il prezzo più alto: i lavoratori.

Gli operai e le loro famiglie i soli veri sconfitti

Sono loro gli unici veri sconfitti di questa lunga vicenda. Non hanno partecipato alle scelte, non hanno costruito le narrazioni, non hanno gestito i dossier. Hanno soltanto creduto alle parole di imprenditori, politici e rappresentanti sindacali. Oggi si ritrovano ancora una volta ad attendere risposte che tardano ad arrivare.

Finito il tempo delle promesse e la verità fa davvero assai male

La partita forse non è ancora chiusa, così le parole dei Civitillo. Ma una cosa appare ormai evidente: il tempo delle promesse è finito. È arrivato quello della verità. Anche quando fa male.

di Maurizio VARRIANO

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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