Premio D'Annunzio Vate d'Italia a Melinda Miceli

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L'8 e 9 giugno 2026 si è tenuto a Chieti Scalo, presso il Caffè Letterario Il Duca Minimo, la Seconda Edizione del Premio Internazionale “Gabriele d’Annunzio Vate d’Italia”, ideata dal Principe Reale don Roberto d’Amato e Cristiano Vignali. L’evento, patrocinato dal Centro Studi Dannunziani e Patriottici – Nuova Legione del Carnaro e dall’Ordine Nobiliare della Reggenza del Carnaro, ha riunito studiosi e appassionati dell’opera dannunziana. La manifestazione si è aperta con la visita all’Esposizione Dannunziana Teatina Permanente. Segue la presentazione dell’antologia Gabriele d’Annunzio Padre della Patria, opera collettiva realizzata da tredici studiosi. Nel corso della serata sono assegnati premi, riconoscimenti e benemerenze a personalità del mondo culturale e patriottico come Marco Solfanelli, Ruggero Morghen, Laura Fiorentini. Madrina dell’evento è stata la poetessa dannunziana Melinda Miceli definita da Vignali la somma poetessa, premiata per la magistrale armonia dei versi delle sue antologie tra cui si cita La Sibilla. Così si è espressa nel suo discorso:

"Prendo la parola con gratitudine profonda, mentre in questa sala che celebra l’arte 

Illustrissime Autorità,

Egregi Membri della Giuria,

Gentili Ospiti,

con animo profondamente commosso accolgo l'onore del prestigioso Premio D'Annunzio, il quale è nel firmamento della letteratura italiana, sigillo di eccellenza, ardimento creativo e culto della Bellezza. Rivolgo il mio deferente ringraziamento alla giuria in quanto ricevere un premio dedicato al Vate significa sostare, all'ombra luminosa di una delle più potenti voci della nostra storia culturale. Se il mio stile è stato accostato alla sensibilità dannunziana, considero tale giudizio non soltanto un onore, ma una nobile responsabilità. Di Gabriele D'Annunzio ho sempre ammirato la capacità di elevare la parola a materia viva, a canto, a visione; quella straordinaria forza capace di trasfigurare il reale e di restituirlo nella sua dimensione più spirituale e simbolica. La poesia, come l'arte, è per me un cammino iniziatico di Bellezza che attraversa il tempo e le inquietudini dell'esistenza, voce che sopravvive al fragore effimero delle stagioni per giungere a verità profonde.

 

Ringrazio la mia terra, la Sicilia, che mi ha insegnato la potenza del mito, la sacralità del paesaggio, la voce degli dei che ancora parlano nelle pietre. E da lì nasce la mia parola, nutrita di luce e abissi, di vento e memoria.

 

Le mie poesie sono riti di metamorfosi, ponti tra il visibile e l’invisibile, invocazioni, contrasti, talvolta ombre, talvolta ali di luce.

 

Scrivo per ricordare che l’anima non è un’ombra, ma una fiamma che deve svegliare dall'assopimento del quotidiano. Nella mia silloge internazionale La Sibilla, la donna è sacerdotessa e guerriera, la natura è tempio, il simbolo è chiave. Ogni verso è un atto di conoscenza, un varco aperto verso ciò che non si lascia dire nel linguaggio comune.

 

Come D’Annunzio, credo nella parola che incanta, che eleva, che svela. La poesia trasfigura, risveglia, guida in un tempo che corre e consuma, la poesia è l’ultimo luogo dove l’essere umano può ritrovare la sua verticalità, un altare, un giuramento, un atto di resistenza spirituale. Per questo, dedico questo premio al Principe d'Amato e a Cristiano Vignali che credono nella missione della Cultura ed accolgo questo riconoscimento come un invito a continuare a scrivere con coraggio, con ardore, con quella “voluttà dell’altezza” che D’Annunzio ci ha insegnato.

 

Nel ricevere questo premio, sento di rinnovare un voto di fedeltà alla parola poetica, affinché essa continui a essere testimonianza di bellezza, elevazione dell'anima e custodia del sacro mistero dell'esistenza. Che la poesia continui a essere spada, incenso, e che la bellezza, sempre, ci trovi degni di Lei e del Suo Altissimo Creatore".

 

  Al termine della cerimonia sono stati distribuiti generi di prima necessità alle famiglie bisognose della città. La manifestazione è proseguita con una cena comunitaria in un ristorante tipico abruzzese. Il giorno seguente si è conclusa con la visita del centro storico di Chieti e dei siti archeologici dell’antica Teate Marrucinorum, accompagnata da una cerimonia solenne in onore del Vate e delle tradizioni storiche italiane.

 

Cav. Martino Sgalambro 

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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