Prescrizioni inappropriate in Calabria: proteste dei medici di base contro le sanzioni delle ASP

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Multe fino a 10mila euro a Reggio Calabria. I camici bianchi contestano l’applicazione retroattiva delle note AIFA

Cresce la tensione in Calabria sul tema delle prescrizioni inappropriate. Decine di medici di medicina generale stanno ricevendo contestazioni e richieste di rimborso da parte delle Aziende sanitarie provinciali (Asp) per presunte irregolarità nella quantità e nell’appropriatezza dei farmaci prescritti.

Il caso più eclatante riguarda l’Asp di Reggio Calabria, dove sarebbero circa 300 i medici coinvolti in controlli e richiami relativi al superamento dei tetti di spesa farmaceutica o alla presunta non conformità alle indicazioni dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco).

Il nodo delle nuove note AIFA e l’accusa di retroattività

Secondo diversi medici, le sanzioni sarebbero state applicate utilizzando i criteri delle nuove note AIFA, entrate in vigore recentemente, mentre le prescrizioni contestate risalirebbero a periodi precedenti, regolati da normative diverse.

Marcella Borrello, medico di base a Reggio Calabria, parla apertamente di “multe improprie”:

“Le sanzioni sono state applicate secondo le nuove note AIFA, ma le prescrizioni contestate fanno riferimento a un periodo precedente. Oggi ci atteniamo alle nuove regole, ma non si possono applicare retroattivamente”.

Questa interpretazione è al centro dei ricorsi legali presentati da numerosi professionisti.

Le sentenze favorevoli ai medici: il ruolo della Corte d’Appello di Catanzaro

Diversi medici stanno ottenendo ragione nei tribunali. In una recente decisione, la Corte d’Appello di Catanzaro ha definito “ingiustificate” le trattenute operate dall’Asp, giudicando insufficienti le motivazioni legate a presunte difformità rispetto alle indicazioni terapeutiche riportate in scheda tecnica o alle limitazioni imposte dall’AIFA.

La sentenza sottolinea un punto cruciale: non basta richiamare genericamente la non coerenza con le indicazioni terapeutiche per giustificare richieste di rimborso economico. Occorre dimostrare in modo puntuale l’effettiva irregolarità.

Il caso della dottoressa multata: 3.000 euro, poi 10.000

Tra i casi più emblematici c’è quello della stessa Marcella Borrello, che ha ricevuto:

  • una prima richiesta di rimborso di circa 3.000 euro per presunta iperprescrizione di farmaci Omega 3;
  • una seconda richiesta di circa 10.000 euro, attualmente sospesa in autotutela dall’Asp;
  • una terza contestazione (senza importo indicato) per la presunta iperprescrizione, nel terzo quadrimestre 2025, di antibiotici, gastroprotettori e antinfiammatori.

Nel caso degli Omega 3, la dottoressa ha precisato di aver agito su indicazione specialistica:

“Ho inviato tutta la documentazione del reparto di Diabetologia dell’Ospedale, dove si richiedeva la prescrizione di Omega 3 per il trattamento dei trigliceridi. Era una richiesta dello specialista”.

La questione apre un tema delicato: la responsabilità prescrittiva ricade sul medico di base anche quando agisce su indicazione di uno specialista ospedaliero?

Prescrizioni inappropriate o diritto alla salute?

Al di là degli aspetti economici, la protesta dei medici tocca un punto ancora più sensibile: il diritto alla salute dei cittadini.

Secondo i professionisti coinvolti, l’attuale sistema di controllo rischierebbe di trasformare il medico in un semplice esecutore di vincoli di spesa.

La dottoressa Borrello solleva un interrogativo forte:

“Mi si contesta di aver curato le persone. In caso di polmonite conclamata, il medico è costretto a prescrivere prima l’antibiotico imposto dal SSR e solo successivamente, se necessario, quello più adeguato. È una procedura che può compromettere la salute del paziente”.

Il riferimento è al Servizio Sanitario Regionale (SSR) e ai protocolli che limitano la prescrizione di determinati farmaci per ragioni di contenimento della spesa.

Tetti di spesa e controlli: come funziona il sistema

Il sistema sanitario regionale prevede controlli periodici sulle prescrizioni dei medici di medicina generale. Gli indicatori analizzati includono:

  • volume complessivo di farmaci prescritti;
  • coerenza con le note AIFA;
  • rispetto dei tetti di spesa farmaceutica;
  • appropriatezza terapeutica secondo linee guida nazionali.

Se emergono scostamenti significativi, le Asp possono avviare procedimenti di contestazione e richiedere rimborsi economici.

Il problema, secondo i medici, è che i controlli si baserebbero su parametri statistici che non sempre tengono conto della complessità clinica dei singoli pazienti, specie in territori con alta incidenza di patologie croniche.

Una protesta destinata a crescere

La vicenda delle contestazioni per prescrizioni inappropriate in Calabria non è isolata e potrebbe estendersi anche ad altre province. Le organizzazioni sindacali dei medici stanno valutando iniziative collettive e ulteriori ricorsi.

Il confronto tra contenimento della spesa sanitaria e autonomia professionale del medico resta aperto.

Da un lato, le istituzioni puntano a ridurre gli sprechi; dall’altro, i medici rivendicano la libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza, nel rispetto del diritto costituzionale alla salute.

Nei prossimi mesi, le decisioni dei tribunali e le eventuali modifiche ai criteri di controllo delle Asp potrebbero ridefinire un equilibrio delicato che riguarda non solo i professionisti sanitari, ma tutti i cittadini calabresi.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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