Primo marzo, la protesta dei migranti sotto le due torri

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BOLOGNA, 2 MARZO 2012 – Combattere il razzismo istituzionale, dire no alla legge Bossi-Fini e chiedere la chiusura dei Cie. Questi gli obiettivi del terzo sciopero dei migranti, il primo nel 2010. Quest’anno però lo scopo non è solo denunciare la situazione dei lavoratori migranti ma guardare in generale alla precarizzazione del lavoro.

Per questo primo marzo a scendere in piazza, prima di tutti, sono state le cosiddette “seconde generazioni” ossia i giovani figli di migranti nati e cresciuti in Italia, giovani minacciati dalla Bossi-Fini che, secondo questa legge, al raggiungimento dei 18 anni devono lasciare l’Italia se non hanno trovato un lavoro entro sei mesi. «Li chiamano seconde generazioni ma non sono secondi a nessuno!» grida Giorgio Grappi del Coordinamento Migranti di Bologna. I ragazzi si sono dati appuntamento alle nove e mezza in piazza dell’Unità e da lì hanno dato via alla loro “Move parade”, un corteo che ha attraversato le vie principali della città.[MORE] Molti i cartelli che riportavano alcuni slogan come “ Regolarizzazione ora!”, “ Basta razzismo istituzionale”, “ Basta pagare per restare”, tra di loro anche bandiere No-tav. Passando per la zona universitaria i giovani migranti hanno lanciato un appello agli studenti dell’ateneo bolognese. Pochi gli studenti universitari presenti alla manifestazione, tra di loro alcuni esponenti del collettivo studentesco Cua, che si sono presentati con le loro maschere bianche affiggendo cartelli lungo i portici con slogan in difesa della mobilitazione dei migranti. La parata si è poi conclusa in piazza Maggiore dove, alle 16 e 30 si è svolta la seconda parte della manifestazione.

Sotto la statua del Nettuno il presidio si è mescolato al concerto hip hop dei ragazzi del Laboratorio On the Move presentati dal rapper italiano Fumo negli occhi. Musica, parole, bandiere, in un pomeriggio all’insegna della lotta al razzismo e alla precarietà. Quello che chiedono è regolarizzare subito i migranti, rinnovare il permesso di soggiorno per tutti senza nuove tasse e attese. «Noi abbiamo accettato qualsiasi cosa per restare in questo paese: salari bassi, ricatti, lavori pesanti. – spiega un migrante – Poi ci hanno permesso di portare qui le nostre famiglie ma quello che abbiamo accettato noi non lo accetteranno i nostri figli!». Tra le tante richieste degli stranieri c’è poi la chiusura dei Cie. Loro dicono “LasciateCIE uscire e chiudete i Cie dopo!».

Quest’anno il Primo marzo sarà prolungato fino al 10 marzo, data nella quale è prevista un’assemblea pubblica “Contro le fabbriche della precarietà”. L’obiettivo è la lottare contro la precarietà in generale, di italiani e stranieri. Operai, operaie, studenti, migranti, operatori sociali, uniti contro la precarizzazione. L’appuntamento è in via del Pratello alle ore 15. Per maggiori informazioni visitare il sito connessioniprecarie.org , dove è possibile anche visualizzare le adesioni all’assemblea in continuo aggiornamento.

In video: “1 marzo 2012 - Piazza del Nettuno, Bologna “ a cura di Marika Di Cristina e Cecilia Bacci

Marika Di Cristina
 

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Scritto da Marika Di Cristina

Giornalista di InfoOggi

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