Processo naufragio di Cutro: accesso negato ai file audio della notte della tragedia

Tempo di lettura: ~4 min

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Durante l’udienza emerge che la Capitaneria di porto non consentì ai carabinieri l’accesso diretto ai sistemi informatici dell’IMRCC

Nuovi dettagli emergono dal processo sul naufragio di Cutro, la tragedia avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 al largo delle coste calabresi, quando il caicco “Summer Love” si infranse contro la secca di Steccato di Cutro, provocando la morte di 94 migranti.

Nel corso della sesta udienza del procedimento giudiziario, dedicato ai presunti ritardi nei soccorsi, i carabinieri del Nucleo investigativo di Crotone hanno riferito in aula un elemento rilevante per le indagini: il Comando generale delle Capitanerie di porto avrebbe negato agli investigatori l’accesso diretto ai file audio registrati durante le comunicazioni operative della notte del disastro.

Le indagini sul naufragio di Cutro

Le attività investigative sono state condotte dai carabinieri su delega della Procura, con l’obiettivo di ricostruire le comunicazioni e le decisioni operative prese nelle ore precedenti al naufragio.

Secondo quanto riferito dai militari, tra cui il maresciallo Salvatore Talerico e il luogotenente Cosimo Minosa, gli investigatori avevano richiesto di poter accedere direttamente ai sistemi informatici dell’IMRCC – Italian Maritime Rescue Coordination Centre di Roma, la centrale nazionale che coordina le operazioni di soccorso marittimo.

Tuttavia, tale accesso non sarebbe stato autorizzato.

Capitaneria di porto: diniego per motivi di sicurezza informatica

Il Comando generale delle Capitanerie di porto avrebbe motivato il rifiuto con ragioni legate alla sicurezza informatica dei sistemi.

In aula è stato spiegato che l’accesso diretto alle infrastrutture digitali dell’IMRCC avrebbe potuto comportare rischi di contaminazione da spyware o malware. Per questo motivo, la procedura scelta è stata diversa.

Secondo la testimonianza resa in tribunale:

  • i file audio delle conversazioni operative sono stati copiati su un DVD vergine;
  • il supporto è stato successivamente consegnato agli investigatori;
  • l’operazione di estrazione dei dati è stata eseguita da un operatore della Capitaneria di porto, alla presenza degli inquirenti e di un consulente della Procura.

A illustrare la procedura sarebbe stato il capitano Gianluca D’Agostino, che ha ricevuto i carabinieri a Roma per spiegare le modalità di acquisizione dei dati.

Discrepanze tra i file audio acquisiti

Durante il controesame dei testimoni, richiesto dagli avvocati della difesa, è emerso anche un elemento tecnico potenzialmente rilevante per il processo.

I carabinieri hanno infatti segnalato una differenza tra i file audio provenienti da due diverse fonti operative:

  • quelli estratti presso l’IMRCC di Roma
  • quelli acquisiti presso il V MRSC (Maritime Rescue Sub Centre) della Capitaneria di Reggio Calabria

Nel file audio proveniente da Roma mancherebbe un breve frammento di conversazione, presente invece nella registrazione acquisita a Reggio Calabria.

La parte mancante riguarderebbe uno scambio tra la Guardia Costiera regionale e il ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, in cui sarebbe stata pronunciata la frase:

“Al momento… noi… unità da far uscire… non”.

Un dettaglio che potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione della catena decisionale relativa ai soccorsi.

Gli imputati nel processo sul naufragio di Cutro

Il procedimento giudiziario coinvolge sei ufficiali appartenenti alla Guardia di Finanza e alla Guardia Costiera, accusati nell’ambito delle indagini sui presunti ritardi nei soccorsi al barcone dei migranti.

Gli imputati sono:

  • Alberto Lippolis, comandante del ROAN della Guardia di Finanza di Vibo Valentia
  • Giuseppe Grillo, capoturno della sala operativa ROAN
  • Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza
  • Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto
  • Francesca Perfido, ufficiale dell’IMRCC di Roma
  • Nicola Nania, responsabile del V MRSC della Capitaneria di porto di Reggio Calabria

Il processo punta a chiarire se nella gestione dell’emergenza siano stati commessi errori o ritardi nelle operazioni di soccorso, in una delle tragedie migratorie più gravi avvenute negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo.

Il naufragio di Cutro: una tragedia che ha segnato l’Italia

Il naufragio di Steccato di Cutro, avvenuto lungo la costa ionica della Calabria, ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana ed europea.

Il caicco partito dalla Turchia trasportava centinaia di migranti provenienti da diversi Paesi, tra cui Afghanistan, Pakistan e Iran. La barca si è spezzata contro la secca a pochi metri dalla riva, provocando un bilancio drammatico di 94 vittime, tra cui numerosi bambini.

Le indagini giudiziarie in corso cercano ora di stabilire se le procedure di soccorso marittimo siano state attivate correttamente o se vi siano state responsabilità nella gestione dell’emergenza.

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.

Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

Leggi altri articoli

Rimani sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram per ricevere notizie in tempo reale, esclusive ed aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.