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Psicopatia e crimini. Intervista allo Psicologo e Criminologo Ruben De Luca

Psicopatia e crimini. Intervista allo Psicologo e Criminologo Ruben De Luca
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ROMA, 13 SETTEMBRE 2017 - Il termine psicopatico, nel linguaggio comune, viene spesso usato indifferentemente ed in maniera erronea come sinonimo di folle, pazzo, deviato, malato psichico. In realtà, la Psicopatia è un disturbo di personalità con uno specifico set di tratti.

Robert Hare, il massimo esperto al mondo di Psicopatia, descrive gli psicopatici come individui con un senso grandioso di sé, manipolatori, bugiardi patologici, privi di empatia e senso di colpa, insensibili e non curanti degli effetti devastanti che le loro azioni possono avere sulla vita delle altre persone.

Sembra ormai riconosciuto il legame tra la Psicopatia e crimini, ma secondo molti autori, non tutte le persone affette da Psicopatia avrebbero condotte violente, aggressive, distruttive e criminali. Abbiamo chiesto al Dottor Ruben De Luca - Psicologo Clinico, Criminologo, scrittore, docente universitario - quali possano essere le cause che originano il disturbo, se esistono forme valide di trattamento e per quale motivo uno psicopatico non proverebbe empatia, rimorso e senso di colpa nei confronti dei soggetti vittimizzati.

Dottor De Luca, cosa è la Psicopatia? Quali sono le caratteristiche peculiari?

“La psicopatia è un disturbo della personalità. La prima descrizione clinica completa del soggetto psicopatico nella letteratura scientifica è stata introdotta nel 1941 da Cleckley nel suo “The Mask of Sanity”, libro fondamentale per chiunque voglia studiare l’argomento.
Fondamentalmente, lo psicopatico è una persona “senza coscienza”. Secondo la descrizione di Robert D. Hare, il massimo esperto mondiale in questo campo, si devono distinguere i sintomi emozionali/interpersonali e i sintomi di devianza sociale. I primi si riferiscono alle caratteristiche di personalità peculiari dello psicopatico e della loro modalità di espressione delle emozioni nei rapporti interpersonali: loquacità e superficialità, egocentrismo e grandiosità, mancanza di rimorso e di senso di colpa, mancanza di empatia, disonestà cronica e manipolazione, presenza di emozioni superficiali. I secondi comprendono i principali indicatori di psicopatia che entrano in gioco nella commissione di azioni devianti o apertamente criminali: impulsività, difficoltà a controllare il comportamento, bisogno continuo di eccitazione, mancanza di senso di responsabilità, problemi comportamentali precoci e antisocialità in età adulta. Non tutti gli psicopatici finiscono in prigione, anzi molti di essi sono estremamente abili a sfruttare e manipolare gli altri rimanendo al confine della legalità e riescono ad avere particolare successo in quelle professioni che richiedono una spiccata attitudine al comando e “pelo sullo stomaco” per conseguire determinati risultati”.

Quali sono le cause che originano il disturbo psicopatico?

“Non c’è un’unica causa. Sicuramente deve essere presente una predisposizione biologica che fa sì che alcuni soggetti siano meno resilienti durante il periodo evolutivo: ci sono bambini e ragazzi che hanno una minore capacità di sopportazione e gestione dei traumi della vita. Per comprendere la genesi della psicopatia è necessario analizzare il tipo di esperienze vissute da un individuo durante il periodo di formazione, anche se non è possibile stabilire una relazione di causa ed effetto lineare: non tutte le persone che subiscono certi traumi diventano psicopatici. Abusi, violenze, umiliazioni, il non riconoscimento dell’individualità del bambino, possono essere tutti elementi che impediscono lo sviluppo dell’empatia nella personalità del minore, facendo attecchire dentro di lui un sentimento di rabbia che lo porterà a vedere gli altri come semplici “oggetti” da utilizzare per raggiungere i suoi scopi in età adulta”.

Di quali crimini può macchiarsi un soggetto affetto da Psicopatia?

“Qualunque crimine, dalla truffa all’omicidio. Lo psicopatico non ha sviluppato un Super Io ben strutturato, cioè quel “giudice” interno che si forma nella coscienza della maggior parte delle persone e che permette la formazione dei concetti morali di “giusto” e “sbagliato” e impedisce di commettere dei reati. Lo psicopatico ragiona esclusivamente in termini di “quello che è giusto per lui” e considera tutti gli altri come semplici “oggetti” (e non persone) da usare come pedoni in un gioco di scacchi.
Se lo psicopatico è particolarmente aggressivo, e ha difficoltà nel controllo degli impulsi, sarà più portato a commettere reati di tipo predatorio (aggressioni, violenze sessuali, omicidi). Se invece ha sviluppato doti affabulatorie e carismatiche sarà più propenso alla truffa e alla manipolazione di ogni genere”.

Le basi per porre in essere un crimine, per uno psicopatico, sarebbero costituite da mancanza di empatia, difetto di coscienza morale e mancanza di controllo interno. Conferma questa ipotesi?

“Più che un’ipotesi, è una certezza. La mancanza di empatia è l’elemento fondamentale. Lo psicopatico non considera gli altri come “persone”, quindi non riconosce i loro bisogni e sentimenti. Se ha sviluppato delle buone competenze sociali, può simulare dei sentimenti. Questo tipo di psicopatico è il più pericoloso perché è quello più difficile da riconoscere: di fronte agli altri riesce a fingere di provare delle emozioni, ma si tratta di una recita, non le “sente” veramente. Ecco perché generalmente si dice che lo psicopatico indossa una ‘maschera’”.

Qual è la differenza tra Psicopatia, Sociopatia e Disturbo Antisociale di Personalità? Perché nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), a partire dagli anni '80, i tre termini sono utilizzati per descrivere la stessa categoria diagnostica?

“La psicopatia si riferisce a un disturbo di personalità. Anche la sociopatia lo è, ma il termine ha una connotazione più sociale e si riferisce a una specifica sottocultura. Ad esempio, un mafioso è sicuramente un sociopatico perché aderisce alle regole della propria sottocultura mafiosa d’appartenenza e rifiuta le regole generali dello Stato, ma non è detto che sia anche uno psicopatico. Il mafioso prova sentimenti di amicizia, amore, fratellanza per gli altri membri del suo gruppo specifico. Lo psicopatico non prova sentimenti autentici nei confronti di nessuno.
Il Disturbo Antisociale di Personalità si riferisce specificatamente all’inosservanza e alla violazione dei diritti degli altri, quindi ha una valenza prettamente giuridica e descrive i comportamenti, laddove il termine psicopatia descrive la personalità nel suo complesso”.

Lo Psicopatico non è privo di contatto con la realtà, non ha deliri e non soffre di allucinazioni. È sempre capace di intendere e di volere?

“Assolutamente sì. Dal punto di vista legale, lo psicopatico è sempre imputabile. Sicuramente, lo psicopatico è un malato, nel senso che non si rapporta al resto del mondo in maniera empatica e collaborativa, ma è perfettamente lucido e capace d’intendere e di volere, per cui non va mai considerato un malato psichiatrico come lo schizofrenico che ha perso il contatto con la realtà e che soffre di allucinazioni e deliri. Lo psicopatico ha ben presente la realtà che lo circonda e vuole manipolarla e controllarla per cercare di raggiungere i suoi obiettivi”.


Per la valutazione del disturbo si utilizza la Checklist di Robert Hare e collaboratori o ci sono altri strumenti che permettono di individuare un soggetto affetto da Psicopatia?

“La Psychopathy Checklist è lo strumento migliore per misurare la psicopatia. Per effettuare una diagnosi accurata, sono necessari colloqui estesi nel tempo con il soggetto e colloqui con altre persone che lo conoscano (parenti, amici, ecc) e possano raccontare se siano o meno stati ingannati, circuiti, feriti o danneggiati in qualsiasi modo, fornendo informazioni rilevanti che lo psicopatico è riuscito a nascondere nelle normali interazioni di tutti i giorni”.

Palermo-Mastronardi affermano che tipico dello psicopatico è il Narcisismo maligno di Kernberg. Tutti gli psicopatici sono narcisisti maligni e tutti i narcisisti maligni sono psicopatici?

“Il narcisismo maligno si fonda sullo stesso substrato psichico della psicopatia, ma mentre è possibile dire che tutti gli psicopatici sono narcisisti non si può dire sempre il contrario, anche se è molto facile che le due caratteristiche siano presenti nello stesso individuo”.

Hare sostiene che non esiste un trattamento valido per curare il disturbo, perché gli psicopatici non pensano di avere problemi psicologici o emotivi e considerano il loro comportamento come soddisfacente e gratificante. Dottore, lei è della stessa opinione?

“Anche in questo caso, più di un’opinione, si tratta di una certezza. Lo psicopatico è convinto di avere sempre ragione e che gli altri non riconoscono la sua grandezza e la sua infallibilità. Lo psicopatico non si assume la colpa per nessun comportamento, quindi non pensa di sbagliare mai. Il rimorso, il pentimento non sono emozioni che fanno parte del bagaglio di uno psicopatico. Se ci si trova davanti un soggetto che sembra provare emozioni simili, e si riesce a capire che sono emozioni autentiche, vuol dire che ha solo dei tratti psicopatici, ma non è uno psicopatico vero. Lo psicopatico non è curabile, i suoi impulsi non svaniscono neanche dopo trent’anni di internamento in una struttura di detenzione. L’unica soluzione è quella di rinchiuderlo in una cella e buttare la chiave, ma prima bisogna riconoscere di avere di fronte uno psicopatico, cosa tutt’altro che semplice anche per un professionista bene addestrato”.

Luigi Cacciatori

Si ringrazia per la collaborazione il Dottor Ruben De Luca

 

 

Luigi Cacciatori

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