Quali, da ieri ad oggi, le origini della morale?

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La nostra breve riflessione parte da una domanda che rappresenta il cuore della questione umana. Da ...

La nostra breve riflessione parte da una domanda che rappresenta il cuore della questione umana. Da ieri ad oggi capire le radici della morale ha ogni volta significato possederla per poi indirizzarla verso il benessere comune. Avere una morale come stella polare della propria vita non vuol dire agire in una realtà alternativa, magari inquadrati in ferree disposizioni da “regime celeste”. Possedere una tale ricchezza del cuore e dell’intelletto, così grande, mette in evidenza invece una vera personalità “anticonformista”, rispetto ad una verità plasmata gradualmente dagli uomini per soddisfare o pilotare le idee di una definita maggioranza di donne e uomini. Se la morale nasce dalla verità, quest’ultima non può che essere quella storica per eccellenza, compiuta e rivelata nella presenza accertata del Messia.

Un evento inimitabile anticipato per millenni dalle profezie che hanno accompagnato il lungo cammino dell’uomo per tutto il Vecchio Testamento. Le società antropiche hanno spesso disatteso questo punto di riferimento di salvezza, continuando a farlo anche oggi. Non a caso si avallano spesso decisioni e norme che danno l’impressione di rafforzare la libertà, mentre non fanno altro che indebolirla in una confusione senza confini. Scrive il mio padre spirituale: “Dalla verità nasce la morale. Verità vera, morale vera. Verità falsa, morale falsa. Giustizia vera, morale vera. Giustizia falsa, morale falsa. Diritti veri, morale vera. Diritti falsi, morale falsa. Doveri veri, morale vera. Doveri falsi, morale falsa”. Non basta perciò declamare le buone intenzioni o esaltare i grandi processi di democrazia, se manca un punto di partenza che preceda ogni azione o regola umana.

Se non si ama Dio, ubbidendo alla sua Parola così come ci è stata donata, si rischia di modellare l’umanità secondo la mente umana e non secondo quella del Creatore. Cosa non da poco, se per ognuno il fine ultimo rimane il bene collettivo. È cosa migliore forse “obbedire ai propri pensieri, alle proprie immaginazioni, desideri, fantasie del cuore o della mente? O obbedire alla Parola, al Comandamento, ai Decreti, agli Statuti di Dio?”. La differenza sarà notevole se si sceglie l’una o l’altra strada nel momento in cui si vive il proprio ruolo in famiglia; tra gli amici; sul posto di lavoro; facendo politica; occupandosi di finanza; guidando quei processi culturali e sociali che di solito determinano l’avanzamento strutturale di una qualsiasi comunità. Una cosa è certa! La Parola e i Decreti del Signore vanno però ricordati e mostrati ogni giorno, pena il vuoto spirituale di ognuno.

Obbedire alla Legge del Signore non è una menomazione della propria autonomia di pensiero, ma la certezza di iniettare nelle relazioni sociali e personali l’olio della saggezza divina. Ecco perché i Suoi Decreti vanno sempre rievocati prima a sé stessi e poi agli altri. Un modo diretto per fare dell’obbedienza ad Essi il perno indistruttibile di una moralità che nutre il mondo della costituzione ontologica del cosmo. “Senza obbedienza non c’è vera moralità”. Leggo ancora: “La Legge dovrà essere più che il sole per la vita degli uomini. Nella Legge è ogni benedizione. La Legge è esterna all’uomo. Dall’esterno deve entrare nel cuore e nella mente”. Ogni volta che è prevalso questo processo esistenziale, naturale e soprannaturale nel suo insieme, l’umanità ha sempre costruito la pace e il progresso sostenibile, al contrario ha alimentato le devastazioni e i declini della storia.

Egidio Chiarella

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