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"Qualunque cosa succeda" di Umberto Ambrosoli: un appuntamento con la legalità

Mola di Bari (BA), 16 ottobre -Un evento targato Presidio del Libro, quello dedicato all’opera di Umberto Ambrosoli, “Qualunque cosa succeda”, Sironi Editore. Annella Andriani, responsabile Presidio del libro nella città del Sudbarese Mola di Bari, celebra un incontro nel Palazzo delle Cento stanze,[MORE] Roberti-Alberotanza, che molti aspettavano da tempo. Lo scrittore-avvocato è Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, il Giorgio che nell’estate del 1979 venne ucciso con tre colpi di rivoltella dal sicario mandato da Michele Sindona, criminale detentore della Banca Privata di Milano, della Banca Unione, della Banca Franklin nello Stato di New York e, tra le altre, di una finanziaria titolare di centinaia e centinaia di aziende private. Umberto ha gli occhi dolci, è un ragazzo di quasi 40 anni, avvocato penalista, guarda caso. Con lui si siede per moderare il dibattito, un avvocato alto, di Bari, Nicky Persico, appassionato della figura di Ambrosoli da quando l’assoldato killer fece fuori un’icona della nostra Italia. Il titolo del libro prende spunto da una lettera, che la mamma di Umberto, Annalori, ritrova per caso, scritta di pugno dal marito quando ancora era nel pieno dell’attività di commissario liquidatore della banca Privata di Sindona. Scrive Ambrosoli Senior “Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese.. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo». Letto da lui ha fatto commuovere. Già letto da soli avrebbe fatto commuovere e fa commuovere ogni volta che le pagine di quel libro sfiorano lo sguardo di chi lo legge. N.Persico cammina dolcemente su questa vicenda, sa benissimo quanto dolore serbi Umberto. E lo fa con tatto, anche se è difficile, perché tutto ciò di cui si sta parlando in sala, fa palpitare chiunque stia ascoltando. Sindona viene definito dall’ avv. Persico un finanziere perverso, uno stolto arrivista, un accanito mal affarista, un megalomane, un protetto dalla loggia massonica P2. Un malavitoso come tanti colletti bianchi, insidiosi come serpenti ma sicari di un’economia e dello stato di legalità. Ambrosoli fu lasciato solo, in un isolamento unico e crudele a sopportarsi. A trent’anni da quel delitto (che pochi, delle facoltà di Giurisprudenza in Italia, conoscono) Umberto ne parla per la volontà di riscattare un padre onesto e per invogliare la società civile a trarne esempio. “Ci sapeva tranquillizzare anche quando era minacciato –continua a dire- perché era a posto con la sua coscienza”. Nessuno può essere più al sicuro di chi, come Ambrosoli, ha dato ascolto al suo modo di sentire. Invece,c hi crede che la criminalità delle alte sfere della società rimanga impunita, sbaglia, perché essa più che mai stringe una corda attorno al suo collo e avvelena gli altri e se stessa, come la fine che ha fatto Sindona. Con il veleno, con la stupidità del male che sprofonda nel nulla, senza essere di esempio per nessuno.

 

In foto, Ambrosoli con Andriani del Cultureclucafè di Mola di Bari