• Scrivi una notizia
  • Sostienici
  • Spazi pubblicitari
  • Privacy Policy
  • Feed Rss

Quello che non ho, la poesia di De André al Teatro Comunale di Catanzaro

Calabria > Catanzaro

Catanzaro, 28 Novembre - Una ragazza e un ragazzo si abbracciano a testa in su e la pioggia scende copiosa sui loro volti sorridenti; una signora si tiene stretta al braccio del marito che la protegge con un ombrello in lotta col vento; un ragazzo stringe al petto un cucciolo in attesa che un portone si apra. Noi, in senso contrario, cerchiamo di raggiungere il Teatro Comunale. Incrociamo i loro volti e il nostro cuore si predispone alla poesia.

Poesia di cui ci sazierà lo spettacolo a cui assisteremo: Quello che non ho (è quel che non mi manca). Omaggio all’album Fabrizio De Andrè, meglio conosciuto come L’indiano, per i quarant’anni della pubblicazione, a cura della Compagnia del Teatro di Mu, diretta da Salvatore Emilio Corea.

Non è un’esibizione, ma un racconto di storie di popoli e di terre. Storie intrise di sentimenti, di emozioni, di poesia che lo spettatore può provare in prima persona grazie alla musica di eccellenti maestri, al canto di Salvatore Emilio Corea e Maria Carmen Mendolia, all’interpretazione, intensa e fedele alle idee di Faber, di attori bravissimi.

Un viaggio nella poesia di De André che va dal massiccio montuoso del Supramonte sardo, ai Verdi Pascoli del paradiso degli Indiani d’America; da popoli oppressi a banditi che si danno alla macchia; dall’amore alla liberta.

Si spengono le luci e il ritmo blues di Quello che non ho chiama, sin da subito, il battito delle mani del pubblico. È la voce di Salvatore Emilio Corea a cantare le differenze tra gli oppressi e gli oppressori secondo De André.

Entrano in scena Giorgia Procopio, Giorgia Pietramala, Sofia Trovato, Gaia Anzalone, Giorgia Longo (nonna), che con il loro linguaggio da bambini fanno rivivere il massacro di un villaggio indiano nei pressi del fiume Sand Creek, e Corea ci delizia col suo canto.

Nairi Montesano (Maria), Davide Colicchia (Giuseppe) Carlotta Abronzino, Valentina Mazzei, Laura Zinni (gli spiriti), danno un’originale interpretazione dell’ Ave Maria, cantata dall’applauditissima Maria Carmen Mendolia.

Commuove Corea quando, prima che la Mendolia canti Hotel Supramonte, narra nel dettaglio le vicende del sequestro di De andré e Dori Ghezzi per mano dell’Anonima sequestri in Sardegna.

Con Ludovica Romani e Gaetano Pensabene la storia di una ragazza e del suo compagno bandito, che De André ascoltò dai suoi rapitori e descrisse nella canzone Franzisca, diventa realtà agli occhi del pubblico attento che applaude.

In Se ti tagliassero a pezzetti Corea canta “signora libertà, signorina anarchia” e non, come fu costretto Faber dalla censura, “signora libertà, signorina fantasia”.

Con Verdi Pascoli si conclude l’omaggio al grande poeta cantautore italiano.

Il pubblico richiama in sala i protagonisti che ringraziano cantando La canzone di Marinella, Don Raffaè, Princesa, Andrea.

Un standing ovation finale decreta il successo di uno spettacolo voluto da Salvatore Emilio Corea e Francesco Miniaci; diretto da Corea e Caludia Olivadese; aiuto regia Carmen Talarico; direttore di scena Francesco Caiazza; organizzazione Pasquale Rogato; testi Franco Corapi, Gaetano Pensabene, Salvatore Emilio Corea.

Musicisti: basso Francesco Severini, pianoforte e tastiere, Francesco Miniaci, chitarre, Massimiliano Rogato, batteria, Valerio Gabriele.


Saverio Fontana