CATANZARO, 18 DIC - Circa 30.000 ragazzi sono stati impegnati, fino a pochi giorni fa, in un tour de force che li ha visti sostenere l’esame di abilitazione alla professione forense. Tre le giornate dedicate alla prova per diventare procuratore legale, durante le quali, gli aspiranti avvocati si sono cimentati su un parere di diritto civile, uno di diritto penale ed infine sul temutissimo atto. Interessanti le scelte degli argomenti che il Ministero della Giustizia ha deciso di sottoporre all’attenzione dei candidati.[MORE]
Tra le fattispecie analizzate il primo giorno la responsabilità del prestatore d’opera, mentre nella seconda giornata, protagonista il reato di stalking, traccia svolta dalla maggior parte dagli aspiranti.
Riflettori puntati, vista la penuria di promossi nel 2009, sulla Corte d’Appello di Catanzaro, dove i concorrenti erano quasi 2000. Ascoltando le dichiarazione dei candidati è emerso non poco scontento.
Molti hanno lamentato la difficoltà dei quesiti e la scarsa preparazione dei commissari che, a detta degli esaminandi, avrebbero creato più confusione che chiarezza. Non pochi i candidati che, seguendo le indicazioni degli avvocati presenti in istituto, avrebbero sbagliato lo svolgimento del compito.
Anche quest’anno per le lamentele di alcuni, gli istituti, sedi dell’esame, sono stati presi di mira dai giornalisti che, si sono recati sul posto dando del filo da torcere ai commissari. A circolare, la voce che le commissioni fossero troppo elastiche con i più lenti, lasciando margini di alcune ore per copiare l’elaborato anche dopo il suono dell’ultima campanella. Per questo motivo, l’ultimo giorno d’esami il nervosismo era alle stelle e gli esaminatori avrebbero lasciato poco margine ai candidati più furbi di poter fare i loro comodi.
Non sono mancate scene di isteria di ragazzi che per la tensione accumulata a causa delle dure prove, hanno perso il controllo urlando senza motivo. Pianti e grida, dunque, hanno fatto da cornice al contesto quasi surreale creatosi negli istituti impiegati per la circostanza.
Corte d’Appello demandata alla correzione di Catanzaro, Bologna, che negli anni scorsi non è stata particolarmente clemente, ma che si spera non ripeta la strage che Catania ha riservato al capoluogo calabrese lo scorso anno. Oltre il 70%, infatti, i non ammessi alla prova orale.
Causa di una tale carneficina, la presunta riproduzione, quasi fedele, dei pareri presenti sui libri di una nota casa editrice, sia in materia di civile che in materia di penale. Dopo la frenesia di questi tre giorni, ai candidati non resta che aspettare l’esito della prova che, come ogni anno, non arriverà prima del mese di giugno.
Anche il 2010, tuttavia è stato testimone di alcuni casi di “copia incolla”, che non sono stati portati all’attenzione dei più. Perché? Spunta l’ipotesi del business economico che ruota intorno a testi e codici. Ogni candidato, difatti, deve acquistare obbligatoriamente o il codice nuovo o gli aggiornamenti, in base al gruppo editoriale, si parla comunque di una cifra come 105 euro per ogni codice che sono 4, quindi all’incirca 400 euro, che moltiplicato per tutti i candidati, 30.000 circa, esce 12 milioni di euro, più o meno, se aggiungi tutte le spese per i manuali tascabili che utilizza circa il 70% di esaminandi ecco un giro d’affari che, sfiora i 23 milioni di euro e che potrebbe giustificare due atteggiamenti reiterati: quello de commissari che chiudono un occhio se ti beccano e quello di chi corregge il compito, spesso più propenso a bocciare.
Non sarà mica che dietro si nasconde qualche complotto delle case editrici? Troppo machiavellico forse.