«Qui c’è il volto di Dio»: Francesco Cosentino alla Settimana Liturgica Nazionale

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Il teologo catanzarese interviene a Catania sul rapporto tra fede e vita. Mons. Claudio Maniago guida l’appuntamento nazionale come presidente del Centro di Azione Liturgica

Catania, 25 agosto 2026 – «Qui c’è il volto di Dio». È una delle espressioni più intense con cui don Francesco Cosentino, sacerdote e teologo dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, ha accompagnato questa mattina la sua riflessione alla 76ª Settimana Liturgica Nazionale, in corso a Catania fino al 27 agosto.

Un appuntamento che registra una significativa presenza della Chiesa catanzarese. A guidare i lavori è infatti mons. Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di Azione Liturgica (CAL). A Catania è presente anche una delegazione degli Uffici diocesani Catechistico, Liturgico e per le Comunicazioni Sociali.

Al centro dell’intervento di Cosentino non una questione riservata agli specialisti, ma una domanda che attraversa l’esperienza religiosa contemporanea: come può la fede tornare a parlare alla vita concreta delle persone?

Un Dio che viene incontro all’uomo

Madre gioiosa di figli credenti. Il mistero Pasquale sorgente della vita cristiana” è il titolo della relazione affidata al teologo catanzarese.

Cosentino è partito da un’affermazione precisa: la liturgia non è semplicemente un insieme di riti che l’uomo compie rivolgendosi a Dio. Il movimento, in realtà, è opposto: è Dio che per primo viene incontro all’uomo.

È in questo contesto che acquistano forza le parole «Qui c’è il volto di Dio». Il riferimento è a Gesù Cristo e alla sua Pasqua, al volto di un Dio che non rimane distante dalle vicende umane, ma entra nella storia e si lascia incontrare.

La celebrazione cristiana, dunque, non dovrebbe rappresentare una parentesi separata dalla vita quotidiana, ma diventare un’esperienza capace di raccogliere le domande, le attese e anche le fragilità delle persone.

Bobin e quell’umanità in cammino verso la Comunione

A rendere particolarmente concreta la riflessione è stato anche il richiamo allo scrittore francese Christian Bobin e a un’immagine legata alla celebrazione della Messa di Pasqua.

Nel momento della Comunione, osservando le persone alzarsi e mettersi in cammino, Bobin riconosce in quella processione qualcosa di molto più grande della semplice fila di fedeli che avanza verso l’altare: vi scorge l’umanità intera.

Persone diverse per età, storie, condizioni e ferite si ritrovano nello stesso movimento. Un’immagine semplice, ma capace di restituire la profondità di ciò che accade nella liturgia: la vita reale degli uomini non viene lasciata fuori dalla porta della chiesa, ma entra nella celebrazione con tutto ciò che porta con sé.

Il richiamo a Bobin permette così di comprendere meglio anche l’espressione di Cosentino: «Qui c’è il volto di Dio». Non un Dio estraneo all’umanità, ma un Dio che in Cristo la raggiunge e la incontra proprio nella concretezza della sua condizione.

La liturgia diventa allora il luogo nel quale Dio e l’uomo si incontrano, e quella fila verso la Comunione può diventare l’immagine di un’umanità intera che, con le proprie differenze e fragilità, continua a cercare una speranza e una direzione.

Quando fede e vita tornano a incontrarsi

«Abbiamo sempre più bisogno di recuperare lo spirito vero della liturgia», ha sottolineato Cosentino.

Una necessità che nasce anche dai profondi cambiamenti della società. In un tempo nel quale la trasmissione della fede non può più essere considerata automatica, il teologo invita a ricostruire il rapporto tra celebrazione, formazione e vita.

La liturgia, ha spiegato, può essere un luogo nel quale «apprendere la vita della fede» attraverso parole e gesti, ma anche attraverso il silenzio, la preghiera e l’esperienza di una comunità.

«Sempre di più abbiamo bisogno di una liturgia che ci inizi alla fede», ha affermato, perché diventi «luogo di catechesi, luogo di formazione, luogo di apprendimento».

Non soltanto, dunque, conoscere delle verità, ma fare un’esperienza capace di coinvolgere la persona e di incidere sulla sua esistenza.

Francesco Cosentino, un teologo calabrese nel dibattito contemporaneo

Il contributo assume un significato particolare per Catanzaro-Squillace, Chiesa nella quale Francesco Cosentino è sacerdote.

Teologo, ha conseguito il dottorato in Teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, dove ha anche insegnato. Attualmente è docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Lateranense ed è autore di numerosi libri e studi.

Una parte importante della sua ricerca è dedicata proprio alle domande dell’uomo contemporaneo: la difficoltà di credere, l’indifferenza religiosa, la crisi della trasmissione della fede e quelle immagini di Dio che, anziché avvicinare, possono allontanare le persone dall’esperienza cristiana.

Temi che Cosentino affronta cercando un linguaggio capace di mettere in dialogo la riflessione teologica con la vita reale.

Da Catanzaro-Squillace un contributo alla riflessione nazionale

Ad accogliere Cosentino nell’ambito dei lavori mons. Claudio Maniago, che alla Settimana Liturgica partecipa nella duplice veste di arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente del Centro di Azione Liturgica.

La presenza dell’Arcivescovo, il contributo di Cosentino e la partecipazione della delegazione degli Uffici diocesani rendono particolarmente significativa la presenza di Catanzaro-Squillace all’appuntamento di Catania.

La 76ª Settimana Liturgica Nazionale, dedicata quest’anno al tema “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”, riunisce fino al 27 agosto vescovi, teologi, studiosi e operatori provenienti da tutta Italia.

Dalla relazione di Cosentino arriva però un messaggio che supera il linguaggio degli specialisti. La liturgia non riguarda soltanto il rito: riguarda l’uomo, la sua storia e la possibilità che la fede incontri ancora la vita.

Come nell’immagine evocata attraverso Christian Bobin: una fila di persone verso la Comunione che, improvvisamente, diventa l’umanità intera in cammino. Ed è proprio dentro questa umanità concreta che risuonano con maggiore forza le parole pronunciate a Catania: «Qui c’è il volto di Dio».

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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