WASHINGTON, 19 FEBBRAIO 2014 – A distanza di due decenni dalla caduta dell'Unione Sovietica, la più grande riserva di armi nucleari al mondo resta insicura, come affermano una serie di rapporti dell'intelligence statunitense. Sulla scia del crollo sovietico in 15 stati ora indipendenti, centinaia o forse migliaia di grammi di materiale nucleare - tra cui l'uranio altamente arricchito, usato per la bomba atomica – sono stati trafugati dal territorio russo. In uno dei rapporti, si legge che si è verificato negli anni il contrabbando incontrollato di una incerta quantità di materiale nucleare utilizzabile per le armi, della quale è altamente improbabile che sia stata recuperata dalle autorità russe.
I rapporti specificano che l'Unione Sovietica controllava, al suo apice, un numero di circa 45,000 armi nucleari, ma il crollo del 1991 ha causato un inevitabile faglia nella gestione dei controlli. Si parla di furti avvenuti in segrete “città atomiche” presenti nel sud della regione siberiana, dove le armi venivano nascoste.
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Il rapporto segue l'accordo, firmato da una dozzina di membri delle Nazioni Unite del 2010, in base al quale tutti i paesi aderenti si sarebbero impegnati a dar conto dei propri arsenali nucleari entro quattro anni. La Russia smentisce le critiche sullo stato insicuro del proprio inventario, e la vulnerabilità dei siti di riserva sparsi su tutto il territorio. In particolare i funzionari russi hanno periodicamente confermato e smentito le notizie di tentativi di furto di materiale nucleare dagli arsenali della nazione. In particolare, nel 2000, un ex ministro russo aveva fatto riferimento a 23 tentativi di furto, tutti sventati, tranne per due casi, avvenuti rispettivamente nel 1991 e nel 1995.
foto: aljazeera.com
Dino Buonaiuto