MILANO, 8 AGOSTO 2015 - Prima le vacanze, poi si tornerà a fare sul serio, dopo aver sciolto le nomine della base Rai e sbloccato la riforma della Pubblica Amministrazione. Il Governo tira dritto per la propria strada sulle prossime riforme, su tutte quella relativa alla nuova conformazione del Senato. La battaglia è di quelle da brividi, e che potrebbe addirittura compromettere la tenuta di un Esecutivo tutt’altro che stabile, considerati i complessi rapporti con la minoranza Pd del premier-segretario. [MORE]
Questione cruciale, dunque, quella legata al Ddl Boschi: ben 513.450 gli emendamenti presentati dai banchi delle opposizioni (non solo minoranza Pd, si intende). Il numero maggiore è targato Lega (circa 510 mila), ma risulta consistente anche il numero di Fi e Sel (certamente ben minore in termini proporzionali). Dalle parti del Governo si affrettano subito a difendere l’impianto della riforma, la quale, come più volte auspicato dallo stesso premier, non può prescindere dalla non elettività del Senato e dall’eliminazione del cosiddetto sistema delle navette legato all’attuale sistema del bicameralismo perfetto.
Ed è proprio qui che si annoda la spinosa questione: una fronda pronta a far saltare il banco fornendo pieno sostegno all’elettività del Senato. Questo, comprometterebbe di fatto, le sorti del Governo. Ma Alfredo D’Attore, esponente di spicco della minoranza Pd, esclude l’ipotesi di una crisi: «Il Governo e la durata della legislatura non c’entrano». Tuttavia regna lo scetticismo circa i rapporti del premier con l’ala di Denis Verdini e circa lo spettro di un nuovo Patto del Nazareno (in questo caso un vero e proprio salvagente) e di una ripresa concreta del dialogo con Forza Italia (cambierà di nuovo idea sul Senato?). Per il vicesegretario dem, Debora Serracchiani «non è un Patto del Nazareno ma un impegno a coinvolgere tutte le forze in Parlamento».
Eppure, per D’Attore la discussione, «impedita dalla legge elettorale» dovrà essere seria e non strumentale e superflua, perché è sempre di Costituzione che si sta discutendo. E se di Costituzione si discute, dalle parti della minoranza ci si augura che il Governo eviti di porre anche in tal caso la questione di fiducia. Negli emendamenti dei 28 della minoranza Pd si parla esplicitamente di elezione diretta del Senato, accompagnata da maggiori poteri che possano controbilanciare le funzioni della Camera. Difficile trovare un punto di incontro. Per il vicesegretario Lorenzo Guerini «sono possibili cambiamenti purchè non portino la riforma al punto zero».
Dal canto suo, il Premier pare tranquillo, ma non troppo. «La maggioranza c’è e mai mancherà» è il pensiero dell’ex sindaco fiorentino, ma intanto si comincia a paventare un ampio numero di senatori che manderebbero sotto il Governo nei numeri: ben 176. All’interno di questi, proprio i 28 “vietnamiti” Pd. Se ne riparlerà dopo le vacanze, si diceva, ma il bivio pare ormai concreto. Rischiare di giocare con i numeri o andare incontro alle richieste della minoranza?
Non saranno vacanze tranquille. Nell’attesa di ripartire: la festa dell’Unità a Milano dal 25 agosto al 6 settembre, prima del «masterplan» annunciato per il 16 settembre circa la questione meridionale. Tra rapporti Svimez, polemiche e piagnistei «il Pd, dopo vent’anni, rimette al centro dei problemi del Paese il Sud» sosteneva ieri il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Hanno parlato tutti i governatori del meridione, ha parlato la minoranza su tutti l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza e ha parlato lo stesso Renzi, con un intervento di circa 50 minuti, definito «appassionato» dallo stesso Emiliano. Ma considerato l’hashtag renziano “Sud: zero chiacchiere” arriverà presto il momento di fare sul serio.
foto da: ilcorsivoquotidiano.net
Cosimo Cataleta