Riforma del copyright: il Parlamento Europeo si appresta al voto decisivo

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STRASBURGO, 12 SETTEMBRE – C’è grande incertezza sul voto che si terrà nel...

STRASBURGO, 12 SETTEMBRE – C’è grande incertezza sul voto che si terrà nella giornata di oggi in Parlamento Europeo a proposito della controversa direttiva che dovrebbe riformare la regolamentazione del diritto d’autore, toccando soprattutto aspetti che riguardano il web. Il testo presentato dalla Commissione, infatti, ha a tutti gli effetti spaccato i partiti e le coalizioni, ma sorprendentemente ha anche avvelenato gli animi e scatenato reazioni negative da ambo le parti, da un lato i fornitori dei servizi in rete, dall’altro gli autori e le case editrici.

La proposta dell’organo guidato da Juncker risale al 2016 ed avrebbe l’obiettivo di imporre una nuova forma di remunerazione per la diffusione dei contenuti editoriali online. Chiaramente, la produzione culturale, letteraria, cinematografica e giornalistica è già remunerata per legge in tutti i Paesi membri; con la nuova direttiva, i promotori intenderebbero evitare che tali norme – già esistenti – possano essere aggirate tramite pubblicazione gratuita dei medesimi contenuti su internet. Si punterebbe dunque anche a migliorare la qualità dei servizi editoriali offerti via web e tendere una mano alle numerose case editrici attualmente in difficoltà finanziaria.

Sul testo presentato dalla Commissione UE, il Consiglio ha già espresso negli scorsi mesi una posizione favorevole alla riforma, rinviandone così gli atti all’Europarlamento. Qui, nello scorso giugno, alcuni aspetti del provvedimento sono stati rivisti nel passaggio presso la commissione interna deputata alla trattazione degli affari giuridici, rendendo il provvedimento ancora più restrittivo, il che ha naturalmente contribuito ad accendere il dibattito tra i partiti. Le discussioni generali si sono dunque protratte per settimane, in particolar modo relativamente a tre questioni: la previsione normativa di un nuovo diritto soggettivo che consentirebbe agli editori di pubblicazioni giornalistiche di ottenere un compenso per l’utilizzo digitale dei loro articoli (art. 11 del testo); l’imposizione alle piattaforme di video online (come YouTube) di misure atte a monitorare i contenuti, al fine di tutelare la remunerazione del diritto d’autore (art. 13); la creazione di una nuova eccezione sul copyright per consentire l’impiego di tecniche di “text and data mining” (ovvero l’operazione di esplorazione e lavorazione di grandi quantità di dati, che consente ai ricercatori di delineare tendenze ed altre informazioni preziose per la ricerca) a livello di Unione (art. 3). A quest’ultimo proposito la normativa attuale, all’art. 5 della direttiva in vigore sul copyright, permette l’uso di opere protette da diritto d’autore per alcuni scopi eccezionali senza la previa autorizzazione dell’autore o di altri aventi diritto. Tuttavia, la lista delle eccezioni non è tassativa e ciò comporta che gli Stati membri possano decidere in autonomia quali eccezioni e limitazioni prevedere. Il text and data mining finisce pertanto per violare le leggi sul copyright in alcuni Paesi e non in altri, cosa che costituisce un problema non da poco per i settori in cui si utilizzano queste tecniche, come la sanità, ma anche per l’uniformazione legislativa tra i Paesi membri.

Nello scorso mese di luglio, la plenaria dell’assemblea ha rimesso in discussione le modifiche che erano state preparate in commissione interna, consentendo così la presentazione di nuovi emendamenti in aula con il conseguente dibattito su ciascuno di essi. La seduta di oggi presso l’emiciclo di Strasburgo sarà appunto dedicata alla votazione dei singoli emendamenti, con il rischio che il testo venga nuovamente modificato o addirittura stravolto – fatto insolito rispetto alle consuetudini, laddove generalmente la plenaria si limita a confermare le modifiche effettuate in commissione. Altro paradosso è costituito dal fatto che alcuni degli emendamenti proposti dalle medesime coalizioni di partiti risultano confusi e contraddittori tra loro, rendendo ancora più complicati i negoziati politici.

La posizione contraria alla riforma, espressa trasversalmente da molti deputati, si incentra sulla critica alle limitazioni all’utilizzo della rete, che si vorrebbe invece mantenere un baluardo della libertà d’espressione, apertamente accessibile a tutti. In vari partiti vi è chi ha compreso e condiviso l’obiettivo di fondo della riforma, con la necessità di tutelare il diritto d’autore e l’equo compenso di artisti e creatori, contestandone tuttavia i mezzi, non vedendo di buon occhio una normativa che imporrebbe un filtraggio preventivo di parecchi contenuti – la cui efficacia sarebbe poi comunque da dimostrare – e che non salvaguarderebbe il pubblico dominio di tutte quelle informazioni, notizie e creazioni varie di oggettivo interesse generale.

Nell’incertezza assoluta circa gli esiti del voto, vi è indubbiamente il rischio che la proposta della Commissione venga respinta tout court dall’emiciclo – o che sia lo stesso organo promotore a ritirarla, qualora dovesse reputarla snaturata rispetto ai contenuti originari – piuttosto che rinviata nuovamente alla commissione affari giuridici. Sul futuro dell’iniziativa, in ogni caso, pesa anche il prossimo voto per il rinnovo della composizione del Parlamento, previsto per maggio 2019. Di conseguenza, in caso di ulteriori rinvii e dilatazione dei tempi, difficilmente il negoziato fra le istituzioni dell’Unione su tale riforma potrebbe avere termine prima della fine dell’attuale legislatura.

 

Francesco Gagliardi

 

Fonte immagine: quieuropa.it

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