ROMA, 5 AGOSTO 2014 – È stato sorprendente il dietrofront del governo sulla riforma della Pubblica Amministrazione, voluta dal ministro Marianna Madia. Con l’approvazione di quattro emendamenti presentati dallo stesso ministro in commissione Affari costituzionali al Senato sono state soppresse le norme sui pensionamenti facili e sulla cosiddetta “Quota96”, che permetteva a 4000 dipendenti scolastici di andare in pensione a 68 anni, e conseguentemente di avere altrettante nuove assunzioni a partire da settembre prossimo.
A bloccare la norma di rottamazione sono stati soprattutto il Ministero dell’Economia, la Ragioneria dello Stato e il commissario alla Spendig Review Carlo Cottarelli, il problema è quindi prettamente economico. A parere dei tecnici infatti la salvaguardia degli insegnati risulta essere “scoperta in termini di fabbisogno e indebitamento netto ai sensi delle norme sulla contabilità”. Ma interviene il premier Matteo Renzi, tali norme, a suo parere non sono state inserite nella giusta riforma visto il carico economico che portano con se, ma a fine agosto potrebbe arrivare la soluzione per gli insegnati con un nuovo pacchetto scuola.
Un altro emendamento ha bocciato la norma sul pensionamento facile d’ufficio. Tale norma prevedeva la possibilità per i docenti universitari di andare in pensione a 68 anni. Invece ad oggi la legge sulle pensione fissa un tetto di 70 anni per i docenti, anticipare di due anni il limite forse apporterebbe troppe spese allo Stato, a parere della Ragioneria. Per i medici e per i pubblici dipendenti resta invece fissato il limite stabilito dalla norma che rimane rispettivamente a 65 e 62 anni.[MORE]
La marcia indietro del governo ha suscitato non pochi malumori tra i sindacati e i lavoratori ed anche tra le fila del Pd, ma il premier ha assicurato che presto si arriverà ad una nuova soluzione che tuttavia non serve a cambiare gli animi. Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati tuona: “Si è bloccata l’assunzione di 4mila giovani: e chi si oppone? Qualche burocrate della Ragioneria Generale o del Tesoro che, se non è già in pensione a 15-20mila euro l’anno, lo sarà presto”. I professori hanno già annunciato una protesta che vedrà superare le 10 mila presenze.
(foto dal sito qn.quotidiano.net)
Michela Franzone