Risposta del gruppo consiliare al sindaco di Gimigliano

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Da due anni assistiamo alle elucubrazioni del sindaco che nel suo delirio di onnipotenza continua a confondere la normale azione amministrativa dei consiglieri comunali con azioni di delegittimazione politica.  Ancora dopo sette anni di amministrazione purtroppo non ha compreso che esiste l’accesso a tutti gli atti amministrativi, da parte dei cittadini ma soprattutto da parte di tutti i consiglieri comunali, accesso che ha cercato in ogni modo di ostacolare e, a questo punto, ci chiediamo cosa ci sia da nascondere vista tale avversione all’azione conoscitiva dei consiglieri. A tal proposito vorremmo ricordare al sindaco che non siamo dotati di chiavi del comune per cui vorremmo capire, e la invitiamo a rendere pubblica la prova, come secondo lei sarebbe avvenuto l’ingresso fuori dagli orari di servizio.

Riguardo l’utilizzo di comunicazioni fra gli uffici e un consigliere di minoranza non solo la Corte di Cassazione Penale nella sentenza n. 39706/2009 stabilisce non sussiste il reato di rivelazione di segreto d'ufficio (art. 326 c.p.) per colui che divulga notizie concernenti la pubblica amministrazione a meno che non esista una specifica norma di legge o regolamento che ne vieti espressamente la divulgazione ma trattandosi di un atto indirizzato al consigliere la sua “eventuale” diffusione da parte dello stesso non viola nessuna norma di legge; quindi, tutto ciò di cui ci accusa il sindaco non sussiste ma sono solo suoi tentativi di infangare i consiglieri di minoranza come irrispettosi delle regole. 

A parlare di delegittimazione dovremmo essere noi visto che abbiamo dovuto assistere, in questi due anni, a continui controlli suoi personali o delegati ai vigili nel momento del nostro accesso agli uffici, a tentativi di intimidazione e atti di denigrazione per aver chiesto informazioni su presunti debiti nei confronti del comune da parte di componenti della maggioranza, circostanza questa che avrebbe impedito la convalida dell’elezione, o su un abuso edilizio di un assessore, a minacce di familiari di un assessore nei confronti di un consigliere di minoranza.  Per non parlare dell’aria pesante che si respira negli uffici, delle recriminazioni nei confronti di dipendenti rimossi dal loro incarico senza il normale procedimento amministrativo.  Siamo stati oggetto di continui attacchi sulla stampa e sui social con accuse infamanti di ledere la sfera personale e familiare degli amministratori il tutto per passare da vittima, metterci contro i cittadini e tentare di indurci a dimissioni che, può rassegnarsi, non arriveranno.

E’stato chiaro fin dall’inizio che il sindaco non sopporta la presenza di una minoranza ma quanto accaduto nell’ultimo consiglio comunale è di una gravità assoluta. In quell’occasione alla fine della seduta il sindaco ha tirato fuori il telefono insieme ad uno strumento di amplificazione; quindi, non è stato un atto spontaneo ma pianificato come dimostrato anche dalla presenza nel pubblico di alcuni elementi come avvenuto in occasione dell’altra seduta del mese di novembre in cui ha teatralmente letto ai presenti, invitati personalmente a partecipare, un documento con il medesimo contenuto di oggi. Alla fine del consiglio, ha comunicato che avrebbe fatto sentire una registrazione e solo successivamente, dopo sollecito della minoranza, ha invitato il pubblico e le forze dell’ordine presenti ad uscire nonostante avessimo chiesto la permanenza di questi ultimi. La registrazione, acquisita in modo fraudolento, sebbene molto confusa, riguardava una conversazione fra privati cittadini, e non consiglieri di minoranza come lei tenterebbe di far credere, e un assessore per cui ci riteniamo completamente estranei al contenuto della stessa.

 Tale azione, che della quale il sindaco quasi si vanta è invece un atto gravissimo. Infatti, l’intercettazione abusiva e la diffusione illecita di registrazioni audio o video di privati non viola solo la legge sulla privacy ma è un vero e proprio reato riconosciuto dal Codice penale e punibile con la reclusione fino a 4 anni con l’aggravante che il sindaco è un avvocato e dovrebbe esserne a conoscenza.

Vista la naturalezza con cui anche altri membri della maggioranza hanno reagito a tale episodio ci auguriamo che tale metodo non sia diffuso perché delineerebbe un quadro che sotto il profilo sociale, politico e istituzionale, sarebbe di una gravità inaudita.

L’ampiezza del consenso elettorale non esime chi ne è investito dal rispettare le leggi e da parte nostra non facciamo nessuna pressione ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, chiediamo in maniera chiara e determinata non solo le dimissioni dell’assessore che ha realizzato la registrazione  ma anche, e soprattutto, del sindaco, per il reato commesso in quanto non all’altezza di rappresentare un’istituzione.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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