Parola e Fede

Ritornando da Betlemme

 27 DICEMBRE 2014 - Carissimi amici, siamo andati a Betlemme ad adorare Gesù, ma non possiamo restare lì. E’ giusto che ciascuno ritorni da Betlemme. Il Santo Natale, infatti, si vive in due momenti. Il prima è il nostro andare dal mondo verso la Grotta Santa. Il secondo è il nostro ritornare dalla Grotta Santa verso il mondo. Questi due momenti sono ben descritti e ben delineati dal Vangelo secondo Luca. [MORE]


Ecco il primo momento: “C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,8-19).


Il secondo è assai semplice da vivere: “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” (Lc 2,20). Come si può constatare questo secondo momento è il frutto del primo, vissuto dai pastori in pienezza di verità, obbedienza, testimonianza, immediata decisione, aiuto reciproco, fraterno incitamento, mutuo sostegno. Questo primo momento ci insegna che non possiamo vivere il Natale da soli. Esso è la festa di un dono di comunione, carità, solidarietà, accoglienza, liberazione, perdono, misericordia, compassione, pietà verso tutti. Nessuno dovrà sentirsi escluso dal nostro cuore. Il Natale è la festa nella quale Dio apre il cuore del suo amore ad ogni uomo. Ad ogni uomo dobbiamo anche noi offrire il nostro cuore, perché trovi in esso in rifugio sicuro, accoglienza serena, pace duratura, conforto illimitato.


Vissuto bene il primo momento, si può vivere santamente anche il secondo, che è il momento della glorificazione e della lode del Signore. Dio ci ha fatto incontrare la salvezza, che consiste nel nostro ritorno nella sua pace e nella pace di ogni nostro fratello. Il Natale infatti non è la festa della guerra, dell’inimicizia, della lotta, della discordia, della divisione, della separazione tra uomo e uomo. È invece la festa in cui, ritrovata l’amicizia con Dio, si ritrova l’amicizia con ogni uomo, amicizia in famiglia, nella società, nella Chiesa, nel mondo del lavoro, dello sport, dello spettacolo, dell’arte, della scienza, della scuola, nell’intero universo.
Trovata in Cristo l’amicizia e la pace con Dio e con i fratelli, si loda e si glorifica il Signore per averci dato se stesso come fonte e principio del nostro nuovo modo di essere, operare, sentire, vedere, parlare, relazionarci. Cristo non è una delle tante statuine del Presepe. È Lui il dono di Dio. È Lui la nostra grazia. È Lui la nostra verità. È Lui la nostra Pace. È Lui la nostra amicizia. È Lui il nostro presente e futuro.


Se la tua relazione con Cristo è vera, vera è la relazione con ogni uomo. Se invece è una relazione falsa, falsa è anche la relazione con i tuoi fratelli. Tu sei con gli altri ciò che sei con Cristo. Se non sei con Cristo, non sei neanche con i fratelli. Questa è la profondità del mistero che si celebra nella Notte Santa, in Betlemme. Lì, in Cristo, l’uomo si ritrova. Ritrovandosi, ritrova il mondo intero e inizia con tutti una relazione nuova.


Carissimo, è questo l’augurio che ti faccio dal più profondo del mio cuore: che tu possa recarti alla Grotta Santa, incontrati con Cristo, divenire con Lui una cosa sola, ricolmarti di tutta la sua verità umana e divina, arricchirti della pienezza della sua grazia, ritornare in mezzo ai tuoi fratelli trasformato, cambiato, modificato. Ritornare da vera persona umana, vero figlio di Dio, vero fratello di ogni uomo.
Ti affido alla tua Madre Celeste, a Colei che diede la vita umana a Cristo Gesù, perché per mezzo di Lui, il Padre potesse amare gli uomini con cuore umano, con il suo e anche con il tuo.


Don Francesco Cristofaro

www.donfrancescocristofaro.it