SANREMO, 16 FEBBRAIO - Di nuovo Antonella Clerici. La sessantunesima edizione del Festival di Sanremo si apre così, con la conduttrice della scorsa edizione che, seduta sul palco dell'Ariston, con un cielo stellato a fare da sfondo, racconta alla piccola Maelle, sua figlia, la favolosa esperienza vissuta l'anno precedente. Ci riconosceremo tutti, di lì a poco, nello sguardo interdetto e assente della piccola.[MORE]
Avviene così il passaggio di testimone fra Antonella Clerici e Gianni Morandi che entra in scena sfoggiando una giacca improbabile e sale sul palco già col fiatone, dopo pochi metri percorsi a stringere mani al pubblico in platea.
Non so perché, ma da subito mi assale una sensazione di noia imminente, che nemmeno l'immotivato ottimismo del conduttore riesce a placare. Sensazione che diventerà presagio e poi conferma con la scenografia di Gaetano Castelli: una marea di sfere in movimento su ledwall giganti.
Faccio finta di non raccogliere il messaggio subliminale e mi propongo di concentrarmi sull'essenza del Festival: le canzoni.
Si parte con Giusy Ferreri, la cui scollatura farà parlare sicuramente di più del suo brano. La canzone in gara scivola nell'indifferenza generale, ma la si potrebbe considerare un capolavoro se ascoltata dopo il pezzo del duo Barbarossa/Del Rosario, con quel “E andare su su su nel cielo, giù giù giù nel mare, su su su nel sole, giù giù fino in fondo al cuore” che riporta sciaguratamente alla memoria il verso che fu di Valerio Scanu “in tutti i modi, in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo” e che vinse, scusate se infierisco, la scorsa edizione.
Vecchioni porta un po' di sobrietà con un brano che di certo non fa impazzire, ma che merita rispetto per un testo sincero e ben scritto e che racchiude nella speranza che “questa maledetta notte dovrà pur finire” un sentire comune.
Sembrerebbe essere arrivato il momento dell'ospite internazionale quando mi accorgo che chi sta urlando “Bastardo” a suon di violini, non è uno dei fratelli dei Tokio Hotel, ma Anna Tatangelo.
I La Crus, subito dopo, sembrano apparire per intervento divino ed è soltanto grazie a loro se si riesce ad uscire indenni dall'esibizione della compagna di Gigi D'Alessio. “Io confesso” è un brano di altissima qualità che riesce a far dimenticare per un attimo quanto sentito fino a quel momento. E poi Giovanardi che assomiglia a Carmelo Bene e cita Oscar Wilde riporta alla mente cose belle.
Morandi esiste tra una canzone e l'altra solo in funzione dei vari “Che emozione!”, “Stiamo uniti” “Questa è un'esperienza meravigliosa”, “Stiamo uniti”, “Ma lo sapete che è bellissimo stare qui?”, “Stiamo uniti”, scritti appositamente per lui da una squadra di autori a lavoro da mesi e mesi.
L'odio istintivo nei confronti degli autori strapagati per scrivere testi così patetici e insulsi si tramuta in morte interiore quando, tra le varie firme, s'intravede quella di Federico Moccia e tutto, improvvisamente, diventa più chiaro. Stiamo uniti.
Ripensi alla giacca di Morandi e puoi giurare di non aver visto mai una cosa così brutta. Poi arriva Max Pezzali e ti ricredi. Intanto, l'unica cosa che viene in mente durante la sua esibizione è organizzare una colletta per comprargli una giacca nuova.
Le note di My Sharona introducono il brano di Van De Sfroos e ti ricordano che fuori di qui esiste una realtà parallela per cui vale la pena vivere.
L'attesa prolungata per l'apparizione di Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis si rivelerà del tutto immotivata, poiché tutto quello che vedremo da lì in poi, sarà una serie di vestiti che camminano e ballano.
Un momento! C'è una tizia che strilla sul palco dell'Ariston. Ah no, è Anna Oxa che canta.
Il suo brano è orrendo, ma vorrei che rimanesse in gara solo in vista dell'esibizione con i Marta Sui Tubi prevista per giovedì.
Neanche Tricarico, con la sua innata genialità di anti-cantante, riesce a mitigare la piega deludente che sta prendendo il Festival. A ben vedere, l'unico brano meritevole di essere ascoltato è quello interpretato da Luca e Paolo: “Ti sputtanerò”, cantato sullo sfondo di una foto di Fini e Berlusconi, che si conclude con "tanto il 6 aprile in aula ci vai solo tu". Il primo ed unico sorriso del Festival.
Quando si esibiscono Emma e i Modà uguali in tutto e per tutto ai Negramaro, ripenso alle sfere della scenografia e inizio a pensare che ho fatto molto male ad ignorare il loro simbolismo semantico, ma m'illudo che questo errore possa essere ripagato dall'esibizione del Maestro.
Che infatti arriva e canta “Vivo nei panni di un alieno che non vola, che non mi assomiglia ma io vivo, ai margini di una vita vera e non mi riconosco”, seduto al pianoforte. Ma non basta e se non riesce nemmeno Battiato a dare un senso a questa serata, vuol dire che bisogna arrendersi al fatto che questo senso non esiste e che tutto è inutile.
Arriva Rita Levi Montalcini vestita da Patty Pravo. Anzi no, è proprio Patty Pravo che imita Patty Pravo. Lo stile è lo stesso, le stecche pure, tutto è invariato. Tranne il suo naso che misteriosamente si accorcia ad ogni edizione del Festival.
Si esibisce Nathalie, ma il pezzo non riesco ad ascoltarlo perché mi distraggo nel tentativo di capire chi sia Nathalie e il motivo della sua presenza su quel palco. E ancora lo ignoro, per la verità.
Al Bano si esibisce con un pezzo impegnato, “Amanda è libera”. “Amanda è libera come una rondine sopra le nuvole della sua ingenuità”. Se l'emozione non prende il sopravvento è solo perché viene spontaneo chiedersi quando sarà il turno di Mike Bongiorno.
È passata da poco la mezzanotte ed incredibilmente il festival si avvia al termine di questa prima puntata. La sorpresa di questa scoperta si tramuta in inaspettata felicità quando si apprende che i brani della Tatangelo e della Oxa sono stati eliminati. Forte è la tentazione di cominciare a credere all'esistenza di una giustizia divina, tentazione ben presto ridimensionata dal ricordo di un brano, quello di Valerio Scanu, che venne prima eliminato e successivamente ripescato, per poi vincere addirittura il Festival di Sanremo.
Sarà anche questo un presagio?
Stiamo uniti.
Lidia Tagnesi