Le sanzioni statunitensi contro la Corte Penale Internazionale stanno paralizzando l'attività dei giudici, con conseguenze che si ripercuotono anche sulla loro vita privata. A lanciare l'allarme è Rosario Aitala, presidente aggiunto della CPI, in un'intervista al Corriere della Sera.
Secondo Aitala, le misure adottate da Washington impediscono ai magistrati di svolgere "qualsiasi attività pubblica e privata". Le restrizioni colpiscono aspetti fondamentali della vita quotidiana: dalle carte di credito revocate alla chiusura dei conti bancari, fino al rifiuto delle assicurazioni di rimborsare spese mediche e alla revoca di contratti.
Un isolamento forzato
"Veniamo trattati con gli stessi metodi riservati ai terroristi", denuncia il presidente aggiunto. Le conseguenze pratiche sono pesanti: la maggior parte delle app sul cellulare non funziona più, prenotare un albergo o un volo tramite piattaforme online è vietato. Rosario Aitala racconta episodi emblematici: un collega è rientrato a casa e ha chiesto ad Alexa di mettere musica blues, ma l'assistente vocale non ha mai più risposto. Un altro magistrato europeo ha prenotato una stanza d'albergo nel proprio Paese attraverso una piattaforma europea e dopo mezz'ora ha ricevuto un'email che gli intimava di non riprovarci.
Le implicazioni per la giustizia internazionale
Queste sanzioni sollevano serie preoccupazioni sull'indipendenza della Corte Penale Internazionale e sulla capacità dei suoi giudici di operare senza condizionamenti esterni. La CPI, con sede all'Aia, è l'organo giudiziario permanente incaricato di perseguire crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. Le pressioni economiche e tecnologiche rischiano di minare la sua autonomia e di limitare l'accesso alla giustizia per le vittime.
La comunità internazionale osserva con apprensione l'escalation delle misure punitive, che potrebbero creare un pericoloso precedente per il futuro della giustizia penale internazionale.