Al congresso SIMG di Cagliari il confronto sulla carenza di professionisti e sui ritardi della riorganizzazione sanitaria nelle aree più fragili dell’isola
La carenza di medici di famiglia in Sardegna lascia circa 450 mila cittadini senza un professionista di riferimento. È il quadro delineato dalla SIMG, la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, che richiama l’attenzione sulle difficoltà dell’assistenza nell’isola e sulla necessità di rendere effettiva la riorganizzazione dei servizi territoriali.
Alla mancanza di personale si aggiungono distanze, collegamenti difficili e una popolazione distribuita tra piccoli comuni e aree interne. In questo contesto, l’assenza del medico di famiglia può rendere più complessa anche la gestione delle esigenze quotidiane, dalle visite di controllo al monitoraggio delle patologie croniche.
Medici di famiglia in Sardegna e territori più esposti
Secondo il quadro riportato dalla SIMG, la Regione ha recentemente avviato un bando per oltre 500 medici di medicina generale, nel tentativo di rispondere alle carenze dell’assistenza.
La difficoltà, tuttavia, riguarda anche la distribuzione dei professionisti. Nei piccoli comuni della Sardegna, dove gli ambulatori possono rappresentare un presidio essenziale, la mancanza di un medico si somma alla distanza dagli altri servizi sanitari.
A pesare sono diverse caratteristiche del territorio: insularità, bassa densità abitativa, difficoltà di collegamento e dispersione degli insediamenti. Durante la stagione turistica, inoltre, l’aumento delle presenze può accrescere la domanda di assistenza.
Il rischio è una maggiore disuguaglianza nell’accesso alle cure, soprattutto per chi ha difficoltà a spostarsi o necessita di controlli frequenti.
Case di comunità e ospedali di comunità al centro delle criticità
Accanto alla carenza di professionisti, la SIMG segnala i ritardi nell’attuazione della riforma della sanità territoriale.
Il segretario regionale Carlo Piredda sostiene che la riorganizzazione basata su case di comunità e ospedali di comunità non sia ancora realmente partita nei contenuti. Una valutazione che richiama l’attenzione sull’effettiva disponibilità dei servizi e sulla loro capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.
La questione riguarda infatti il funzionamento della rete assistenziale: presenza di personale, continuità delle cure e coordinamento tra professionisti. Senza questi elementi, la riorganizzazione rischia di non tradursi in un miglioramento concreto per i cittadini.
Il congresso SIMG a Cagliari tra aggiornamento e confronto
Le difficoltà delle cure primarie in Sardegna saranno al centro del congresso regionale SIMG, in programma a Cagliari il 16 e 17 ottobre 2026. L’appuntamento offrirà uno spazio di aggiornamento scientifico e di confronto sull’evoluzione della medicina generale. SARDEGNA
Sono attesi circa 200 medici di medicina generale provenienti da tutta l’isola, con la partecipazione di Alessandro Rossi, presidente nazionale SIMG, e Carlo Piredda, segretario regionale.
Per Piredda, la Sardegna occupa una posizione particolarmente critica nel panorama nazionale per la mancanza di medici di famiglia. Il congresso vuole quindi tenere unita la categoria e portare alle istituzioni proposte concrete per affrontare le carenze.
L’obiettivo dichiarato è affiancare alla formazione un confronto sulle condizioni necessarie per garantire assistenza sanitaria di prossimità, soprattutto nei territori dove la distanza dai servizi pesa maggiormente sulla vita quotidiana.
Il ricordo di Maddalena Carta e il valore della continuità assistenziale
Il congresso sarà dedicato alla memoria di Maddalena Carta, medico di medicina generale scomparsa nel 2025 a Dorgali, a soli 38 anni.
La professionista viene ricordata per l’impegno con cui aveva continuato a garantire assistenza ai propri pazienti e a quelli di colleghi assenti.
La dedica porta al centro del confronto il valore della continuità assistenziale e il carico di responsabilità sostenuto dai medici sul territorio. Una responsabilità che, nelle zone con pochi professionisti disponibili, rende ancora più urgente costruire una rete capace di assicurare cure accessibili e un sostegno stabile a chi le garantisce.