Sassy Rush – Pianoflood

Tempo di lettura: ~2 min

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Pianoflood presenta un singolo che concentra in pochi minuti una scrittura pianistica energica e ben controllata, capace di muoversi tra impulso ritmico e costruzione formale. Sassy Rush si impone fin dall’attacco per il suo carattere deciso, costruito su un fraseggio ipnotico e su una gestione del tempo che privilegia il movimento continuo.

Il pianoforte è al centro del discorso sonoro, non come strumento lirico, ma come elemento percussivo e strutturante, chiamato a sostenere un flusso in costante tensione. Le figure si susseguono con rapidità, evitando lo sviluppo tematico tradizionale a favore di una logica fatta di variazioni, slittamenti e micro-contrasti dinamici.

Il titolo Sassy Rush riflette con precisione l’attitudine del brano: un andamento brillante, a tratti spigoloso, che mantiene però un saldo controllo compositivo. L’energia non sfocia mai nel virtuosismo fine a sé stesso, al contrario, ogni passaggio sembra funzionale a un’idea di forma compatta e coerente.

Interessante anche l’uso dello spazio sonoro: accanto alle sezioni più dense, Pianoflood inserisce momenti di alleggerimento che permettono alla struttura di respirare, di non saturare.

Nel suo procedere febbrile ma controllato, Sassy Rush lascia emergere qualcosa che va oltre l’esercizio di stile o la riuscita formale. C’è un’urgenza silenziosa che attraversa il brano, come se ogni nota fosse spinta dalla necessità di essere detta prima che sia troppo tardi. Quando il suono si ritrae, ciò che resta non è il vuoto, ma una vibrazione sottile, quasi fisica, che continua a risuonare nell’ascolto interiore. È in quel momento — quando il pianoforte tace ma l’eco persiste — che Sassy Rush rivela la sua verità più profonda: non un semplice sfogo, ma un gesto breve e definitivo, capace di lasciare un segno fragile e irripetibile.

Curiosità e Genesi

La scintilla che ha dato vita a Sassy Rush nacque da un momento semplice eppure straordinario. Pianoflood osservava un bambino che, senza alcuna pretesa tecnica, suonava e giocava, percorrendo soltanto i tasti neri del pianoforte. Non c’era studio né esercizio metodico: solo meraviglia, curiosità e gioia pura. Ogni nota, saltata, ripresa o sfuggita tra le dita del bimbo, raccontava una storia di movimento e allegria, evocando armonie inaspettate, spigolose e misteriose. Quel gioco innocente rimase impresso nella sua mente come un’epifania: la musica come scoperta, come energia spontanea, guidata dal divertimento. Da quel momento prese forma il brano, una composizione breve ma vibrante e viva, capace di catturare l’essenza della gioia pura che nasce quando la musica diventa gioco.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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