ROMA, 6 OTTOBRE 2011 – “Le studentesse e gli studenti italiani non possono più rimanere inascoltati, vogliamo essere noi a contare!”. Queste le parole di protesta apparse su un comunicato della Rete degli studenti che annuncia la mobilitazione nazionale studentesca prevista per domani, 7 ottobre. In programma una manifestazione anche per sabato a Roma. [MORE]
Riparte quindi l’autunno caldo di scuole e università che domani scenderanno in piazza in oltre 70 città italiane attraversando tutta la penisola. La giornata di protesta è stata organizzata dalla Rete degli studenti in collaborazione con l’Unione degli universitari.
Inevitabile l’attacco al governo da parte degli studenti che dicono di non poter più «accettare i metodi impensabili per una democrazia reale con cui questo governo sta distruggendo l'Italia» e poi aggiungono: «vogliamo un Paese diverso da cui non siamo costretti a fuggire, che riparta da scuola, università e ricerca per uscire dalla crisi!»
Il comunicato prosegue poi con le richieste per garantire un futuro migliore al sistema scolastico e universitario. Prima fra tutte il diritto allo studio: l’aumento del costo dei libri di testo, del trasporto, del materiale scolastico portano la scuola a diventare «un privilegio per pochi». Seguono le richieste per un edilizia migliore, che garantisca scuole sicure, una valutazione basata sul merito, una didattica nuova e un welfare studentesco.
La difesa della scuola pubblica sarà invece la protagonista della manifestazione di sabato 8 ottobre . Questa volta è l’Unione degli Universitari, sindacato studentesco, che attacca il governo Berlusconi e la sua campagna per demolire e contrastare il pubblico, compresa l’istruzione. Gli universitari, oltre a parlare di smantellamento del pubblico, di delegittimazione dell’intero sistema, dagli impiegati pubblici ai docenti, parlano del futuro della scuola, dell’università e del mondo dell’informazione «ormai destinati ad un’elite facendo passare l'investimento nel mondo della formazione viene fatto passare come un’ulteriore spreco». Gli studenti accusano poi il governo per l’attacco diretto agli atenei al quale si è aggiunto il «drammatico taglio del 95% del fondo nazionale per le borse di studio».
In conclusione, gli studenti sottolineano che «un Paese che investe sui giovani è un Paese che guarda al proprio futuro e che dà un reale valore alle capacità e all’impegno delle nuove generazioni. Oggi più che mai è quindi necessario ripartire da un reale investimento che metta al centro lo studente e rimuova ogni ostacolo nel percorso verso la formazione».
Per tutti questi motivi, le scuole e le università decidono di scendere in piazza l’8 ottobre con i lavoratori e cittadini «che vogliono gridare con forza che pubblico è sinonimo di futuro».
Marika Di Cristina