Molteplici iniziative territoriali a sostegno dell'emendamento Vico-Lulli
Catanzaro 17 luglio 2012 - Dopo aver prodotto occupazione per migliaia di giovani e donne nei territori più disagiati del Paese, tra cui solo in Calabria ben oltre 15mila addetti, il settore dei Call Center vive una condizione di difficoltà estrema.
La competizione sui costi, con contratti commerciali al massimo ribasso, e la scelta operata da alcuni operatori di delocalizzare le attività all’estero in Paesi con basso costo del lavoro, rischiano di mettere a repentaglio l’occupazione dell’intero settore in Italia, con un conseguente impatto non indifferente nella nostra Regione. In terra di Calabria tra collaboratori e dipendenti circa 15mila sono gli addetti che ruotano nel settore, tanto da catalogare il settore produttivo dei contact center quale uno dei maggiormente rappresentativi in termini di occupazione in Calabria.[MORE]
Anche la riforma del mercato del lavoro varata dal Ministro Fornero, che introduce regole precise sull’utilizzo dei lavoratori a progetto, rischia di diventare, se non accompagnata da adeguati interventi, il grimaldello per affossare oltre 30.000 posti di lavoro concentrati nel sud Italia, di cui circa 10mila nella sola Calabria.
La Slc Cgil in questi giorni è impegnata in iniziative di sensibilizzazione volte a sostenere la realizzazione di leggi volte a tutelare il settore, a difesa dell'occupazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori che operano all'interno di questo distretto produttivo. Tra le varie proposte presentate e sostenute, vi è quella della creazione di una moratoria nazionale contro la delocalizzazione all'estero delle attività di contact center.
In tale senso si direziona l'emendamento al “Decreto Sviluppo” presentato dagli On.li Vico e Lulli riguardante “misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale e della concorrenza nelle attività svolte da call center”. Qualora l'emendamento riuscisse a superare la discussione in commissione e la eventuale successiva votazione in Paralmento, rappresenterebbe una autentica svolta per il settore dei contact center ed un efficace strumento di contrasto al fenomeno delle delocalizzazioni.
Partendo dal diritto dei cittadini ad essere informati preventivamente sul dislocamento fisico del call center che sta per trattare i loro dati personali e, conseguentemente, di poter scegliere che la chiamata venga gestita in Italia, obbliga le aziende a predisporre un idoneo servizio gestito su territorio nazionale non potendo prevedere con esattezza quanti cittadini sceglierebbero di “delocalizzare” la chiamata e quanti non. L’obbligo di dichiarazione al Ministero del Lavoro ed al Garante della Privacy, da parte di aziende che delocalizzano, rispettivamente di quante persone sono coinvolte e di quali misure si applicano a tutela della garanzia dei dati sensibili porterebbe finalmente all’emersione del fenomeno delocalizzazioni in tutta la sua reale portata sia in termini di impatto occupazionale che sulla sicurezza degli individui e del Paese.
L’esclusione dalle misure di sgravio di quelle aziende che delocalizzano rappresenta un tentativo di mettere ordine alle agevolazioni provando a finalizzarle il più possibile alla creazione ed al mantenimento dei posti di lavoro sul territorio nazionale.
Queste misure potrebbero scongiurare un ulteriore aggravamento della crisi di un settore che negli ultimi due anni ha visto la perdita di migliaia di posti di lavoro, affossando le speranze di giovani lavoratrici e lavoratori che in territori fortemente depressi hanno trovato una possibilità di emancipazione.
A sostegno di queste proposte diverse sono le iniziative messe in campo dal Sindacato Lavoratori della Comunicazione della CGIL, tra i vari, anche una raccolta firme a sostegno dell'emendamento Vico-Lulli su tutto il territorio nazionale, oltre che nei centri produttivi dei settori impattati.
Auspichiamo un forte contributo delle forze politiche e sociali, affinchè con forza si metta freno ad un fenomeno, quale quello della delocalizzazione, che in poco tempo potrebbe comportare un drammatico impatto sui livelli occupazionali del comparto.
Il mancato intervento del legislatore in materia, significherebbe la resa di un Paese nei confronti del proprio futuro.
Daniele Carchidi
SLC CGIL Calabria