si fotografa nudo per i manifesti sulla sicurezza: il Comune li vieta. L'influencer: "Censura"

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A Reggio Emilia la tensione tra l’amministrazione comunale e il mondo dei social sale alle stelle. Al centro del contendere ci sono dei manifesti che non vedranno mai la luce, o almeno non sugli spazi ufficiali della città. Protagonista della vicenda è Salvatore Cusimano, l’influencer da oltre 40mila follower dietro la pagina Instagram "Meme Reggiano", che aveva deciso di lanciare una campagna shock sulla sicurezza urbana.

L'idea di Cusimano nasce da un episodio di cronaca diventato virale poche settimane fa: un uomo, in evidente stato di alterazione, era stato ripreso mentre correva completamente nudo lungo la circonvallazione, saltando sui tetti delle auto in corsa. Un video che aveva fatto il giro del web, scatenando un acceso dibattito politico. L’influencer ha deciso di riproporre quella scena in chiave provocatoria: si è fatto fotografare nudo, coperto solo da un cartello con la scritta in dialetto reggiano "Mia tant" (Mica tanto), sormontata dal claim ironico "Città sicura". Un attacco diretto alla gestione del decoro e della sicurezza in città.

La risposta di Palazzo Civico non si è fatta attendere e ha il sapore di una bocciatura senza appello. Il Comune ha negato l'autorizzazione all'affissione, definendo i contenuti "fortemente offensivi". Secondo l'amministrazione, il richiamo al caso dell'uomo nudo — identificato come una persona con gravi fragilità psichiche — non sarebbe satira, ma una mancanza di rispetto verso una condizione di sofferenza. L'evidente richiamo a un episodio che riguarda una persona affetta da disturbo psichiatrico rappresenta, per gli uffici comunali, un contenuto del tutto inappropriato che calpesta la dignità delle persone fragili.

Cusimano non ci sta e urla alla censura. Per l'influencer, il divieto è solo un modo per "mettere la polvere sotto il tappeto" e non affrontare i problemi reali dei cittadini. Ha replicato duramente sui social, sottolineando come la sua fosse una critica politica e non un attacco alla persona malata, ma un modo per accendere i riflettori su un degrado che l'amministrazione preferirebbe ignorare. Mentre i cartelloni restano nei magazzini, la polemica si sposta nelle piazze virtuali, dove i cittadini si dividono tra chi vede nell'iniziativa una provocazione necessaria e chi, invece, concorda con il Comune nel porre un limite al linguaggio dei social quando tocca la salute mentale.

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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