NAPOLI, 26 ottobre 2011 - Proprio mentre gli All Blacks alzavano al cielo la coppa del mondo, conquistata in finale contro la Francia, Sic moriva sulla pista di Sepang e veniva pianto in Italia da familiari, fan, amici e colleghi: nello stesso istante un’esplosione di gioia e una di dolore, agli antipodi del Mondo e dell’animo.[MORE]
Il portiere caduto alla difesa / ultima vana, contro terra cela / la faccia, a non veder l’amara luce. / […] Intorno al vincitore stanno, / al suo collo si gettano i fratelli.
Compresenza di gioia e dolore, resa ancora più stridente dalla potenza di entrambi, sono ben tratteggiati nei versi di Saba. Così domenica 23 ottobre. Simoncelli cade dalla sua moto e viene investito dalle ruote di Edwards e del suo compagno di allenamenti, quasi un fratello nella vita, Valentino Rossi. Alle 10.56 arriva la notizia della sua morte, accertata in ospedale. Nello stesso momento in Nuova Zelanda, agli antipodi dell’Italia, si viveva una situazione opposta anche per emozioni: dopo 24 anni gli All Blacks – i rugbisti più noti del mondo – vincevano nuovamente la coppa più ambita. In occasioni diverse sarebbe stato piacevole celebrare gli dei dell’Olimpo del Rugby, cercando di ‘entrare’ nelle loro abitudini, di carpirne lo stile di vita e la filosofia di gioco. Cercare di comprendere le usanze tribali dei nuovi, futuri Piiri Wepu. Invece questa domenica è stata annebbiata fittamente, con nuvoloni densi e scuri. La notizia della morte di Sic, appena 24 anni, ha angosciato la maggior parte degli Italiani, sulla base anche di un meccanismo di identificazione con il disgraziato pilota mosso non soltanto da semplici sentimenti comuni da compatrioti, ma pure dalla comune sensazione di essere fragili, impotenti come canne in balia del vento, di fronte alle impenetrabili e incomprensibili dinamiche dell’esistenza.
Pochi momenti come questo belli, / a quanti l’odio consuma e l’amore, / è dato, sotto il cielo, di vedere.
(Antonio Mileo)
foto dalla rete