PALERMO, 15 GENNAIO 2014- Spese illegittime per oltre 10 milioni di euro. L’accusa per 83 deputati regionali siciliani, una parte dei quali ancora in carica, è di peculato.
Un’indagine accurata ha messo sotto i riflettori la penultima e la terzultima legislatura della Regione Sicilia. Così la Fiamme Gialle hanno scoperto che 83 deputati della scorsa e della precedente legislatura e 14 consulenti e dipendenti dell’Ars (Assemblea Regionale Sicilia) avrebbero speso i rimborsi destinati ai gruppi parlamentari nell’acquisto di borse, cravatte, gioielli, intimo e soggiorni in alberghi di lusso. Dall’inchiesta emerge che, tra le varie bizzarrie del caso, alcuni dei deputati si sarebbero fatti fare lo scontrino dell’euro che lasciavano di mancia nei bar per poter intascare il rimborso. Tra le varie spese pazze, pagate per l’appunto con il denaro destinato ai gruppi parlamentari, figurerebbero regali fatti ai colleghi per la nascita dei figli, regali di matrimonio o il pagamento di multe.
Tra gli indagati spicca il nome di Davide Faraone, deputato Pd responsabile del Welfare nella segreteria di Matteo Renzi. “Benissimo la Procura: indaghi” ha detto Faraone. “Se c'è qualche ladro deve pagare. Sono certo che emergerà chiaramente se c'è qualcuno che ha rubato e ha utilizzato le risorse per lucro personale. Per quel che mi riguarda, non ho ricevuto al momento alcuna comunicazione e sono comunque serenissimo. Anzi, quanto accaduto sarà l'occasione per far conoscere a tutti i modi in cui ognuno di noi utilizza le risorse destinate a fini politici e di rappresentanza”.
Oltre a Faraone, tra i coinvolti ci sono anche l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo e l'ex presidente dell'Ars Francesco Cascio, i deputati Nino Dina, Salvatore Cordaro, Gaspare Vitrano, Massimo Ferrara, Franco Mineo, Giuseppe Lupo, Bernardo Mattarella, Cateno De Luca, Riccardo Savona, Lino Leanza, Paolo Ruggirello, Salvino Pantuso, Carmelo Curenti e Alessandro Aricò.
A divulgare la notizia sarebbe stato il deputato Pd Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali, durante la seduta in Sala d’Ercole per il voto alla finanziaria. “Ho ricevuto qualche ora fa un avviso a comparire davanti alla procura di Palermo per fatti che riguardano la mia funzione di capogruppo nella scorsa legislatura” ha detto Cracolici davanti ai colleghi ammutoliti. “Tutte le contestazioni che mi vengono poste riguardano la mie funzioni di capogruppo, non un acquisto improprio, non mutande, né mi è stato formalizzato di essermi messo in tasca un euro. Le mie attività sono tracciabili”.
La notizia fa presto il giro del Paese e a cogliere la palla al balzo è il M5S, che con una nota di Vincenzo Maurizio Santangelo, capogruppo al Senato, punzecchia direttamente Renzi. “Il vecchio-nuovo Pd di Renzi inciampa nelle spese da...Faraone. Dopo l'inchiesta per peculato ai danni del parlamentare del Pd responsabile delle politiche di Welfare Davide Faraone, che cosa ha da dire Matteo Renzi? Perchè non parla?”.
Federica Sterza
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