Sicilia: l'abolizione delle province genera il caos

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PALERMO, 15 MARZO 2013 - Proprio non ci sta all'abolizione delle province in Sicilia, ed Antonio D'Alì interviene per evitare che la norma venga approvata. Il senatore suggerisce di fondere i comuni in grandi aree metropolitane, per avere un vero risparmio sulla spesa pubblica, piuttosto che arrivare a far concretizzare quella che è la proposta più discussa negli ultimi giorni nel Consiglio Regionale. Il parlamentare trapanese, per anni sottosegretario all`interno con delega ai rapporti con gli Enti Locali, ha anche trasmesso una nota con cui spiega come arrivare alla fusione tra comuni e ridurre così la spesa. Di seguito uno stralcio del suo intervento:

"La riforma delle province in Sicilia va meglio meditata. Essa rappresenta comunque una grande occasione per individuare i veri centri di spreco e di potenziale semplificazione. Ciò che bisogna perseguire è infatti l’interesse dei cittadini, non solo degli apparati; non possiamo ribaltare il risparmio pubblico, di per sé importante, su un aumento dei costi per i cittadini. Ridurre l’eccessivo numero di comuni e di burocrazie comunali, che potrebbero essere accorpate in contesti omogenei unici e non consortili, potrebbe essere il punto di congiunzione tra risparmio pubblico ed efficienza dei servizi e semplificazione, e quindi risparmio delle famiglie".

Il senatore fa riferimento, in particolare a realtà contigue, come quelle di Trapani ed Erice ad esempio, dove si dovrebbe "guardare ad una unica realtà ancor più ampia che configuri una omogeneità territoriale naturale e sociale in grado di mettere le comunità nelle condizioni di fornire servizi efficienti agli abitanti", come riferisce D'Alì.

Anche Nello Musumeci, deputato deputato regionale alla Commissione Lavoro all'Ars, interviene sull'argomento sostenendo che “Abolire le province è una follia perché si occupano di una quantità direi infinita di compiti essenziali per i cittadini. Senza province resterebbero senza manutenzione oltre 13 mila chilometri di strade. Chi si occuperebbe di oltre 600 edifici scolastici? E dei servizi sociali che vengono erogati? Occorre, invece, riformare gli enti intermedi e trasferire loro una serie di competenze che numerosi enti intermedi creati dalla Regione svolgono in maniera impropria. Lo dico sulla scorta di una esperienza decennale che ho maturato da Presidente della Provincia di Catania”.

Un pò diverso, invece, il decreto legge presentato dall’Urp, l’unione regionale delle province, che propone l’elezione diretta del Presidente e dei consigli provinciali, l’istituzione della conferenza permanente dei sindaci, la soppressione di tutti gli enti intermedi, l’abbattimento di compensi e rimborsi e il trasferimento di competenze regionali proprio alle province. L’Urp ha calcolato che, così, il costo di gestione della province scenderebbe consistentemente e al contempo le province resterebbero in piedi perché "non se ne può fare a meno".[MORE] 

(Foto dal sito ilmessaggero.it)

Katia Portovenero

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Scritto da Caterina Portovenero

Giornalista di InfoOggi

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