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Spirit of Scotland 2017: un viaggio tra le migliori distillerie di whisky del mondo

ROMA - Anche quest'anno non abbiamo voluto mancare l'appuntamento con Spirit of Scotland, il festival del whisky di Roma, che all'interno dell'imponente palazzo delle Fontane, nel quartiere Eur della Capitale, ha accolto dal 4 al 5 marzo le migliori distillerie nazionali e internazionali di whisky. E centinaia di visitatori: chi si fosse aspettato di trovare in Spirit of Scotland una piccola manifestazione per cultori del settore, infatti, sarebbe rimasto deluso. [MORE]

Il whisky, nell'immaginario collettivo dei nostri tempi, viene spesso dipinto come una bevanda “estrema”, appannaggio di chi è avvezzo ad alzare il gomito forse anche eccessivamente, o protagonista di certi racconti e pellicole in cui personaggi malinconici trovano conforto solo di fronte al bancone di un bar. C'è poi un'altra faccia con cui questa bevanda dalla storia pluricenteraia si presenta oggi: quella intellettuale, della bevanda di élite, difficile da degustare, non per il palato di tutti. Spirit of Scotland è un bellissimo tentativo di superare queste visioni per scoprire il volto più autentico della cultura del whisky. Una "scommessa" che, in appena sei anni di vita, è stata ripagata dal pubblico con il successo: tra gli stand troviamo esperti, semplici appassionati, e pure neofiti e curiosi, che si interessano non solo alle degustazioni, ma anche ai molti workshop organizzati a margine dell'evento.

Una sorta di kermesse, dove il red carpet, ovviamente, resta tutto per i whisky. Quarantasei stand e oltre cinquanta distillerie: bastano questi numeri per dare un'idea della portata dell'evento. E all'interno della cornice dal sapore primonovecentesco del Palazzo delle Fontane, abbiamo ritorvato tutti i sapori della terra scozzese, dai whisky delle Islay, i torbati, a quelli più dolci e delicati, come gli Speyside. Ma è solo un tassello di una dimensione che abbraccia innumerevoli paesi e culture. Come l'Irlanda, a cui in questa edizione per la prima volta è stata dedicata un'area speciale, con ospiti gloriosi come Jameson, Bushmills, The Quite Man, Connemara e Teeling. O le varianti nate e cresciute agli opposti capi del mondo: il Bourbon made in Usa, per esempio, o il whisky giapponese, sempre più apprezzato e premiato a livello internazionale.

Quest'anno, un po' per curiosità e un po' per il gusto di quella sperimentazione possibile solo in contesto come Spirit of Scotland, abbiamo deciso di concentrare il nostro percorso di degustazioni proprio sui distillati provenienti dal paese del Sol Levante. Prodotti di una tradizione ancora giovane, visto che la produzione industriale di whisky in Giappone inizia negli anni Venti del '900, e ancora poco frequenti nelle proposte dei locali italiani, anche tra i migliori. Eppure sorprendenti per la profonda eleganza e complessità che caratterizza tutte le bottiglie che abbiamo assaggiato: dal Nikka “Pure Malt Taketsuru”, dedicato al fondatore dell'azienda, fino al blended della distilleria Akashi, delicatissimo ma forte nel finale. Certo, la Scozia resta la punta di diamante della manifestazione. E il Lagavulin edizione speciale per il 200esimo anniversario della nascita della distilleria, con il suo sapore incredibilmente torbato, era lì a ricordarcelo.


E tra un bicchiere e l'altro, si è fatta anche strada una considerazione su come il mondo del whisky stia cambiando: dalle austere bottiglie che siamo abituati a conoscere, omaggi granitici ad antichissime tradizioni, alcune distillerie tentano adesso un'imbottigliamento più moderno, con etichette colorate e disegni “aggressivi” che sembrano usciti da un fumetto: un po' quello che è accaduto con le centinaia di birrifici giovani e artigianali proliferati negli ultimi anni anche in Italia, sicuramente in un tentativo di marketing per raggiungere un pubblico diverso da quello tradizionale nel mercato dei 'single malt' e dei 'blended'. Una strada che può avere lati negativi e positivi. Ma siamo sicuri che prevarranno questi ultimi, perché a far la guardia sull'irrinunciabile componente tradizionale resterà proprio lui: sua mestà il whisky, elegante e sempre a suo agio nei contesti più vari, ma senza dubbio forte e sicuro di sé, come solo chi ha una grande storia alle spalle può essere.

Leonardo Rafanelli e Tiziano Rugi

L'interno della manifestazione: