"Still Life" di Uberto Pasolini, storia di un piccolo uomo con un grande cuore

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Presentato in concorso alla 70esima edizione del Festival di Venezia, secondo lungometraggio del reg...

Presentato in concorso alla 70esima edizione del Festival di Venezia, secondo lungometraggio del regista anglo-italiano Uberto Pasolini, dopo Machan - La vera storia di una falsa squadra del 2008, Still Life ha vinto il Premio per la miglior regia della sezione Orizzonti e il premio Francesco Pasinetti come miglior film, assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNCGI).

In Still Life la solitudine è speculare ad ogni personaggio, ad ogni immagine, ad ogni luogo, tema declinato tanto nella storia messa in scena quanto nello stile della forma estetica che ne evoca e ne rappresenta lo sfondo, attribuendo all’operazione cinematografica una forte unicità espressiva. Il tono oscuro dominante si stempera nelle più varie sfumature di marroni e di grigi e, lungo il progredire del racconto, a poco a poco si veste di colori pastello e di luce per accompagnare il percorso interiore del protagonista che affronta la miseria del suo isolamento provvedendo al conforto e alla cura amorevole di quello degli altri. John May diviene simbolo e portavoce di una purezza e di un’umanità che riuscirà a sovvertire e mutare l’assenza di senso sociale nei suoi simili. Con la forza silenziosa dei gesti e della sua convinzione spirituale, diviene paladino di una bontà d’animo che può spezzare le catene della propria e dell’altrui miseria.

John May (Eddie Marsan) è un impiegato comunale londinese che svolge con amore e dedizione il suo lavoro, che consiste nella ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. Quando viene licenziato, chiede ancora qualche giorno per portare a termine l’ultima ricerca, quella dei parenti di Billy Stoke, un alcolizzato che viveva nell’appartamento di fronte al suo. Per la prima volta si reca di persona a conoscere i familiari del defunto e questo gli permette di assaporare sensazioni completamente nuove.

Still Life è un’opera delicata e commovente che mira a far sentire il sapore della gioia di vivere accanto agli altri, sepolta sotto le macerie di un presente mutilato ed abietto ad opera dell’alienazione che nelle metropoli dimentica il valore dei singoli individui per trasformarli in numeri da schedare negli archivi. L’idea per il film nasce al regista dalla lettura di un’intervista su un quotidiano inglese a uno di questi funzionari comunali, tutto quello che si vede nel film l’ho tratto dalla realtà. Uberto Pasolini, mostrando un coinvolgimento empatico con la vita che gli è intorno, trae una riflessione personale e collettiva sull’assenza di legami nelle società occidentali, soppiantati da necessità individuali e solipsismo esistenziale. Il cuore di un solo uomo, pur agendo secondo abitudini conformi alle caratteristiche relazionali dei suoi tempi, se animato da una raffinata sensibilità, porta un soffio di calore e dolcezza su quella che potrebbe essere ormai still life, una natura morta. Il tema del film, come giustamente afferma il regista, non è la morte, bensì la vita, still life, ancora vita!

La magia di Still Life esprime il desiderio che il battito vitale del mondo non sia cancellato dalle derive quotidiane delle società contemporanee ma ne possa orientare il destino verso una nuova speranza e, nel mettere in scena la rinascita spirituale che passa attraverso la passione di un uomo, fa risuonare l’impossibilità di distruggere ed alienare dal mondo la forza dell’affettività umana.
John May forse non è in grado di riconoscere l’isolamento in cui vive, esattamente uguale a quello del suo dirimpettaio Billy Stoke, non è capace di agire concretamente per cambiare la propria esistenza; il suo spirito è un granello di vita intrappolato in un ingranaggio spietato ma il suo cuore riesce a battere anche da lì. Una smisurata bontà d’animo gli consente di coltivare e alimentare un senso profondo del culto dei morti e il desiderio che ogni uomo riceva il calore dell’ultimo saluto; a tal scopo nel suo lavoro si adopera fino in fondo perché qualcuno sia presente al funerale di chi in vita è rimasto totalmente solo.

Di fatto la società rimane sorda e indifferente alla maniacale dedizione e cura di John May nei confronti del ricordo dei morti, ne celebra l’inutilità e il fallimento con l’ennesima tomba spoglia in un cimitero vuoto. Solo la magia del cinema, attraverso il sogno divenuto vero, ripaga a piene mani colui che non crede d’aver inutilmente donato il proprio cuore alle miserie di questo mondo e, mentre chiude il sipario sulla cruda realtà, quasi sempre impietosa verso la sensibilità di un’anima delicata, ne mostra - idealmente - la sconfitta ad opera di una lunga e tenace perseveranza in pensieri e gesti d’amore.



Titolo originale: id.
Interpreti: Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Neil D’Souza, Michael Elkins, Ciaran McIntyre, Tim Potter, Paul Anderson, Bronson Webb, Andrew Buchan
Origine: USA, Italia, 2013
Distribuzione: BIM
Durata: 87' 

                                                        

                                                                                                                                   Gisella Rotiroti



 

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