Strage dei braccianti ad Amendolara, Bombardieri attacca: «Non è solo caporalato, è tratta di esseri umani con possibili coperture mafiose»

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Il segretario generale della UIL chiede di andare oltre i responsabili materiali e individuare eventuali reti criminali dietro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli

La tragedia che ha colpito il mondo del lavoro agricolo ad Amendolara, in provincia di Cosenza, continua a suscitare reazioni e interrogativi. Sul caso è intervenuto con parole molto dure il segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, che ha chiesto alle autorità di approfondire non soltanto le responsabilità dirette dei presunti autori dei fatti, ma anche il possibile contesto criminale che avrebbe consentito il verificarsi di episodi così gravi.

L'intervento è avvenuto a margine del IV Congresso Nazionale della UILTEC, svoltosi a Catanzaro, dove il leader sindacale ha evidenziato come il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori stranieri nei campi non possa essere considerato un semplice episodio di caporalato, ma debba essere analizzato all'interno di un quadro più ampio legato alla tratta di esseri umani e alla criminalità organizzata.

Bombardieri: «Si può parlare di tratta degli schiavi»

Secondo Bombardieri, la vicenda presenta caratteristiche che richiedono una lettura diversa rispetto a quella tradizionalmente associata al lavoro nero in agricoltura.

Il segretario della UIL ha sottolineato come sia difficile immaginare che persone provenienti dall'estero possano organizzare e gestire autonomamente un sistema di sfruttamento sul territorio senza il sostegno o la protezione di organizzazioni criminali radicate localmente.

Per questo motivo, Bombardieri ha invitato gli investigatori a non limitarsi all'identificazione dei presunti responsabili materiali, ma a verificare l'esistenza di eventuali reti di protezione e copertura che potrebbero aver favorito tali attività.

Il nodo delle possibili infiltrazioni mafiose

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal leader sindacale riguarda il possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nel controllo del territorio e delle attività illegali legate allo sfruttamento dei lavoratori agricoli.

Bombardieri ha ribadito che, in territori complessi come quelli interessati dal fenomeno del caporalato, è necessario comprendere se dietro gli episodi criminali esistano strutture mafiose capaci di garantire protezione, impunità e controllo delle attività economiche illegali.

L'appello è rivolto alle forze investigative affinché venga fatta piena luce non solo sugli esecutori materiali, ma anche su eventuali organizzazioni che potrebbero aver tratto vantaggio dal sistema di sfruttamento.

Sicurezza sul lavoro e controlli, la battaglia della UIL

Nel suo intervento, Bombardieri ha ricordato anche l'impegno portato avanti dalla UIL negli ultimi anni sul tema della sicurezza sul lavoro e del rafforzamento dei controlli.

Il sindacato ha più volte sollecitato l'aumento del numero degli ispettori e delle verifiche nei luoghi di lavoro, ottenendo dal Governo maggiori risorse destinate all'attività ispettiva. Tra le richieste avanzate dalla UIL vi è anche l'introduzione di norme più severe contro le morti sul lavoro e contro le forme di sfruttamento sistematico della manodopera.

Secondo il segretario generale, episodi di questa gravità dimostrano che esistono ancora realtà nelle quali organizzazioni criminali ritengono di poter esercitare un controllo sul territorio al di sopra delle regole e dell'azione delle istituzioni.

Un caso che riaccende il dibattito sul lavoro agricolo in Calabria

La vicenda di Amendolara riporta al centro dell'attenzione il tema dello sfruttamento dei braccianti, della tutela dei lavoratori migranti e della lotta al caporalato. Questioni che da anni rappresentano una delle principali sfide per il settore agricolo italiano e che richiedono un impegno congiunto da parte di istituzioni, magistratura, forze dell'ordine e organizzazioni sindacali.

L'obiettivo, secondo quanto evidenziato dalla UIL, deve essere quello di colpire non soltanto i singoli responsabili ma l'intera filiera criminale che, eventualmente, consente lo sfruttamento della manodopera vulnerabile e alimenta fenomeni di illegalità sul territorio.

Le dichiarazioni di Pierpaolo Bombardieri

"Pensiamo che lì si possa parlare di tratta degli schiavi. Pensate veramente che due persone che vengono da fuori Italia possano gestire il caporalato in un paese senza la copertura della mafia?
Non basta identificare i due pakistani. Bisogna dire con forza che in Calabria le operazioni avvengono se c'è la copertura della mafia.
Non basta identificare chi ha dato fuoco alla macchina ma le coperture che quei due delinquenti avevano e le coperture le dà la mafia.
Mi aspetto e spero che si parli non di incidente sul lavoro, non di caporalato ma di tratta degli schiavi e che si riesca ad identificare quale clan mafioso copre quei delinquenti.
Abbiamo ottenuto dal Governo risorse per aumentare ispezioni e ispettori, chiediamo l'omicidio sul lavoro. Però, rispetto all'efferatezza del crimine come l'abbiamo vista qui, vuol dire che c'è qualcuno che pensa di poter controllare il territorio a prescindere dalle forze di polizia".

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Scritto da Redazione

Giornalista di InfoOggi

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