Washington avrebbe organizzato una rotta lungo la costa dell’Oman per garantire il passaggio del greggio e ridurre gli effetti della crisi con l’Iran sui mercati energetici
Gli Stati Uniti avrebbero attivato un corridoio marittimo riservato nel settore meridionale dello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di consentire il transito delle petroliere nonostante le forti tensioni militari con l’Iran. A riferirlo è Axios, che cita due funzionari americani a conoscenza dell’operazione.
Attraverso questa rotta, situata lungo la costa dell’Oman, transiterebbero ogni notte tra le 15 e le 20 petroliere. Il volume complessivo trasportato sarebbe di circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, una quantità significativa ma ancora inferiore rispetto ai livelli registrati prima dell’attuale crisi.
Come funzionerebbe il corridoio nello Stretto di Hormuz
L’operazione non riguarderebbe soltanto l’uscita delle navi cariche di greggio dal Golfo Persico. Le forze statunitensi aiuterebbero anche le petroliere vuote a entrare attraverso lo stretto, raggiungere i porti dei Paesi produttori, effettuare il carico e ripartire successivamente verso il Mar Arabico.
Il traffico verrebbe organizzato in gruppi coordinati, con movimenti programmati prevalentemente durante le ore notturne. La gestione sarebbe affidata a una task force americana che opererebbe in collaborazione con alcuni Paesi del Golfo.
Secondo le informazioni riportate, gli aerei militari statunitensi sorveglierebbero il tratto di mare interessato per proteggere le navi da possibili attacchi condotti con droni e missili iraniani. La presenza aerea avrebbe quindi una funzione di deterrenza e di controllo, indispensabile per mantenere attiva una delle principali rotte energetiche mondiali.
Gli attacchi avrebbero ridotto la sorveglianza iraniana
La realizzazione del corridoio sarebbe stata favorita dalle precedenti operazioni militari americane contro le infrastrutture utilizzate dall’Iran per controllare il traffico navale.
Gli attacchi avrebbero compromesso una parte della rete di radar e dei sistemi di sorveglianza marittima di Teheran. L’Iran disporrebbe ora di un numero più limitato di apparecchiature operative e farebbe affidamento anche su osservatori presenti a bordo delle motovedette veloci dei Pasdaran.
Questa riduzione delle capacità iraniane consentirebbe alle petroliere di percorrere il canale meridionale con un rischio minore di essere individuate o intercettate. Si tratta, tuttavia, di informazioni attribuite a funzionari statunitensi e non accompagnate, al momento, da una conferma indipendente completa sull’effettiva portata dei danni subiti dai sistemi di Teheran.
Perché lo Stretto di Hormuz è fondamentale
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman e rappresenta un passaggio strategico per le esportazioni energetiche di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e altri produttori della regione.
Prima dell’escalation militare, attraverso questo tratto di mare transitavano ogni giorno circa 20 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi. La rotta segnalata da Axios permetterebbe quindi di mantenere in movimento approssimativamente la metà dei volumi precedenti alla crisi.
Un’interruzione prolungata dello stretto potrebbe determinare conseguenze rilevanti sul prezzo del petrolio, sui costi di trasporto e sui premi assicurativi richiesti alle compagnie di navigazione. Gli effetti finirebbero per raggiungere anche famiglie e imprese attraverso rincari dei carburanti, maggiore inflazione e aumento delle spese legate alla logistica.
Un’operazione militare con effetti sui mercati energetici
Il presunto corridoio protetto dagli Stati Uniti avrebbe dunque una duplice finalità. Sul piano militare servirebbe a garantire la libertà di navigazione in un’area esposta agli attacchi. Sul fronte economico contribuirebbe invece a evitare una contrazione ancora più grave dell’offerta internazionale di greggio.
La navigazione rimane comunque complessa. La presenza di missili, droni, imbarcazioni veloci e sistemi di sorveglianza rende lo Stretto di Hormuz uno dei punti più delicati della crisi tra Washington e Teheran.
Il passaggio notturno delle petroliere dimostrerebbe che le esportazioni dal Golfo non si sono completamente fermate, ma anche che il traffico commerciale non è ancora tornato alla normalità. L’evoluzione della situazione dipenderà dalla capacità delle forze americane di mantenere sicuro il corridoio e dalle eventuali contromisure che potrebbero essere adottate dall’Iran.