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Summit Trump-Putin: la fine del Russiagate. "Apriremo nuove strade per pace e stabilità nel mondo"

HELSINKI, 17 LUGLIO – Compiacimento e soddisfazione per i leader di Russia e Stati Uniti al termine del vertice svoltosi a Helsinki. "E' bello essere qui con te - aveva detto Donald Trump a Putin all’inizio del colloquio - Non siamo andati molto d'accordo negli ultimi anni, ma credo che avremo un buon rapporto in futuro: andare d'accordo con la Russia è una cosa positiva, non negativa". E prima di arrivare a Helsinki aveva esposto la necessità di un incontro con la rivale storica dell’ultimo secolo: "Il nostro rapporto con la Russia non è mai stato peggiore, grazie a molti anni di follia e stupidità degli Stati Uniti e ora, la caccia alle streghe!".

Il vertice è durato oltre quattro ore, in cui i capi di Stato hanno parlato di molte questioni multilaterali che interessano il mondo in cui i due paesi svolgono un ruolo di primo piano. Trump e Putin si sono detti d’accordo sul combattere la “proliferazione delle armi nucleari” e sulla questione siriana, in cui serve “pace e collaborazione”. “Stabilità” dunque è quello che emerge dal lungo summit in Finlandia, terminato con le parole dei due leader, che in coro ammettono la fine della guerra fredda. Intesa anche dal punto di vista economico, secondo il quale verrà istituito un gruppo comune che proporrà aggiornamenti tesi allo sviluppo economico di entrambi i paesi: "Al fine di promuovere il commercio e gli investimenti reciproci - ha dichiarato Putin - abbiamo deciso di istituire un gruppo di alto livello che riunisca i 'capitani del business russo e americano', gli imprenditori sanno meglio come costruire una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, pensino loro a cosa si può fare e facciano proposte in questo senso". [MORE]

Le domande dei giornalisti al termine della conferenza si sono però concentrate sul tema più caldo delle ultime settimane: il Russiagate. Putin e Trump hanno dichiarato l’inutilità di una tale inchiesta perché "la Russia non ha mai interferito con le elezioni americane" ha confessato il leader del Cremlino, mentre Trump ha affermato di “aver battuto Hillary Clinton regolarmente. E la gente lo sa". L'inchiesta Russiagate, per Trump "è scaturita soltanto perché i Democratici hanno perso. Ribadisco che non c'è stata collusione". Interrogato poi sul tema di un possibile "ricatto" a Trump, Putin ha detto: "Non abbiamo materiale compromettente su di lui. Non sapevo neanche, quando non era presidente, che fosse a Mosca. Sono soltanto voci".

In America Trump sta passando il periodo più complicato del suo mandato, avvolto da critiche e accuse provenienti non solo dalla parte democratica, che non ha mai accettato la perdita della Clinton, ma anche dallo speaker della Camera Paul Ryan: "Non c'è dubbio che la Russia abbia interferito nelle nostre elezioni. Il presidente deve riconoscere che Putin non è un nostro alleato, deve essere posto davanti alle sue responsabilità e mettere fine ai suoi vili attacchi alla democrazia". Il senatore John McCain, durissimo: "La più scandalosa esibizione di un presidente americano che la storia ricordi. Il danno inflitto dall'ingenuità, egocentrismo, finta equidistanza e simpatia per gli autocrati di Trump è difficile da calcolare" .L'ex capo della Cia John Brennan afferma preoccupato: "Poco meno di un tradimento. Non è solo che i commenti di Trump sono imbecilli, è che è totalmente succube di Putin. Patrioti repubblicani: dove siete???". Il presidente russo, che ha preso in mano la conferenza nel tema Russiagate, ha dichiarato di sapere come funzionano gli attacchi delle intelligence e di come queste preparano i dossier interni e ha preparato perfettamente la sua difensiva: La verità arriverà soltanto da un processo. L'ultima parola spetta soltanto ad un tribunale. Ribadisco: c'è un trattato. Inviateci una richiesta e noi risponderemo. Anche noi potremmo però poi chiedere di interrogare cittadini statunitensi".

Putin si è offerto dunque di collaborare, permettendo al procuratore speciale Robert Mueller d'interrogare, anche di persona, i 12 agenti russi accusati di aver materialmente hackerato il quartier generale dei Democratici in base al trattato sulla cooperazione delle indagini criminali firmato fra Usa e Russia nel 1999. “Potremmo far venire gli uomini di Mueller nel nostro Paese – ha detto il leader russo - ma esistono delle convenzioni, dovremmo avere anche noi la possibilità poter interrogare cittadini americani coinvolti in vicende di spionaggio". C’è dunque una condizione, cioè che la possibilità di interrogare i cittadini della parte avversa sia reciproca, con chiaro riferimento al caso Bill Browder, il finanziere ricercato in Russia per crimini fiscali. Ma gli americani non permetteranno mai che qualcuno si intrometta negli affari statunitensi. Con questo escamotage Putin ha declamato la fine dell’inchiesta Russiagate.

Federico De Simone

Fonte Immagine: tg24.sky