Economia

Svizzera, la BNS toglie il cambio fisso franco-euro. Affari alle frontiere ma Zurigo crolla

MILANO, 18 GENNAIO 2015 - La decisione della Banca nazionale svizzera, giovedì scorso, di staccarsi dalla soglia di cambio di 1,20 franchi 1 euro, stabilita nel settembre 2011, ha fatto impennare il franco.

Tale decisione ha comportato svariati effetti. Il primo riguardante immediatamente lavoratori e residente in Svizzera. Il franco è arrivato venerdì sera sino a 0,97 per 1 euro, quando fino al mercoledì 1 franco valeva 0,83 euro, per poi toccare in tarda serata il valore di 1,03 euro, con una differenza di oltre il 20%. In questo modo, considerate le commissioni di uffici e banche ed il rispettivo cambio, il guadagno per chi ha franchi è evidente.
Ed ecco allora spiegate le interminabili code di frontalieri che lavorano in Svizzera, i quali guadagnando in franchi spendono poi in euro, sia da parte dei residenti che hanno subito pensato bene di assicurarsi più euro possibili.

Di fatto, però, tale decisione ha messo in difficoltà le aziende elvetiche che quotidianamente fanno affari con le compagnie del resto d'Europa. «Uno tsunami per Paese. Non ho parole. È uno tsunami per l'industria dell'export e per il turismo e infine per l'intero Paese» è stato il commento dell'amministratore delegato di Swatch, Nick Hayek.

La Banca Naziona Svizzera, da parte sua, ha invece così spiegato la sua decisione: «Il tasso di cambio minimo - si legge in una nota - è stato introdotto in un periodo di sopravvalutazione eccezionale del franco e di un alto livello di incertezza nei mercati finanziari». La Snb si continua a leggere «per quanto la valutazione del franco sia sempre alta ora l'euro si è deprezzato in modo considerevole rispetto al dollaro con il conseguente indebolimento del franco rispetto alla moneta Usa. Per questo motivo si è ritenuto che non sia più giustificato mantenere il cambio minimo».[MORE]

Ma cosa è in realtà accaduto? Secondo alcuni analisti la BNS ha voluto anticipare le mosse stabilite da Mario Draghi e la Bce. Dopo la recente sentenza europea, infatti, che ha stabilito che la Banca di Francoforte potrà comprare titoli di Stato a piacimento, la possibilità del quantitative easing è reale. Ciò potrebbe significare un indebolimento ulteriore dell'euro e con esso le valute che hanno deciso di legare le proprie sorti alla moneta unica. Come ad esempio il franco protetto a quota 1,20. Tra andare da soli o il rischio di un ulteriore crollo, gli elvetici hanno al momento scelto la prima.

(Immagine da finanza.com)

Giovanni Maria Elia