La mappa pubblicata dal presidente statunitense riaccende il confronto con Teheran. Intanto, l’AIEA indaga sul materiale nucleare rinvenuto in Siria e Washington critica i raid israeliani ad Abu al-Duhur
La tensione in Medio Oriente torna a salire su più fronti. Da una parte, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social una mappa dello Stretto di Hormuz con la scritta “Nuovo territorio Usa”, provocando l’immediata reazione dell’Iran. Dall’altra, la Siria è nuovamente al centro dell’attenzione per il ritrovamento di materiale nucleare riconducibile al precedente regime e per i raid israeliani contro l’aeroporto militare di Abu al-Duhur.
Trump pubblica la mappa dello Stretto di Hormuz
Il presidente americano ha condiviso sul proprio social network una cartina dello Stretto di Hormuz, sulla quale compare la dicitura “New U.S. Territory”. Il gesto ha assunto il significato di una provocazione politica nel pieno delle tensioni tra Washington e Teheran.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. Collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e rappresenta una rotta fondamentale per il trasporto internazionale di petrolio e gas. Qualsiasi crisi nell’area può quindi avere conseguenze sulla sicurezza della navigazione e sui mercati energetici globali.
Trump ha inoltre affermato che non sarebbero in corso né programmati nuovi colloqui con la Repubblica islamica, ribadendo il mantenimento del blocco navale statunitense. Sky TG24
La risposta dell’Iran alle parole del presidente Usa
La replica iraniana è arrivata attraverso il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che ha definito Trump un “illuso”, sostenendo che le sue convinzioni sulla sovranità dello Stretto sarebbero state presto corrette.
Le dichiarazioni confermano quanto la questione di Hormuz sia sensibile per Teheran. L’Iran considera infatti il controllo e la sicurezza di questo tratto di mare elementi centrali della propria strategia regionale.
Il confronto verbale rischia di complicare ulteriormente i rapporti con gli Stati Uniti, già segnati dal blocco navale, dalle sanzioni economiche e dalle divergenze sulle condizioni necessarie per raggiungere un’intesa.
Araghchi accusa Israele di ostacolare l’accordo con gli Stati Uniti
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha indicato Israele come il principale ostacolo all’attuazione del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti.
Secondo il rappresentante di Teheran, il governo israeliano avrebbe tentato di impedire prima il raggiungimento dell’accordo e successivamente la sua concreta applicazione. Le accuse inseriscono il confronto diplomatico tra Washington e Teheran nel più ampio scontro regionale che coinvolge anche Israele.
La posizione iraniana punta a presentare il dialogo con gli Stati Uniti come ancora possibile, attribuendo però a Israele la responsabilità del mancato avanzamento dei negoziati.
Materiale nucleare scoperto in Siria
Un altro elemento di preoccupazione riguarda la Siria. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha avuto accesso a un sito segnalato dalle nuove autorità siriane, dove sarebbe stato trovato materiale nucleare riconducibile alle attività del precedente regime.
Le autorità di Damasco hanno precisato che il materiale non sarebbe pericoloso e rimarrà sotto il controllo siriano, nel rispetto delle garanzie dell’AIEA. Al momento, le informazioni disponibili parlano più prudentemente di materiale nucleare e non consentono di confermare che si tratti interamente di uranio.
Gli ispettori internazionali stanno inoltre effettuando verifiche in alcuni siti sospettati di essere collegati al programma nucleare non dichiarato sviluppato durante il governo di Bashar al-Assad. La Siria ha promesso piena collaborazione e ha manifestato l’intenzione di utilizzare eventuali materiali esclusivamente per finalità civili e pacifiche. Reuters
Raid israeliani contro la base di Abu al-Duhur
Nelle stesse ore, otto raid aerei attribuiti a Israele hanno colpito la base militare di Abu al-Duhur, nella provincia nordoccidentale di Idlib. Secondo i media statali siriani, gli attacchi avrebbero interessato la pista e alcuni depositi, senza provocare vittime.
L’esercito israeliano non ha fornito un commento immediato sull’operazione. La Turchia ha condannato l’attacco, definendolo una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale siriana.
Anche l’inviato speciale statunitense per la Siria e l’Iraq, Tom Barrack, ha espresso la preoccupazione di Washington. Il diplomatico ha parlato di un’“escalation non necessaria”, sottolineando che simili operazioni non favoriscono la stabilità regionale. Reuters
Un equilibrio regionale sempre più fragile
Le tensioni nello Stretto di Hormuz, le difficoltà del dialogo tra Iran e Stati Uniti, le attività dell’AIEA in Siria e i nuovi raid israeliani mostrano quanto il quadro mediorientale rimanga instabile.
La principale incognita riguarda ora la capacità delle parti di evitare che provocazioni politiche e operazioni militari separate si trasformino in una crisi più ampia. In questo scenario, il ruolo degli Stati Uniti appare particolarmente complesso: Washington mantiene una linea dura nei confronti dell’Iran, ma allo stesso tempo critica le iniziative israeliane considerate potenzialmente destabilizzanti in Siria.