Terremoto in Molise, scossa di magnitudo 4.1 nella notte: paura tra la popolazione, nessun danno segnalato
Il sisma con epicentro a Pizzone è stato avvertito anche in Abruzzo, Lazio e Campania. Registrata una seconda scossa di magnitudo 2.2 nelle ore successive
Un terremoto di magnitudo 4.1 ha interessato il Molise nella notte tra il 24 e il 25 luglio 2026, provocando momenti di apprensione tra i residenti. La scossa principale è stata chiaramente avvertita in un'ampia area dell'Italia centrale e meridionale, spingendo numerose persone a uscire dalle proprie abitazioni per precauzione.
Secondo i dati diffusi dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), al momento non si registrano danni a persone o cose, ma il sisma è stato percepito distintamente anche oltre i confini regionali.
Epicentro a Pizzone, in provincia di Isernia
La Sala Sismica INGV di Roma ha localizzato il terremoto a 2 chilometri a ovest di Pizzone (IS).
I principali dati del sisma:
- Magnitudo: 4.1 ML
- Data: 25 luglio 2026
- Ora italiana: 00:08:13
- Ora UTC: 24 luglio 2026, 22:08:13
- Profondità: 10 chilometri
- Coordinate: latitudine 41.6728, longitudine 14.0158
L'INGV precisa che magnitudo, coordinate e profondità rappresentano la migliore stima disponibile al momento dell'elaborazione e potrebbero subire lievi aggiornamenti in seguito all'analisi di ulteriori dati.
La scossa avvertita in Molise, Abruzzo, Lazio e Campania
Il terremoto è stato percepito in gran parte della provincia di Isernia, ma anche nelle vicine province di Chieti, L'Aquila e Caserta. Numerose segnalazioni sono arrivate anche dalle aree al confine tra Molise, Abruzzo e Lazio, dove il movimento tellurico è stato avvertito in modo netto.
In diversi comuni, soprattutto quelli più vicini all'epicentro, molti cittadini sono scesi in strada per timore di ulteriori scosse. Nonostante lo spavento, le verifiche effettuate nelle prime ore successive all'evento non hanno evidenziato criticità rilevanti.
Registrata una seconda scossa nella stessa area
L'attività sismica è proseguita alcune ore dopo con una nuova scossa.
Alle 3:41 è stato infatti registrato un terremoto di magnitudo 2.2, sempre nell'area di Pizzone, con un ipocentro a circa 9 chilometri di profondità.
Si tratta di un fenomeno che rientra nella normale sequenza di assestamento che può seguire un evento sismico principale, anche se il monitoraggio dell'area resta costante da parte dell'INGV.
I comuni più vicini all'epicentro
L'epicentro è stato localizzato in una zona montana del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, interessando un'area caratterizzata da numerosi piccoli centri abitati.
Tra i comuni entro 20 chilometri dall'epicentro figurano:
- Pizzone (2 km)
- Castel San Vincenzo (4 km)
- Montenero Val Cocchiara (6 km)
- Alfedena (7 km)
- Scapoli (7 km)
- Cerro al Volturno (8 km)
- Rocchetta a Volturno (8 km)
- Barrea (10 km)
- Castel di Sangro (15 km)
- Isernia (20 km)
Complessivamente, entro un raggio di 20 chilometri dall'epicentro risiedono oltre 70 mila persone, considerando anche il capoluogo Isernia, il centro abitato più popoloso dell'area interessata.
Perché il Molise è una zona sismica
Il Molise rientra tra le aree italiane con una significativa attività sismica, in quanto situato lungo la catena appenninica, dove avviene il continuo movimento delle placche tettoniche. Eventi di moderata intensità come quello registrato nella notte sono monitorati costantemente dalla rete sismica nazionale.
Le autorità invitano comunque la popolazione a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali della Protezione Civile e dell'INGV, evitando la diffusione di informazioni non verificate.
Situazione sotto controllo
Al momento non risultano richieste di intervento legate a crolli o danni strutturali. La situazione viene monitorata in tempo reale dagli enti competenti, mentre prosegue l'analisi dei dati sismici per verificare l'evoluzione della sequenza.
Il terremoto ha comunque riportato l'attenzione sulla necessità di mantenere alta la cultura della prevenzione e della conoscenza del rischio sismico, soprattutto nelle aree dell'Appennino dove fenomeni di questo tipo fanno parte della naturale evoluzione geologica del territorio.