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The Revenant di Alejandro Inarritu, i sentieri selvaggi della vendetta

THE REVENANT di Alejandro Gonzalez Iñárritu, la recensione. Tra pelle e spirito, un western con la carnalità del revenge movie e la spiritualità del percorso iniziatico tra le forze della natura.

È una storia scritta col sangue, incisa con gli artigli, detonata nella polvere da sparo: The Revenant di Alejandro Iñárritu non ha solo la brutalità del revenge movie, col redivivo che torna dagli inferi per scatenare l’inferno, bensì riesce a recuperare il lato spirituale e selvaggio del western, oltre le gelide frontiere dove osavano solo i cacciatori di pelli. Il valore aggiunto è sostanziale, perché non c’è solo l’epos, ossia le imprese di questi omuncoli che si scannano e si fanno lo scalpo, bensì il pathos, un sentimento della natura e delle sue forze misteriose che rimpicciolisce in campo lungo le beghe dei protagonisti – appassionanti, invero – e le assoggetta alla propria, unica legge: vivi o muori.

È una storia scritta, prima di tutto, da Michael Punke, il cui romanzo storico è stato adattato da Iñárritu e Mark Smith con la scelta ben precisa di focalizzarsi sul rapporto tra Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), uno scout che guida insieme al figlioccio mezzosangue i cacciatori di pelli nel Grande Nord, e John Fitzgerald (Tom Hardy), uno degli uomini della spedizione, ostile agli indiani perché gli hanno staccato mezzo scalpo, e molto attaccato al denaro. Vivi o muori: si salvi chi può, quando nelle prime battute attaccano gli Arikara – un branco, sembra, e non una tribù, con una spettacolare regia da battaglia, parca nel dispensare stacchi al montaggio e che trasfigura in luna park 3D, con la macchina da presa che si arrota, misura lo spazio e la paura, mentre gemiti ferini minacciano fuori campo. Su questo campo – che supera in ardimento la spiaggia normanna di Spielberg in Salvate il soldato Ryan – restano morti e feriti; e poco dopo, semi-morto, tocca a Glass scontare il peccato d’invasione dell’habitat, già punito dagli Indiani: il carnefice è un grizzly, annunciato dal sordo ruggito più sinistro dei tamburi di guerra, e lo scontro impari lascia l’esploratore tramortito. [MORE]

Cosa se ne faranno i compagni? Dal dilemma etnico del rapporto con i nativi, si passa al dilemma etico, che per il villain di turno, Fitzgerald\Hardy, ha poco di dilemmatico: meglio sbarazzarsene quanto prima. Nonostante l’imbarazzo del Capitano (Domnhall Gleeson), in qualche modo, ci riuscirà. O almeno, s’illuderà d’esserci riuscito.

IL MONDO - Ma non è un film di dilemmi, The Revenant. Anzi: va dritto senza traccheggi per i propri sentieri (selvaggi), quelli dell’inesorabile vendetta e di una natura inesorabile. Così, la fotografia viscerale di Emmanuel Lubezki dissolve l’idea di set, fa letteralmente respirare gli ambienti. E sia chiaro: non solo coi campi lunghi – l’universo s’estende dall’atomo di carne al cielo sconfinato – e, soprattutto, ben diversamente da quanto lo stesso direttore della fotografia aveva suggestivamente fatto nei film di Terrence Malick. Mentre lo sguardo di quest’ultimo raccontava dell’uomo come parte del cosmo, di un tutto in cui trovare posto, in The Revenant la natura è piuttosto una forza che terrifica, romba di cascate e ferisce con aculei di ghiaccio, reagendo alla sfida dell’essere umano.

ANIMA(LE) - Naturale – mai aggettivo più appropriato – che le sfide tra uomini, per quanto in grado di animare la vicenda con tutto il gusto della caccia ed il crudo sapore della resa dei conti, siano assorbite nella più vasta arena della sopravvivenza: arrivare a vendicarsi per Hugh Glass significa attraversare un percorso iniziatico, in cui prima di tutto, a mo’ di revenge movie al contrario, sarà lui a dover sopravvivere alla vendetta dell’ambiente, che il suo corpo e la sua mente avvertono ostile. Di Caprio, interpretando l’anima del film, recita di pelle e di spirito: sfida l’ipotermia, dorme nel ventre di un cavallo, è quasi sepolto vivo, azzanna la carne come per aggrapparsi coi denti alla vita; ma sfida, altresì, il lato più oscuro di se stesso, si riconcilia coi morti più che coi vivi. Tom Hardy è perfetto: un cattivo che è più meschino che malvagio, che ha la piccolezza del farabutto piuttosto che la grandezza del nemico.

Così Iñárritu vien fuori da duelli e duetti, che sarebbero stati limitanti, e fa di Hugh Glass un uomo ad uno stato diverso rispetto al vivo, il redivivo, sottoposto a tale sforzo fisico da attraversare la frontiera tra fisico e spirito: fino a vedere i morti. E respirare ancora, sui titoli di coda.

 

DATA USCITA: 16 gennaio 2016
GENERE: Western , Drammatico , Avventura
REGIA: Alejandro Gonzalez Iñárritu
ATTORI: Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Paul Anderson, Lukas Haas, Brendan Fletcher, Kristoffer Joner, Forrest Goodluck, Joshua Burge, Christopher Rosamond, McCaleb Burnett
SCENEGGIATURA: Alejandro Gonzalez Iñárritu, Mark L. Smith
FOTOGRAFIA: Emmanuel Lubezki
MONTAGGIO: Stephen Mirrione
MUSICHE: Ryûichi Sakamoto, Bryce Dessner , Carsten Nicolai
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
PAESE: USA
DURATA: 156 Min


Antonio Maiorino