PALERMO, 3 AGOSTO 2013 - Nella storia contemporanea le vicende che legano la Sicilia agli Stati Uniti d’America risalgono ai primi del novecento, quando un imponente flusso migratorio proveniente dall’isola italiana sbarcò oltreoceano.[MORE]
Da allora i rapporti tra le due terre sono più o meno oscuri, più o meno lieti, ma sempre mossi da particolari interessi, più o meno condivisi. Dagli importanti intrecci mafiosi, che perdurano tutt’oggi, allo sbarco degli alleati nelle coste siciliane nel luglio del ’43. Dalla possibilità per la Sicilia di diventare, nel ’44, l’allora 49° stato statunitense, per arrivare ai nostri giorni, ove le politiche militari americane si legano indissolubilmente con il territorio siciliano, come accade ad esempio con il Muos di Niscemi, il sistema satellitare americano al centro di un accesa diatriba, o con la base di Sigonella.
Per tali ragioni può rientrare nella normalità se la stampa americana si mostra particolarmente interessata alle vicende politiche siciliane. Tuttavia l’odierna apertura dell’edizione online del Washington Post, che ha deciso di dedicare un lungo articolo all’attuale presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, un po’ di stupore l’ha suscitato. I mal pensanti sostengono che si tratti di una sorta di omaggio che la testata giornalistica americana ha voluto riservare al presidente Crocetta in merito alla sua recente scelta di ritirare i provvedimenti che revocano le autorizzazione per la costruzione del sopracitato Muos.
Ma in realtà il giornalista Anthony Faiola, autore dell’articolo, si sofferma su due importanti battaglie che il governatore siciliano porta avanti da anni: la lotta alla mafia e il riconoscimento dei diritti gay, causa quest’ultima che coinvolge il presidente Crocetta in prima persona essendo egli stesso omosessuale dichiarato.
Ed ecco allora che Rosario Crocetta, nell’articolo dal titolo “Busting barriers and mafia in Sicily”, letteralmente “Demolire le barriere e la mafia in Sicilia”, viene descritto come «il più improbabile politico che abbia mai governato il paese di Cosa Nostra».
Un politico la cui storia nasce a Gela, sua città d’origine e del quale è stato sindaco. Qui, come sottolinea Anthony Faiola, Crocetta ha condotto, in maniera vincente, le sue prime battaglie contro la mafia locale che, capeggiata dal boss Emanuello, lo ha più volte minacciato di morte.
Ma come già preannunciato un altro precipuo aspetto della vita personale e politica del presidente Crocetta viene messo positivamente in luce dal giornalista americano: la sua grande libertà nel dichiararsi gay. Un atto, quest’ultimo che, sempre secondo quanto si legge nell’articolo del Washington Post, non è per nulla scontato, né tantomeno semplice, poiché reso pubblico in una regione come quella siciliana di forte matrice conservatrice-cattolica, e in un ambiente a maggioranza maschile come quello politico italiano.
Tra elogi e complimenti nell’articolo pubblicato dal Washington Post viene dunque tratteggiato un presidente Crocetta dal profilo anticonvenzionale e all’avanguardia, profondamente legato alla sua terra e che ha fatto dell’antimafia e dei diritti gay il proprio modus vivendi.
(Immagine da linkiesta.it)
Giovanni Maria Elia