Trattativa Stato-mafia, Napolitano chiamato a testimoniare
PALERMO, 17 MAGGIO 2013 - C’è anche Giorgio Napolitano nella lista di nomi chiamati a testimoniare dai Pubblici Ministeri di Palermo in merito alle indagini sulla trattativa “Stato-mafia”. Nell’udienza, che si aprirà in Corte d’Assise il 27 maggio, saranno ascoltati come testimoni, oltre al Predisente della Repubblica, anche Pietro Grasso, Presidente del Senato, l'ex capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, Giuliano Amato più altre 172 persone, fra politici, funzionari e probabili conoscitori dei fatti.
La richiesta d’ascolto avanzata dai PM Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, nei confronti di Napolitano si svolgerà in merito alla corrispondenza sull'affaire Mancino fra il Capo dello Stato e D’Ambrosio, suo consigliere per Affari e Giustizia deceduto il 26 Luglio del 2012, intercettato poco prima di morire al telefono con Nicola Mancino, imputato nella trattativa per falsa testimonianza.
D’Ambrosio venne poi "accusato" di aver fatto da tramite tra Napolitano ed il senatore Mancino, dopo che quest’ultimo aveva, come si intuisce dalle intercettazioni, richiesto di intercedere presso il Presidente della Repubblica per l’«accanimento» che stava subendo da parte della Procura di Palermo. [MORE]
Per tale motivo gli inquirenti chiederanno a Napolitano quale fu la sua parte nei rapporti esistenti tra D’Ambrosio, suo collaboratore ed il Senatore Mancino e soprattutto dell’eventualità di un’ azione volta ad alleggerire la situazione dello stesso Mancino, al fine di ricostruire la situazione ed i motivi per cui avvennero le telefonate fra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale Loris D'Ambrosio, telefonate finite agli atti del processo.
In una lettera firmata D’Ambrosio ed indirizzata a Giorgio Napolitano del 2012, a seguito dei dubbi sorti sulla sua posizione, si legge: «Non ho mai esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente, potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altro rappresentante dello Stato comunque implicato nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze».
L’uomo del Presidente inoltre rispondeva così alla domanda del giornalista del Fatto che lo intervistò poco prima del decesso e che lo interrogava sulla sua intercessione presso Napolitano a favore di Mancino: «Posso dire tre cose. Primo: è vero che Mancino mi ha insistentemente chiamato e ha scritto molte lettere al presidente. Ed è vero che io più volte l’ho ‘girato’ sui procuratori competenti (Caltanissetta, Firenze e Palermo) e sul procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Secondo: nessuno, né io né tanto meno il presidente, ha mai fatto ingerenze su questa questione. Terzo: non posso dire nulla sul contenuto dei miei colloqui con il capo dello Stato. Le dico di più, persino se i magistrati mi chiedessero queste cose io sarei in imbarazzo e dovrei chiedere al presidente se posso rispondere o no».
(FOTO DA www.repubblica.it)
Sergio Sulmicelli
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