Economia, dazi, immigrazione e crisi internazionali al centro del discorso record del presidente USA
Nel suo intervento annuale davanti al Congresso, il presidente Donald Trump ha pronunciato un lungo e articolato discorso sullo Stato dell’Unione, rivendicando i risultati ottenuti nel primo anno del suo mandato e annunciando nuove priorità per il futuro degli Stati Uniti. Il messaggio principale è stato chiaro: secondo il presidente, l’America sta vivendo una fase di rinascita e non tornerà indietro.
Economia e dazi: la difesa della politica “America First”
Gran parte dell’intervento è stata dedicata ai risultati economici. Trump ha rivendicato il calo dell’inflazione, il rafforzamento dell’economia e soprattutto la strategia commerciale basata sui dazi doganali, considerati uno strumento per proteggere l’industria nazionale.
Il presidente ha criticato apertamente la Corte Suprema per aver limitato alcune misure tariffarie, definendo la decisione “infelice” e assicurando che la sua amministrazione continuerà a utilizzare strumenti alternativi per sostenere la produzione interna. Secondo Trump, nel lungo periodo le tariffe pagate dai Paesi stranieri potrebbero persino sostituire parte del sistema fiscale basato sull’imposta sul reddito.
Questa impostazione rientra nella strategia America First, che mira a rafforzare l’autonomia economica degli Stati Uniti e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Immigrazione: linea dura e attacchi alle città santuario
Un altro tema centrale è stato il controllo dei confini. Trump ha sostenuto che le sue politiche abbiano ridotto drasticamente l’immigrazione irregolare, accusando i democratici e le cosiddette città santuario di ostacolare l’applicazione delle leggi federali.
Secondo il presidente, negli ultimi mesi il confine sarebbe più sicuro che mai e gli ingressi illegali sarebbero diminuiti sensibilmente, una tesi contestata dall’opposizione ma accolta con applausi dalla maggioranza repubblicana.
Il tema resta uno dei più divisivi della politica statunitense e uno dei pilastri della sua agenda.
Politica estera: Ucraina, Iran e nuovi equilibri globali
Solo nella parte finale del discorso Trump ha affrontato le questioni internazionali. Ha dichiarato che Washington sta lavorando per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, definendola una priorità diplomatica.
Particolarmente duro il passaggio sull’Iran: il presidente ha affermato che Teheran starebbe sviluppando missili capaci di colpire Europa e Stati Uniti e ha ribadito che non permetterà mai al Paese di dotarsi di armi nucleari.
Trump ha inoltre accennato a un riassetto delle relazioni globali, sostenendo che gli Stati Uniti siano tornati a essere rispettati e influenti sul piano internazionale.
Clima politico acceso e reazioni dell’opposizione
Il discorso, tra i più lunghi mai pronunciati in questa occasione, è stato accompagnato da momenti di tensione nell’aula del Congresso. Alcuni parlamentari democratici hanno contestato le affermazioni del presidente, in particolare su economia e immigrazione, mentre i repubblicani hanno risposto con numerose standing ovation.
Nella replica ufficiale dell’opposizione, esponenti democratici hanno invitato gli americani a non credere alla narrazione presidenziale e hanno promesso una sfida serrata in vista delle prossime elezioni.
“Il Paese è tornato”: il messaggio politico del discorso
L’intervento si è aperto con una dichiarazione simbolica: gli Stati Uniti sarebbero entrati in una nuova “età dell’oro” e non torneranno alle condizioni precedenti. Trump ha presentato il suo mandato come una svolta storica, sostenendo che l’America sia oggi più forte, ricca e rispettata che mai.
Il discorso sullo Stato dell’Unione ha quindi rappresentato non solo un bilancio politico, ma anche un messaggio elettorale diretto agli americani e ai partner internazionali.