NAPOLI, 31 LUGLIO 2011 - Gran parte della critica di Bollywood - fusione di Bombay ed Hollywood, con riferimento al cinema indiano - ha severamente stroncato l'atteso e discusso "Gandhi to Hitler", opera prima di Rakesh Ranjan Kumar, che già aveva suscitato molte controversie per le sospette simpatie naziste. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, si tratta del primo film indiano su Hitler, che il regista sceglie di rappresentare negli ultimi giorni di vita, nel bunker berlinese, con le proprie paranoie ed insicurezze. [MORE]
Al Fuhrer, il Mahatma aveva scritto due lettere in cui lo invitava a riconsiderare le proprie decisioni politiche. Una linea narrativa del film riguarda, invece, soldati indiani in lotta sul suolo tedesco.
Stando alle prime recensioni, non si tratterebbe, comunque, di un film di guerra in senso stretto. Una delle ragioni del mancato apprezzamento risiederebbe nell'utilizzo di attori indiani per i ruoli di Hitler e dei suoi uomini, nonchè di soldati francesi e russi. Le critiche sono piovute anche sulla sceneggiatura, che annoderebbe in maniera piuttosto sconclusionata la storia dei soldati indiani con l'alternanza tra le invocazioni alla non-violenza di Gandhi e la nervosa meditazione del dittatore nel proprio bunker. Le lettere del Mahatma non vengono nemmeno lette da Hitler nel film, mentre l'interpretazione del leader tedesco da parte dell'attore protagonista - Raghubir Yadav - è apparsa piuttosto caricaturale, nonostante il buon pedigree dell'interprete indiano.
Altra critica ricorrente riguarda il risultato complessivamente dilettantistico, quasi amatoriale, dell'opera, con un disagio piuttosto avvertibile nella redazione della sceneggiatura in inglese. Qualche responso positivo, invece, per l'attrice indiana Neha Dhupia, che nell'impersonare Eva Braun evita ricadute parodistiche. Non basta, tuttavia, per salvare un film che ha deluso la critica indiana ed internazionale.
Antonio Maiorino