BARI, 10 MAGGIO - Una copia rilegata in pelle per il professore, un'altra per il relatore, due o più per la segreteria. Caratteri argentati o dorati in copertina, colori differenti in base alla facoltà. Ma tutte queste costose (sia a livello economico che di impegno) tesi di laurea che fine faranno? [MORE]
L'amara scoperta è avvenuta al terzo piano dell'Università di Bari, quando un gruppo di ragazzi ha notato un ammasso di copie rilegate in un cestino della spazzatura. Che le nostre sudate tesi di laurea avessero potuto fare una fine del genere, ad essere sinceri, l'avevamo immaginato un po' tutti. Ma dall'immaginazione alla realtà il passo da fare è molto grande.
«Attorno alle 9 e mezza ho trovato un mucchio di tesi – spiega uno studente dell'Ateneo Michele Cotugno Depalama - rilegate normalmente in pelle, gettate nel contenitore dei rifiuti posto davanti all’aula II. Incuriosito, sono andato dall’altra parte del piano per controllare se ulteriori copie fossero presenti anche in altri contenitori e ho trovato, incredibilmente, altre tesi buttate in due cestini accanto alla presidenza della Facoltà di Scienze della Formazione».
La segreteria si è giustificata con il fatto che tutti i lavori finali consegnati dai laureandi e poi custoditi negli uffici dell'Ateneo, sono in cartoncino e non in pelle e vengono riposti in un archivio inaccessibile al pubblico. Dunque ci viene da pensare che gli autori del “fattaccio” siano stati proprio i docenti dell'Università.
La delegazione degli studenti ha avvisato Giuseppe Elia, preside di facoltà di Scienze della Formazione, che ha disposto l’apertura di un’indagine interna per risalire a coloro che hanno avuto questa brillante idea, tra l'altro poco meditata visto che solo un essere dotato di poca intelligenza smaltirebbe tesi nel cassonetto all'interno della stessa università in cui sono state prodotte.
Roberta Lamaddalena