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Venezia premia Guillermo del Toro

Venezia premia Guillermo del Toro
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VENEZIA, 10 SETTEMBRE 2017- Leone d’oro conferito al regista messicano Guillermo del Toro che ancora una volta riesce a sorprendere ed emozionare con la propria creatività del tutto particolare e visionaria; un talento indiscusso capace di intrecciare realtà e fantasia in modo così armonioso da rendere nullo l’apparente divario fra le due prospettive; “The shape of water” promette questo, ed anche qualcosa in più, al grande pubblico, il film ha trovato l’approvazione della critica che lo ha giudicato meritevole del primo premio assegnato nel corso della settantaquattresima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, un riconoscimento al fantasy che, proprio per questo motivo, si arricchisce di un valore aggiunto, considerato il pregiudizio che talvolta penalizza tale genere.

I fans di Guillermo del Toro, viziati da filmoni del calibro di “La spina del diavolo” primo capitolo di una trilogia rimasta incompiuta, che trova ne “Il labirinto del Fauno” la sua concettuale prosecuzione, hanno aspettative altissime e attendono un altro capolavoro coinvolgente, appassionante e “da brivido” nel caratteristico stile firmato del Toro. Il regista, in una recente intervista alla trasmissione radiofonica di New York, Leonard Lopate Show, ha confessato di essere un “feticista degli insetti e dei meccanismi ad orologeria, mostri e luoghi oscuri”, una passione che mostra in tutta evidenza in “Crimson Peak”, dove la fantasia si inserisce nelle larghe crepe della realtà andando a completare l’umano sentire che è composto da opposti complementari: il razionale e l’irrazionale; fantasmi e mostri appaiono caratterizzati, studiati, non stereotipati, elementi essenziali della quotidianità.


Del Toro, sempre nell’intervista rilasciata alla stazione radio WNYC dichiara di essere sempre stato innamorato dei mostri e dei fantasmi, affermando di esserne affascinato nel profondo e dal punto di vista antropologico e sociologico. Dopotutto cos’è un fantasma, fa dire alla voce narrante nel capolavoro “La spina del diavolo”, “un evento terribile condannato a ripetersi all’infinito, forse solo un istante di dolore, qualcosa di morto che sembra ancora vivo, un sentimento sospeso nel tempo come una fotografia sfuocata, come un insetto intrappolato nell’ambra…”

 

 

Antonio Luca Torchia

Immagine di zenithmagazine.it

 

Luca Torchia

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