Chiesa e Società

Venti nuovi cardinali per la Chiesa: ecco come vengono creati

 16 FEBBRAIO 2015 - Era il 4 gennaio del 2015 quando nel corso dell’Angelus Papa Francesco ha annunciato la creazione di 20 nuovi cardinali elencandone ad uno ad uno i nomi. Essi sono: Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo titolare di Sagona, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Mons. Manuel José Macário do Nascimento Clemente, Patriarca di Lisboa (Portogallo). Mons. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., Arcivescovo di Addis Abeba (Etiopia). Mons. John Atcherley Dew, Arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda). Mons. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona-Osimo (Italia). Mons. Pierre Nguyên Văn Nhon, Arcivescovo di Hà Nôi (Viêt Nam). Mons. Alberto Suárez Inda, Arcivescovo di Morelia (Messico). Mons. Charles Maung Bo, S.D.B., Arcivescovo di Yangon (Myanmar). Mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Arcivescovo di Bangkok (Thailandia). Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento (Italia). Mons. Daniel Fernando Sturla Berhouet, S.D.B., Arcivescovo di Montevideo (Uruguay). Mons. Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid (Spagna). Mons. José Luis Lacunza Maestrojuán, O.A.R., Vescovo di David (Panamá). Mons. Arlindo Gomes Furtado, Vescovo di Santiago de Cabo Verde (Arcipelago di Capo Verde). Mons. Soane Patita Paini Mafi, Vescovo di Tonga (Isole di Tonga). A questi se ne aggiungono altri 5 emeriti, creati cardinali, per come ha sottolineato il Pontefice, perché si sono distinti nel loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa e per la loro carità pastorale. I nomi dei cinque cardinali sono: Mons. José de Jesús Pimiento Rodríguez, Arcivescovo emerito di Manizales. Mons. Luigi De Magistris, Arcivescovo titolare di Nova, Pro-Penitenziere Maggiore emerito. Mons. Karl-Josef Rauber, Arcivescovo titolare di Giubalziana, Nunzio Apostolico. Mons. Luis Héctor Villalba, Arcivescovo emerito di Tucumán. Mons. Júlio Duarte Langa, Vescovo emerito di Xai-Xai. [MORE]


Venti nuovi presuli, quindi, scelti da papa Francesco, si aggiungono al collegio cardinalizio nel corso del concistoro che è stato convocato da giovedì in Vaticano e che entra nel vivo nel fine settimana, con la consegna delle berrette porporate. Alla cerimonia di consegna delle berrette porporate partecipa anche Benedetto XVI ed è la seconda volta che Ratzinger siede vicino ai cardinali per il concistoro: era già avvenuto il 22 febbraio 2014.


I Cardinali manifestano l’inscindibile legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo. Il Santo Padre Francesco, con la funzione avvenuta nella Basilica vaticana ha consegnato la berretta color porpora, la consegna dell’anello e l’assegnazione del titolo o della diaconia. Il rito è molto semplice. Dopo l’omelia del Papa inizia il rito della creazione dei nuovi cardinali. Ecco la preghiera con cui ha inizio questo solenne rito. Nella lettera viene detto riferito ai nuovi cardinali: “insigniti della sacra porpora, dovranno essere intrepidi testimoni di Cristo e del suo Vangelo nella Chiesa di Roma e nelle regioni più lontane. Pertanto con l’autorità di Dio Onnipotente, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra creiamo e proclamiamo solennemente cardinali di Santa Romana Chiesa questi nostri fratelli (e vengono di seguito elencati i nomi dei cardinali).
Nel rito segue poi la professione di fede e il giuramento da parte dei nuovi porporati. Dopo il giuramento c’è la consegna della berretta cardinalizia, dell’anello e del titolo. Il tutto termina con l’abbraccio di pace.


Nella lettera inviata ai cardinali, Francesco assicurava loro la Sua preghiera e “l’invocazione del Signore affinché li accompagni nel nuovo servizio di aiuto, sostegno e speciale vicinanza alla persona del Papa. Il cardinalato è una vocazione – continua il Papa – Il Signore, mediante la Chiesa, ti chiama ancora una volta a servire; e ti farà bene al cuore ripetere nella preghiera l’espressione che Gesù stesso suggerì ai suoi discepoli per mantenersi in umiltà: «Dite: Siamo servi inutili», e questo non come formula di buona educazione ma come verità dopo il lavoro, «quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato» (Lc 17, 10). Mantenersi in umiltà nel servizio non è facile quando si considera il cardinalato come un premio, come culmine di una carriera, una dignità di potere o di superiore distinzione. Di qui il tuo impegno quotidiano per tenere lontane queste considerazioni, e soprattutto per ricordare che essere Cardinale significa incardinarsi nella Diocesi di Roma per darvi testimonianza della Risurrezione del Signore e darla totalmente, fino al sangue se necessario. Molti si rallegreranno per questa tua nuova vocazione e, come buoni cristiani, faranno festa (perché è proprio del cristiano gioire e saper festeggiare). Accettalo con umiltà. Solo fai in modo che, in questi festeggiamenti, non si insinui lo spirito di mondanità che stordisce più della grappa a digiuno, disorienta e separa dalla croce di Cristo (…) Preparati con la preghiera e un po’ di penitenza. Abbi molta pace e letizia. E, per favore, ti chiedo di non dimenticare di pregare per me. Gesù ti benedica e la Vergine Santa ti protegga.


Nell’omelia, invece il Santo Padre ha ricordato che quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome – “cardinale” – che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità. Voi siete “cardini” e siete incardinati nella Chiesa di Roma, che «presiede alla comunione universale della carità».


E conclude: “Cari Fratelli, tutto questo non viene da noi, ma da Dio. Dio è amore e compie tutto questo, se siamo docili all’azione del suo Santo Spirito. Ecco allora come dobbiamo essere: incardinati e docili. Più veniamo incardinati nella Chiesa che è in Roma e più dobbiamo diventare docili allo Spirito, perché la carità possa dare forma e senso a tutto ciò che siamo e che facciamo. Incardinati nella Chiesa che presiede nella carità, docili allo Spirito Santo che riversa nei nostri cuori l’amore di Dio (cfr Rm 5,5). Così sia”.

Don Francesco Cristofaro

www.donfrancescocristofaro.it