Il nuovo schema di protocollo chiarisce responsabilità, consultazione delle immagini e tutela dei dati personali. I Comuni restano titolari dei trattamenti per la sicurezza urbana, mentre l’Arma opera con responsabilità autonoma quando utilizza le riprese per finalità di polizia.
L’accesso delle forze dell’ordine alle telecamere comunali viene disciplinato con regole più precise. Un nuovo schema di protocollo definisce come collegare gli impianti alle centrali operative e stabilisce quali garanzie applicare per consultare, estrarre e conservare le immagini.
La novità principale riguarda la ripartizione delle responsabilità: Comune e Carabinieri possono utilizzare la stessa infrastruttura, ma trattano i dati per finalità diverse e secondo normative differenti. Il modello offre una base per aggiornare gli accordi tra enti; non modifica automaticamente quelli già sottoscritti.
Comune e Arma, titolarità distinte per finalità diverse
Il Comune è titolare del trattamento delle immagini raccolte per le finalità di propria competenza, tra cui la sicurezza urbana. Per queste attività si applicano il GDPR e la normativa nazionale in materia di protezione dei dati.
Quando i Carabinieri consultano o acquisiscono le immagini per prevenire o perseguire reati, svolgono invece un trattamento autonomo nell’ambito delle funzioni di polizia. In questo caso il riferimento è il decreto legislativo 51 del 2018, che disciplina il trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti per finalità di prevenzione, indagine e accertamento dei reati. Il protocollo esclude quindi, per queste operazioni, sia la contitolarità sia la nomina dell’Arma a responsabile del trattamento del Comune. ethicasocietas.it
La distinzione serve a individuare con chiarezza chi risponde delle singole operazioni e quali regole si applicano. Anche la Polizia locale può trattare le immagini nell’ambito delle proprie funzioni di polizia giudiziaria: la finalità concreta dell’utilizzo determina il regime applicabile.
Valutazioni d’impatto e obblighi di tutela
Il protocollo tiene separati anche gli adempimenti relativi alla valutazione dei rischi. Per i trattamenti comunali soggetti al GDPR, il Comune deve effettuare la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, prevista dall’articolo 35. Per i trattamenti delle forze di polizia si applicano invece le disposizioni del decreto legislativo 51 del 2018; lo schema contempla per l’Arma la possibilità di una valutazione nazionale per trattamenti omogenei.
In ogni caso, la presenza di un accordo non sostituisce gli obblighi di protezione dei dati: il sistema deve prevedere misure adeguate, informative aggiornate e responsabilità definite per ciascun soggetto coinvolto.
Accesso alle telecamere e consultazione delle registrazioni
La proprietà dell’impianto e dei server resta al Comune, ma il collegamento con le centrali operative non consente un accesso libero o continuativo alle riprese. La visione in diretta deve essere collegata a esigenze operative e alle situazioni indicate nel protocollo; possono inoltre essere considerate le aree individuate con direttive prefettizie.
Per consultare le registrazioni o estrarne copie servono operatori autorizzati, credenziali individuali e la registrazione delle operazioni. Gli accessi al server comunale e le consultazioni devono essere tracciabili, così da poter verificare chi ha utilizzato le immagini e per quale esigenza. ethicasocietas.it
Queste misure rendono verificabile l’uso dei filmati e riducono il rischio che le immagini siano consultate senza una ragione legata alle funzioni istituzionali.
Tempi di conservazione: sette giorni come regola per la sicurezza urbana
Per i trattamenti comunali legati alla sicurezza urbana, la conservazione delle registrazioni è di regola limitata a sette giorni, salvo particolari esigenze che giustifichino un periodo ulteriore secondo la normativa applicabile. Il termine non va inteso come una durata valida indistintamente per ogni trattamento: finalità diverse possono essere soggette a regole differenti. garanteprivacy.it
Cosa cambia per i Comuni
Il nuovo schema si inserisce nei Patti per la sicurezza urbana e aiuta gli enti a formalizzare il collegamento tra i propri impianti e le centrali delle forze di polizia. I Comuni interessati potranno usarlo come riferimento per rivedere gli accordi esistenti o predisporne di nuovi, verificando che ruoli, accessi, tracciamenti e tempi di conservazione siano descritti correttamente.
Per modifiche e sottoscrizione, l’interlocutore indicato è il Comando provinciale dei Carabinieri competente per territorio. Il protocollo rappresenta quindi un modello operativo per rendere più chiara la cooperazione: la condivisione delle immagini richiede accessi motivati e responsabilità distinte, nel rispetto della privacy e delle finalità di ciascuna amministrazione.