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"Vita di Pi" di Ang Lee, ricerca di Dio nella storia d'amore fra un uomo e una tigre

Vita di Pi, diretto da Ang Lee, basato sull'omonimo romanzo di Yann Martel, ha portato a casa 4 premi Oscar per miglior regia, migliore fotografia, migliori effetti speciali, miglior colonna sonora. Il film può vantare un eccellente utilizzo della computer grafica, capace di conferire coinvolgimento e anima alla storia raccontata.

Vita di Pi - un incantevole affresco realizzato rubando a un pittore surrealista tutti i colori pastello della sua tavolozza, per farli esplodere in scene spettacolari di prorompente bellezza - racconta una storia universale d’amore e ricerca di Dio.
L’apertura del film, con una paradisiaca associazione di musica e visione di animali, ripresi in pose tenere ed eleganti, riesce a creare una particolare suggestione fatta di stupore e ingenua meraviglia, come fosse una porta magica sul tronco dell’albero incantato, lì per condurre all’interno di un mondo fiabesco. Quel mondo è l’universo di Pi: un bambino che esplora tutte le religioni e interpreta la fede come una “casa con molte stanze”, riuscendo a percepire il canto delle forze di natura e a saziare la sua anima immergendovi dentro i suoi sensi; un ragazzo che diventa inquieto alla ricerca di qualcosa che possa riportare il senso nella sua vita. “Qualunque cosa avverrà voglio conoscerla, mostramela”, dice Pi nel mezzo dell’oceano sollevando il volto verso il cielo.

Il film inizia con un preambolo in cui uno scrittore si reca da un docente universitario, Piscine Molitor Patel, per ascoltare la storia della sua vita. Pi è un ragazzo indiano la cui famiglia è proprietaria di uno zoo che ospita una tigre del Bengala di nome Richard Parker (per un errore di trascrizione le è stato assegnato il nome del cacciatore che l'ha catturata). Un giorno il padre di Pi decide di trasferirsi in Canada. Una tempesta affonda la nave su cui la famiglia è in viaggio con tutti gli animali; Pi è l'unico sopravvissuto sulla scialuppa di salvataggio assieme ad una iena, un orango e una zebra. La iena divora la zebra e, dopo un'accesa lotta, uccide anche l'orango. Improvvisamente dalla coperta della piccola imbarcazione spunta Richard Parker che divora la iena. Adesso Pi è solo nell’oceano assieme a Richard Parker.

“Anche gli animali hanno un’anima, l’ho visto nei loro occhi”, afferma Pi, ancor prima di conoscere la tigre di cui cerca lo sguardo oltre le sbarre, prima che il padre gli mostri brutalmente, introducendo un agnello nella gabbia, qual è la cruda realtà ben oltre la sua immaginazione. "Quando guardi nei suoi occhi, la sola cosa che puoi riuscire a vedere è lo specchio delle tue emozioni".
Saranno i successivi eventi a dimostrare a Pi che la natura ha un volto mostruoso e crudele dietro il quale si cela una verità più profonda in grado di raccogliere il miracolo d’amore, pur all’interno di leggi spietate e ineluttabili.
Dopo il naufragio Pi si ritrova solo nell’oceano assieme a Richard Parker, ne ha paura, ma i due esseri, l’uomo e l’animale, pur condizionati dalle diverse leggi che regolano la loro esistenza, divengono indispensabili l’uno all’altro. Il rapporto di reciproca necessità (bisogno del cibo per Richard Parker e conforto alla solitudine per Pi) si trasforma lentamente in amore.
[MORE]E’ nell’incontro, fra l’uomo e la tigre, che la storia di Pi diviene una bellissima favola, inverosimile forse ma più vera di tante altre, umane troppo umane, solo teoricamente possibili nella realtà. Pi e Richard Parker condividono la sofferenza del naufragio, li vediamo soli ma sempre lontani, nemici; il momento in cui per la prima volta sono vicini, quando la mano di Pi accarezza la grande testa di Richard Parker dopo averla appoggiata sulle sue gambe, è il disvelamento di un mistero, l’amore che avviene, in un pianto di gioia, la tensione che si scioglie in un abbraccio. Ugualmente toccanti sono i momenti dell’addio, scandito dai singhiozzi disperati di Pi che vede Richard Parker allontanarsi nella giungla senza voltarsi verso di lui.
“Tutta la vita non è che separazione, ma è triste non poter prendere il tempo per dirsi un giusto addio”.

SPOILER
Il film non si esaurisce nella favola, Pi racconta una seconda storia in cui la favola diviene dramma: insieme a lui sulla barca c’erano sua madre (l’orango), il cuoco della nave (la iena) e un cameriere ferito (la zebra).
Il cuoco (la iena) sacrificherà il cameriere moribondo (la zebra) per cibarsene e ucciderà la madre di Pi (l’orango). Pi ucciderà il cuoco (la iena). In questa storia Pi è la tigre Richard Parker, completamente solo nell’oceano.
Dunque, attraverso l’allegoria della prima storia, quel “Pi” che si prende cura di Richard Parker è Dio. L’amore sopraggiunto ad unirli è la forza positiva della natura, quella speranza e fiducia nel creato che l’uomo chiama Dio.

Pi dice infine allo scrittore di scegliere la storia che preferisce perché le due storie in realtà sono simili: “In entrambe le storie la nave è affondata, io ho perduto la mia famiglia e ho sofferto”.
Lo scrittore ritiene più piacevole credere alla prima, “anche Dio la pensa allo stesso modo”. Il racconto fiabesco, attraverso la fantasia, risarcisce Pi della sofferenza vissuta nella realtà e la magia del cinema deliziosamente fa altrettanto, incatenando le emozioni a quelle dei due protagonisti.

Titolo originale: Life of Pi
Regia: Ang Lee
Interpreti: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Adil Hussain, Gérard Depardieu, Rafe Spall, Tabu, Shravanthi Sainath, Ayush Tandon, Andrea Di Stefano, Gautam Belur
Origine: USA 2012
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 127’

(in foto una scena del film)

Gisella Rotiroti