Manca solo la stabilizzazione; il resto è un mezzo capolavoro.
Dopo aver venduto il Sony 24-240 f/3.5 – 6.3, ottica che pagava l’ampia escursione con una qualità d’immagine mediocre e talvolta fortemente compromessa, ho acquistato il Tamron 28-200. Il nuovo obiettivo Tamron rinuncia ad un po’ di escursione sia sul lato grandangolare, sia su quello teleobiettivo, e rinuncia anche alla stabilizzazione ottica. Nei fatti, la qualità d’immagine fornita è ben oltre le attese, con risultati molto convincenti e senza difetti significativi in tutta la sua escursione focale. La sua versatilità è ulteriormente migliorata dalla luminosità f/2.8 che, sebbene sia utilizzabile solo alla minima focale, permette di impiegare l’obiettivo anche in condizioni di scarsa luce, caratteristica più unica che rara per un’ottica con tale ampia versatilità. Di seguito le mie impressioni d’uso con la nuovissima Sony a7-IV. QUALITA’ COSTRUTTIVA Fa largo uso della plastica, ma la costruzione è molto solida e trasmette un senso di qualità. Dispone anche di resistenza ad acqua e polvere, aspetto che consente di impiegarlo anche sulla riva del mare, in prossimità delle cascate ed, in generale, in ambienti umidi. Il peso dell’ottica è contenuto, soprattutto considerando l’escursione e la buona costruzione. L’anello di regolazione della focale è molto ampio, contrastato il giusto ed in posizione molto comoda. Quello di messa a fuoco è significativamente più piccolo, ma rimane comunque adeguato allo scopo. Non c’è nessun pulsante o selettore sul barilotto; è presente unicamente il meccanismo di blocco che impedisce all’ottica di estendersi durante il trasporto. Il diametro della filettatura frontale è contenuto (67 mm); il paraluce in dotazione è, ovviamente, una soluzione di compromesso dovuta all’ampia escursione dell’obiettivo, ma svolge generalmente bene la sua funzione. RISOLVENZA E’ certamente il maggiore punto di forza dell’ottica. La percezione di nitidezza è dovuta sia alla risolvenza, ossia la capacità di rendere dettagli molto minuti, sia al contrasto, che è molto elevato. Il centro del fotogramma è sempre nitidissimo da tutta apertura sino a quando non insorge diffrazione (da f/13 in poi). Colpisce il fatto che risolvenza e contrasto al centro cambino poco, restando su valori eccellenti o quasi, sull’intera escursione focale, inclusa quella massima, che generalmente è la più problematica sui super-zoom. I bordi e gli angoli estremi sono un po’ più variabili, ma in ogni caso non scendono mai sotto il buono, anche a tutta apertura ed anche alla massima focale. Anzi, per un ampio arco di utilizzo sono già su livelli ottimi al diaframma minimo. In ogni caso, chiudendo di un diaframma o due si ottiene un’immagine di altissima qualità da angolo ad angolo, ad ogni focale. L’obiettivo Tamron in molte circostanze “non specialistiche” non sfigura neppure a confronto con ottiche fisse di indiscutibile qualità. COLORI Premetto che molti definiscono “carattere” di un’ottica le dominanti cromatiche che la stessa introduce: colori caldi, freddi, vintage e cose simili. La realtà è che le dominanti cromatiche sono difetti: la funzione di un obiettivo è di trasmettere la luce così come, in modo neutro; se la luce viene alterata nella sua composizione cromatica, allora l’obiettivo non è perfetto. Venendo al Tamron, non riscontro dominanti cromatiche e quindi i colori sono esattamente come piacciono a me: brillanti, puri e neutri. Eccellente. CADUTA DI LUCE E’ generalmente bencorretta dall’elettronica per i file JPG, anche se occasionalmente ho dovuto intervenire manualmente per eliminarne un piccolo residuo. Osservando i RAW si può riscontrare come la stessa sia presente ma ben controllata anche otticamente. Per essere un obiettivo super-zoom, anche in questo campo il Tamron si comporta molto bene. ABERRAZIONE CROMATICA LONGITUDINALE Non ho riscontrato nulla da segnalare sotto questo profilo. Può essere che test di laboratorio oppure condizioni d’uso particolari rendano evidente quale difetto, ma nell’uso comune non si nota nulla. ABERRAZIONE CROMATICA LATERALE E’ ovviamente presente, principalmente alle focali più corte ed a tutta apertura. E’ ben gestita dall’elettronica, che la rimuove totalmente. Rimane comunque ben controllata anche a livello ottico. Per confronto, posso dire che una valida ottica fissa che utilizzo sulla Fujifilm X-T4, ossia il Tokina ATX 23 f/1.4, presenta un’aberrazione cromatica laterale molto maggiore rispetto a questo Tamron, che per molti versi sorprende. DISTORSIONE Anch’essa è inevitabilmente presente, ma a livello ottico è inferiore a quella di molti super-zoom. Per restare nel mondo Sony, il validissimo 18-135 f/3.5-5.6 (obiettivo per sensori APS-C) ne ha molta di più. Questo vale soprattutto da lato grandangolare in cui per ottenere la focale di 18 mm Sony è ricorsa ad una focale effettiva molto più ampia (a stima, 16 o forse anche 15 mm), operando poi una compensazione elettronica che “stira” l’immagine in modo cospicuo. Il Tamron ha un’escursione equivalente al Sony suddetto, ma nei fatti è migliore (e non di poco) proprio nel controllo della distorsione. GESTIONE DEL CONTROLUCE: FLARE E GHOSTS Il rivestimento antiriflesso è indubbiamente di qualità elevata. Nonostante la complessità della costruzione ottica, l’obiettivo si comporta quasi sempre molto bene, anche in situazioni in cui sorgenti luminose intense rimangono nell’inquadratura. Con certi specifici angoli si nota una perdita di contrasto, che comunque non pregiudica una valida resa generale. SFOCATO Molto valido, soprattutto per essere in presenza di un obiettivo super-zoom. La resa non è paragonabile, ovviamente, a quella di un obiettivo primario, sopratutto se molto luminoso, ma il Tamron riesce molto spesso a sorprendere. AUTOFOCUS Molto buono. Solo in condizioni di luce molto scarsa alle focali più lunghe si notano delle difficoltà nell’agganciare il soggetto. In tutti gli altri casi, ossia nel 99% delle reali condizioni d’utilizzo, la messa a fuoco è istantanea e senza incertezze. Risulta pienamente compatibile con l’avanzatissimo autofocus della a7-IV, supportandone ogni modalità, incluso l’Eye-AF su persone, animali ed uccelli. Non ho riscontrato problemi di front o back focus, se non del tutto occasionalmente ed in condizioni d’impiego difficili, in cui a cadere in errore è stato l’autofocus stesso. MACRO Ad incrementarne il valore, in Tamron è pure macro. Non raggiunge un rapporto 1:1, ovviamente, ma si comporta molto bene sia alla focale più corta, in cui raggiunge addirittura 1:2, sia a quella più lunga, in cui si ferma ad un buon 1:3. Propri quest’ultima caratteristica è quella che si rivela spesso più utile: alla focale di 200 mm si mette a fuoco ad una certa distanza (non l’ho misurata esattamente) con il duplice vantaggio di non gettare ombre anomale sui soggetti e di non spaventare piccoli insetti poggiati sui fiori. MANCANZA DI STABILIZZAZIONE OTTICA Per il mio tipo di utilizzo l’unica vera mancanza è la stabilizzazione ottica. Nell’impiego fotografico non ne ho sentito il bisogno neppure in condizioni di luce scarsa, perché quella sul sensore della a7-IV è sufficiente. Nell’impiego videografico, invece, la mancanza si avverte e non poco. Sony è rimasta inaccettabilmente indietro rispetto alla concorrenza proprio nell’efficacia della stabilizzazione sul sensore e questo si avverte decisamente durante la registrazione video a mano libera, pur se si fa attenzione a stare totalmente fermi ed anche se si ha molta esperienza al riguardo. Attivando la modalità “Active”, che una stabilizzazione addizionale di tipo elettronico presente nella a7-IV, si riesce a stabilizzare l’ottica abbastanza bene sino a circa 100 – 120 mm, mentre andando oltre si deve ricorrere almeno ad un appoggio di fortuna. Per chi, come me, fa un utilizzo decisamente ibrido della fotocamera, quanto detto costituisce un limite serio dell’obiettivo Tamron, che solo in questo specifico aspetto appare inferiore al Sony 24-240. MANCANZA DELLA FOCALE DI 24 MM E’ una carenza che credevo fosse ben più avvertibile. Nonostante il mio tipo di utilizzo sia prevalentemente paesaggistico, sia per la parte fotografica sia per quella video, devo dire che è capitato molto raramente di sentire la necessità di allargare ulteriormente l’inquadratura. Mi è capitato molte più volte, invece, di voler una lunghezza focale maggiore, ad esempio con il Fujifilm 16-80 f/4, che per il resto è un’ottica eccellente. IN CONCLUSIONE Ero quasi in procinto di restituire il Tamron 28-200, unicamente per l’assenza di stabilizzazione ottica ed i suoi effetti negativi sulla registrazione video. Tuttavia, l’eccellente qualità fotografica che questo obiettivo consente di ottenere, unita ad una versatilità rara, mi hanno infine fatto decidere di tenerlo. Per l’impiego video dovrò prestare sicuramente più attenzione di quanta ne richieda, ad esempio, il Fujifilm 16-80 f/4, che è provvisto di una valida stabilizzazione ottica e che utilizzo con la X-T4. Va anche tenuto conto del prezzo: il Tamron 28-200 costa circa 750 Euro, nuovo. Non è una gran richiesta per un prodotto con un campo d’impiego così esteso e soprattutto con caratteristiche ottiche di gran livello. Allego qualche immagine d'esempio, scattata con la Sony a7-IV.Leggi di più
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