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A lezione di "giovinezza" con Paolo Sorrentino

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NAPOLI, 5 GIUGNO 2015 - Corpi abbandonati a sé stessi, morti e allo stesso tempo vivi, semi - sommersi dall'acqua termale che promette di appianare quello che il tempo ha raggrinzito, trasformato, deturpato. Corpi sfasciati, corpi muscolosi e tonici, corpi giovani ed esili, corpi grassi e flaccidi, corpi con un conto alla rovescia più lungo di altri, corpi che attendono il miracolo, un miracolo che è dentro di loro, ma ne sono inconsapevoli.

È questa una delle tante scene emblematiche di Youth - La Giovinezza, settima opera cinematografia e seconda internazionale del regista partenopeo Paolo Sorrentino, che dopo l'Oscar per La Grande Bellezza, torna al cinema per raccontare con la stessa potenza fotografica e la stessa intensità emotiva, un tema delicato e forte come la giovinezza attraverso i punti di vista di due amici quasi ottantenni, un direttore d'orchestra in pensione e un regista alle prese con il suo ultimo film-testamento.

Se non fosse stato per l'eloquente locandina, qualcuno si sarebbe potuto aspettare due protagonisti giovani in un film intitolato " Youth - La Giovinezza", e invece la scelta di utilizzare due (grandi) attori in là con l'età è un forte messaggio subliminale. La giovinezza, infatti, è invisibile agli occhi fino a quando non ce la ritroviamo più sul viso, sul corpo e soprattutto nel cuore; solo allora forse, ne riusciamo a comprendere il vero significato. È una condizione che da giovani sembra eterna, mentre da vecchi, tale eternità si riduce in un lampo e il futuro, fatto di tanti presenti uno dietro l'altro, diventa un'enorme sfida personale verso se stessi.

A Fred (Michael Caine) e Mick (Harvey Keitel), accade proprio questo: durante una vacanza relax in un Hotel immerso tra le montagne ancora innevate delle Alpi Svizzere, tra massaggi, saune, e check-up medici, si trovano a vivere l'inizio del resto della loro vita, consapevoli del loro poco tempo a disposizione eppure incapaci di dargli un senso compiuto e una libertà slegata dai traumi del passato.

Fred è un uomo elegante, posato, ma soprattutto apatico, che "capisce solo la musica, perchè la musica non ha bisogno delle parole, nè dell'esperienza", ma nonostante questo, è deciso a non dirigere più un'orchestra nemmeno per richiesta della Regina d'Inghilterra in persona. Ha una figlia, Lena (Rachel Weisz), che ama, ma questo amore è a senso unico, poichè a lei, arriva distorto, come il rumore della carta stropicciata di una caramella, che per Fred invece, è musica.

Mick è all'apparenza è un uomo scontroso ma energico, impegnato costantemente nella stesura della sceneggiatura, ancora senza un finale, di quello che sarà l'ultimo film della sua vita e a cui dovrebbe prendere parte Brenda Morel ( una straordinaria Jane Fonda), eccentrica diva del passato in decadenza con cui Mick ha lavorato nel corso della sua carriera, stringendo con lei un legame particolare.

L'hotel relax munito di ogni confort per il benessere fisico, giorno dopo giorno, diviene per Fred e Mick un luogo mistico dove curare non tanto il corpo, raggrinzito e stanco, bensì l'anima, che in Fred è ferita da un passato non affrontato ma sopportato con la complicità della sua apatia emozionale, in Mick invece, è consumata da "L'ultimo giorno della mia vita", il film che da' uno scopo al suo presente e al suo futuro, e senza il quale tutto perderebbe senso: la "missione-finzione" diventerebbe la "missione-realtà", una missione che ha come obiettivo “il fantasma del domani".

Il "domani", inteso come futuro, come resto della propria vita, è il sostrato di tutto il film di Sorrentino. Tutti i personaggi che abitano il resort sulle Alpi sono come in un grembo materno, vivono una ripetitiva fase di gestazione dalla quale devono tentare di uscire vivi, giovani, dentro più che fuori, e con uno spirito nuovo che rinconcili loro stessi con il passato e il futuro.

Non a caso il pseudo-Maradona "sorrentinesco", uno dei tanti personaggi ectoplasmici e decadenti che compaiono nel film, alla domanda "a che cosa stai pensando?" risponde "al futuro", quasi come la Giulia Lazzarini morente in Mia Madre di Nanni Moretti che, alla stessa domanda, risponde "a domani".
La progettualità esistenziale dev'essere infatti prerogativa fondamentale per chi guarda da entrambi i lati attraverso il "cannocchiale della vita". Sorrentino con la sua opera sofisticata e spesso allegorica ci sussurra che la giovinezza è un concetto atemporale, è il desiderare di possedere sempre una buona ragione per levitare, per rinascere ad ogni età e dentro qualsiasi corpo.

Al termine di questa gestazione accompagnata dalle sacrali musiche di David Lang, i personaggi nascono di nuovo come evoluzioni di loro stessi: un giovane attore in crisi artistica (l'eccellente Paul Dano) comprende che tutto ciò che vale la pena fare deve passare attraverso passione e desiderio, unici elisir di lunga vita in grado di mantenerci giovani e liberi, Lena, figlia delusa e moglie abbandonata, in un momento in cui la sua vita precipita, riscopre il piacere del rimanere sospesa e impara che, come veniva raccontato in This Must Be A Place, "la paura ci salva sempre, tranne quella volta, o due, in cui bisogna ignorarla".

Il cerchio si chiude con Fred e Mick, due facce della stessa medaglia, che scelgono di andare incontro al "domani" in modi diversi. Mick con la sua scelta salva Fred, gli strappa via con la forza il torpore di dosso e lo riconduce sulla strada delle emozioni, e grazie a questo gesto estremo anche Mick in modo poetico e metaforico, riesce a compiere la sua ultima opera: portare un concerto di emozione, libertà, passione, levità, e dunque di giovinezza, sul palcoscenico della vita.

Un grande Paolo Sorrentino quello de La Giovinezza, imponente e scenografico come quello de La Grande Bellezza, ma più sofisticato e meno esasperato. Alla sua cinepresa, come ad un occhio attento, non sfugge nulla, ogni dettaglio, anche il più nascosto, cela al suo interno quella sfumatura che da' colore all'intero quadro, un quadro come sempre coloratissimo fuori ma malinconico e “vero” nel suo significato più profondo.

Titolo originale: Youth
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Italia, Francia, Svizzera, Regno Unito
Anno: 2015
Durata: 118 min
Genere: drammatico
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Distribuzione (Italia): Medusa Film
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: David Lang
Interpreti: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano,Jane Fonda

Recensione di MARCELLA CERCIELLO [cinemarcy blog]

 

Il Video


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