Caso Denis Bergamini: non fu suicidio
Cronaca Calabria

Caso Denis Bergamini: non fu suicidio

giovedì 23 febbraio, 2012

COSENZA, 23 FEBBRAIO 2012- La morte di Denis Bergamini non è da attribuire a un caso di suicidio. A stabilirlo sono stati i Ris di Messina precisando come l’investimento del calciatore del Cosenza sia avvenuto quando egli era già morto. Il Tir Fiat Iveco 180 ha, di conseguenza, investito il cadavere del centrocampista ferrarese lungo la statale 106 jonica. I Ris di Messina ieri mattina hanno depositato la loro perizia presso la procura di Castrovillari (Cosenza) che dal giugno scorso, su richiesta della famiglia Bergamini, ha riaperto le indagini. Mesi di investigazioni sulla Maserati Spider, sulle scarpe Tod's, sull'orologio Seiko, sulla catenina d'oro e sui rilievi dei carabinieri in quel nefasto giorno.

Denis Bergamini, classe 1962, giocava in serie B, nelle fila del Cosenza. Aveva avuto contatti con il Parma del neopresidente Calisto Tanzi, ma nonostante le offerte degli emiliani decise di rimanere in rossoblu. I silani potevano contare su giocatori del calibro di Michele Padovano (recentemente condannato a 8 anni per traffico di droga), che successivamente indosserà la maglia della Juventus. Bergamini era in ritiro con la squadra, quando intorno alle 15.30 del 18 novembre 1989 ricevette una telefonata che lo turbò molto: lasciò i compagni e, con la sua ex ragazza, Isabella (riascoltata dagli investigatori nel dicembre scorso) , si diresse in auto verso Taranto. Percorse la famigerata statale 106 sostando in una piazzola di sosta nei pressi di Roseto Capo Spulico, ai confini fra Calabria e Basilicata, intorno alle 17.30. Poi il mistero: finì sotto a un tir che lo avrebbe trascinato per circa sessanta metri. La ragazza, che era con Denis, rassicurò immediatamente il camionista (Raffaele Pisano, originario di Rosarno) affermando: «Era il mio ragazzo, s’è voluto suicidare». In seguito la giovane venne accompagnata da qualcuno presso un bar di Roseto Marina dove telefonerà al tecnico Gigi Simoni, al direttore sportivo Francesco Marino, e alla madre di Denis. Il Quotidiano della Calabria  cita i risultati di un' autopsia sul corpo effettuata all'epoca, che parla di lesione di tipo addominale e con parziale interessamento degli arti inferiori. La morte del biondo centrocampista sconvolse Cosenza, addolorando migliaia di tifosi rossoblu. [MORE]

Una fine drammatica che, sin dall’inizio, non convinse in toto. La tesi del suicidio lasciò enormi perplessità, soprattutto tra chi conosceva il ragazzo e aveva avuto modo di frequentarlo nei suoi ultimi giorni di vita. I compagni di squadra lo dipinsero sereno e di buon umore com’era solito essere ( pare che nei giorni precedenti la morte avesse tagliato, per scherzo, i calzini di tutti all’interno degli spogliatoi). Insomma, nessun elemento poteva far presagire a un suicidio. In questi 22 anni sono emerse decine di vicende (difficile stabilire se veritiere) riguardanti Denis. Il calciatore, a quanto pare, comprò un’auto con doppio fondo nel baule (se ne usano di analoghe per il traffico di sostanze stupefacenti). Un acquisto che gli sarebbe stato imposto dalla ‘ndrangheta (si veda lo sviluppo delle indagini, successive a questo articolo, che negheranno una simile tesi). Tuttavia, al momento, nulla di tutto ciò è mai stato provato. Tormentata anche la storia con Isabella (con la quale lo stesso calciatore aveva deciso di interrompere la relazione), in auto con lui la sera della morte, le avrebbe confidato  la sua intenzione di uccidersi per amore. E infine quelle strane telefonate che disturbavano l’animo mite del calciatore ricevute in più occasioni (secondo quanto riferito da Michele Padovano e dal padre del ragazzo). Chi erano gli interlocutori di Denis? Un dato certo, che vale la pena di sottolineare, è che in quegli anni nella città bruzia la malavita organizzata era in forte ascesa con due clan contrapposti che insanguinavano le strade del territorio cosentino.

Dopo oltre due decenni risulta doveroso rendere giustizia alla memoria di Denis Bergamini, lo chiedono la sua famiglia, che nonostante le mille difficoltà e con un perenne e incolmabile dolore non si è arresa, e la città di Cosenza che non ha mai dimenticato il suo campione.

Davide Scaglione


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