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"Collateral Beauty": un'iperbole di tristezza che non sublima

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NAPOLI, 15 GENNAIO 2017 - "Tutto è collegato: Amore, Tempo, Morte. Questi tre elementi connettono tutti gli esseri umani sulla terra. Desideriamo provare amore, desideriamo avere più tempo e temiamo la morte” recita euforico il brillante pubblicitario Howard (Will Smith) per motivare i dipendenti della sua azienda. Quello che ancora non sa è che tra non molto, proprio questi tre elementi, questi pilastri su cui si regge l'esistenza umana, cadranno uno ad uno su di lui, a causa della tragica scomparsa della sua figlioletta di sei anni. Howard nel pieno della disperazione, rinnega l'Amore, brucia il suo Tempo e insulta la Morte chiamandola "tigre di carta che non sa portare a termine un affare". Scrive a queste tre astrazioni delle lettere piene di rabbia e rancore. Cade in un baratro senza via d'uscita, divorato dalla depressione, unica compagna delle sue giornate. I suoi tre amici, nonchè colleghi di lunga data, Whit (Edward Norton), Claire (Kate Winslet) e Simon (Michael Peña), una volta scoperta l' esistenza di queste lettere, destinate a non avere un mittente, decidono di ingaggiare un gruppo di teatranti squattrinati per impersonificare le tre entità astratte sulle quali Howard ha solo parole di disprezzo. Amore, Tempo e Morte, come i fantasmi "Dickensiani" di A Christmas Carol, si presenteranno a lui uno alla volta, con l'obiettivo di scuoterlo e di fargli prendere consapevolezza del fatto che c'è vita, anche dopo il dolore.

Nella vita come nell'arte risate e lacrime danno forma alle emozioni umane, e spesse volte sono queste che tengono incollati gli spettatori sulle poltrone del cinema. Nell'arte cinematografica in generale, non è ben chiaro, se sia più facile far ridere o far piangere, fatto sta che con Collateral Beauty, David Frankel (Il Diavolo Veste Prada), riesce appieno nel secondo intento e ci conduce con occhi lucidi, verso banali consapevolezze ma forse dimenticate.

La pellicola rispetta tutti i crismi del celebre romanzo di Charles Dickens, non mancano nemmeno gli elementi più banali come la magia del Natale che fa da sfondo alla vicenda, e che, come sempre, rappresenta un ottimo momento di riflessione per celebrare o come nel caso di Howard, per condannare, i tre grandi punti cardine dell’esistenza: Morte, Amore e Tempo.

Quest'ultimi, impersonificati in ordine, da una straordinaria Hellen Mirren (forse l'unica degna di nota), da un' acerba Keira Knightley e da Jacob Latimore, sono i fantasmi, o meglio gli angeli, di questa favola di Natale. Il loro obiettivo è quello di seminare vita, nell’animo ormai arido di Howard, e non solo.

Seppur riluttanti all'inizio, decidono di dare il via a questo spettacolo nello spettacolo sul palcoscenico più complesso dell'Universo, quello della vita reale.

I tre riescono a riportare il giusto equilibrio nelle vite confuse e rassegnate dei vari personaggi. Come per magia, le tessere del domino tornano a dare forma a quella bellezza collaterale, a quell'anello invisibile all'uomo, di congiunzione tra vita e morte, tra insopportabile e sopportabile, tra strazio e gioia. Peccato però che l'impatto col pubblico in sala non provochi gli stessi turbamenti e non sia delle stesse struggenti proporzioni.

Qual è la causa di ciò?  Forse risiede nel fatto che per tutto il film, l'infinitamente complesso e l'infinitamente semplice si scontrano e non si incontrano. Il messaggio è immenso come l'idea che lo fa viaggiare, ma le parole usate e il modo in cui sono usate sono infinitamente semplici e forse poco elaborate.

“L'amore è in tutte le cose”, “il tempo è un regalo e non va sprecato”, “la morte è parte della vita”: tre slogan, ripetuti più volte durante il film, che al loro interno possiedono un potere cinematografico immenso, purtroppo andato sprecato.

Di certo c'è che è impresa ardua mettere parole in bocca ad astrazioni come Morte, Amore e Tempo, bisogna essere abili a giocarci; eppure qualcuno ci ha già provato con successo in passato e in maniera del tutto originale: in Vi Presento Joe Black, la Morte aveva il volto angelico di Brad Pitt e recitava cose come "Pensa solo a millenni moltiplicati per secoli connessi dal tempo senza fine, io esisto da allora". Ne L'Avvocato del Diavolo, si dava, invece, voce al Diavolo che indossando i panni eleganti e il sorriso sornione di Al Pacino, gridava a gran voce: "A Dio piace guardare! È un guardone giocherellone! […] Fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale!".

Insomma, far parlare le astrazioni è un'arte per pochi, e forse in quest’arte, Collateral Beauty, è risultato manchevole, mediocre e poco originale, pur avendo ottimi assi nella manica da giocare. Ciò non toglie che seppur ridotti a slogan, Amore, Morte e Tempo, riescono a dare una strigliata ai protagonisti e agli spettatori del film, collezionando lacrime di commozione anche da parte dello spettatore più rigido.

Più che di bellezza collaterale, quindi, bisogna concludere parlando di “effetto collaterale”, quello che si manifesta a caldo, una volta che gli occhi lucidi sono scomparsi: Collateral Beauty è una terapia che non dà l'effetto desiderato, è qualcosa che poteva essere ma non è stato, un’iperbole di tristezza poco argomentata, un’astrazione che resta tale, che non sublima, per incarnarsi in qualcosa di più geniale ed originale.

 

Titolo originale:Collateral Beauty
Lingua originale:inglese
Paese di produzione:Stati Uniti d'America
Anno:2016
Durata:96 min
Genere:drammatico, fantastico
Regia:David Frankel
Sceneggiatura:Allan Loeb
Casa di produzione: PalmStar Media, Likely Story, Anonymous Content, Overbrook Entertainment, Village Roadshow Pictures, RatPac-Dune Entertainment
Distribuzione (Italia):Warner Bros.
Scenografia:Beth Mickle
Interpreti e personaggi: Will SmitH, Edward Norton, Kate Winslet, Michael Peña, Keira Knightley, Helen Mirren, Jacob Latimore

Articolo di MARCELLA CERCIELLO  [Cinemarcy blog]


 

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