Gli appalti a tempi di record della sanità elettorale siciliana
Politica Sicilia

Gli appalti a tempi di record della sanità elettorale siciliana

mercoledì 12 ottobre, 2011

La sanità, nell'ottica politica, sta diventando sempre più un settore strategico, utile nell'ottica del voto e del consenso territoriale. A Giarre, nel catanese, “feudo” del Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo, il Presidio territoriale di assistenza è al centro di un'indagine per un appalto ottenuto in tempi record dalla Solsamb s.r.l., società che fa capo a Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Partito Democratico Anna Finocchiaro. Che da sfidante alle elezioni del 2008 si ritrova ora con quattro colleghi di partito nella giunta di governo. Un cerchio che si chiude?[MORE]

Giarre (Catania) – Questa storia parte da un numero, tre lettere ed una fotografia.
Il numero, 1719, è quello di una delibera, datata 30 aprile 2010, con cui si autorizzava l'Azienda sanitaria provinciale catanese a stipulare una convenzione con la Solsamb s.r.l. per l'informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (o Pta, le tre lettere) di Giarre, al centro di uno dei tanti scandali della sanità italiana.
L'immagine, invece, è quella del 15 novembre dello scorso anno e che riguarda proprio l'inaugurazione del presidio. Al centro, come è possibile notare, l'assessore alla Sanita Massimo Russo. Alla sua sinistra le esponenti del Partito Democratico Anna Finocchiaro e Livia Turco.
Ci sarebbe poi, volendo, un'altra immagine. Forse ancor più esplicativa della situazione. Siamo sempre a quel 15 novembre, momenti non troppo distanti dal taglio del nastro. Alcuni cittadini di Giarre presenti all'inaugurazione – come è possibile vedere nel video di YouReporter – protestano con la senatrice democratica (al grido di “Finocchiaro vergogna!”) per la chiusura della principale struttura ospedaliera locale. La risposta della senatrice si limitò ad un «vergogna di che?» rimasto negli annali. Ma procediamo per gradi...

Cronistoria di un appalto pilotato. Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna fare un passo indietro. L'anno è il 2007, a Roma governa – per la seconda volta – Romano Prodi. Livia Turco guida il dicastero della Salute che emana le linee guida per i progetti del Piano sanitario nazionale.

Ad un mese dalla definizione del piano, in Sicilia, il Consorzio sanità digitale e ambiente, costituitosi il 20 novembre 2007 presenta il progetto per la “Casa della Salute” di Giarre. Appalto da 1,2 milioni di euro affidato al consorzio il cui socio di maggioranza (al 50 per cento) è la Solsamb, società formata circa due mesi prima il cui compito è quello di fornire consulenza logistica, formare il personale e realizzare la rete informatica. Spese a carico dell'Azienda sanitaria provinciale, naturalmente.
L'altro 50 per cento del consorzio è formato dal dipartimento di Anatomia dell'Università catanese (guidato allora dal professor Salvatore Sciacca) per una quota del 5 per cento, dall'Azienda sanitaria 3 di Catania (5 per cento anch'essa, guidata allora da Antonio Scavone, manager in quota Mpa) e dalla Tnet S.r.l. (per il restante 40 per cento).
Già qui la prima particolarità da analizzare: Salvatore Sciacca, infatti, che detiene già il 5 per cento attraverso il dipartimento universitario (lo abbiamo appena visto) è anche socio della Solsamb, la ditta che di fatto guida il consorzio. Gli altri due soci sono il dottor Salvatore Sciacchitano e Melchiorre Fidelbo, che tra le altre cose è anche il marito della senatrice del Partito Democratico Anna Finocchiaro.

Ma nel 2008 – il 14 aprile, per la precisione – a Palazzo d'Orleans arriva Raffaele Lombardo, che ha vinto le elezioni (con oltre il 65 per cento) a discapito proprio di Anna Finocchiaro – candidata per un centrosinistra composto da Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra, Ecologia e Libertà – che non è riuscita ad andare oltre il 30 per cento dei voti.
Il passaggio di consegne politiche ha, ovviamente, ricadute anche sui piani che la giunta regionale, traghettata da Nicola Lanza dopo la chiusura dell'”era” di Totò Cuffaro, aveva fin lì portato avanti. L' idea delle “Case della Salute” voluta a Roma viene abbandonata e sostituita con i “Presidi Territoriali di Assistenza”, sostituzione che – come ovvio – fa lievitare le spese, che raggiungono la cifra di 1.690.000 euro (di cui la maggior parte – 1.200.000 – per la voce “software diversi”).
Nel frattempo, il piano originale dell'appalto subisce un'altra modifica: il consiglio di amministrazione del Consorzio che fin lì è stato titolare dei lavori, infatti, stabilisce che tutti i proventi debbano andare alla Solsamb S.r.l., decisione presa senza che sia stato ritenuto opportuno indire una gara pubblica.

Un appalto in tempi record. Torniamo alle date, che in questa storia sono importanti. Le due società, il Consorzio Sda e Solsamb ricevono parere favorevole dall'Azienda sanitaria catanese che invia poi il progetto alla Regione, nonostante ambedue le società siano di fatto delle emerite sconosciute che peraltro – come scrive il quotidiano La Repubblica nella sua edizione di Palermo – non hanno neanche un dipendente. Nonostante questo “piccolo” dettaglio, l'assessorato regionale destina al progetto 506.398 euro, di cui 350 mila vengono destinati (tramite convenzione firmata dal direttore dell'Azienda sanitaria provinciale Giuseppe Calaciura) proprio alla società di Fidelbo.
A questo punto, però, il giocattolo si rompe.

Secondo gli ispettori inviati dall'assessore Russo, infatti, l'appalto della Solsamb è stato affidato in violazione del d.lgs. 163/2006 nonché «dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità». In ordine al passaggio di consegne tra il Consorzio e la Solsamb, continuano gli inquirenti rilevano come questo passaggio, configurandosi come “esternalizzazione”, configuri la violazione dell'articolo 21 della legge regionale del 14 aprile 2009 (numero 5) la quale dispone che «è fatto divieto alle aziende del servizio sanitario regionale o agli enti pubblici del settore di affidare mediante appalto di servizi o con consulenze esterne, l'espletamento di funzioni il cui esercizio rientra nelle competenze di uffici o di unità operative aziendali».
«Sulla base della documentazione e acquisita e delle analisi svolte» - concludono gli ispettori - «con riguardo anche agli atti assessoriali propedeutici al procedimento autorizzativo, si ritiene che il provvedimento di affidamento a privati dell'organizzazione ed informatizzazione del PTA, da parte dell'Azienda sanitaria provinciale di Catania, evidenzi i profili di illegittimità, come sopra esposti».

È proprio per quanto fin qui evidenziato che il marito di Anna Finocchiaro – che da ginecologo si è ritrovato a presiedere un'azienda produttrice di software – è indagato per abuso d'ufficio insieme ad alcuni dirigenti della sanità siciliana (il già citato Giuseppe Calaciura peraltro dimessosi dal ruolo per aver sforato il budget di spesa, Giovanni Puglisi, direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria provinciale ed Elisabetta Caponetto, responsabile del procedimento).


Andrea Intonti


Autore
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